L’amore e la fedeltà

Dobbiamo riconoscere che nel linguaggio comune la fedeltà coniugale viene intesa soprattutto nel suo aspetto morale, sottolineato da divieti: non commettere adulterio, non tradire…mentre ad una analisi più profonda essa presenta un carattere eminentemente positivo.
Stiamo parlando di fedeltà di coppia e dunque ben distinta da quella a cui si fa riferimento nelle situazioni più diverse.
C’è la fedeltà alla parola data, all’ideale, alla patria, alla squadra del cuore, al lavoro, c’è perfino la fedeltà del cane al suo padrone.
E’ evidente che siamo su piani completamente diversi.
In comune troviamo una specie di ostinazione, più o meno motivata, in una situazione che non si può, o non si deve, o non si vuole cambiare.
Per fortuna, quando entriamo nel  campo della relazione coniugale, la realtà è molto più dinamica.
Non è certo un puntiglioso attenersi alle regole di un contratto ufficialmente stipulato.
Se anche gli sposi riuscissero a mantenerlo, se anche allo sguardo dei ben pensanti tutto sembrasse regolare, essi non potrebbero tranquillamente considerarsi fedeli se non fossero disposti a mettersi continuamente in gioco, in una avventura che non ha fine.
L’uomo è un essere aperto all’infinito e non può sentirsi a suo agio in una situazione di stallo, anche la più appagante.
La coppia, quando si forma, sperimenta la grazia di questa intuizione: di essere di fronte ad una scoperta unica, esaltante, che ha il fascino della persona amata e del progetto di vita a due, che apre orizzonti inattesi.
E’ questa la ben nota fase dell’innamoramento, fase magica, nella quale non è difficile essere fedeli, anzi sembrerebbe assurdo non esserlo.
Perché allora, durante il percorso della vita coniugale, risulta così difficile, per alcuni, non cedere alle tentazioni di infedeltà?
Perché, quando termina fisiologicamente il periodo dell’innamoramento, spesso si abbassa non tanto la passione, quanto la visione dell’altro come essere aperto all’infinito.
Guai se uno crede di conoscere tutto dell’altro, di averne visto il limite nei pregi e nei difetti, di non avere più niente di nuovo da aspettarsi da lui.
Una tale visione riduttiva e falsa è il vero tradimento della persona umana e conduce ben presto alla sazietà e alla delusione.
Quando uno è tentato di cercare altrove quella corrispondenza all’esigenza di felicità che l’aveva sedotto, in realtà significa che ha rinunciato dentro di sé, per i motivi più diversi, a continuare con l’altro la grande avventura che avevano iniziato insieme e alla quale non crede più.
La fedeltà nasce dalla fede, nella infinita capacità di rinnovamento e di crescita che c’è in ognuno e nella bellezza e bontà della vocazione che unisce la coppia.
Fedeltà è fiducia reciproca, capacità intelligente di aprirsi ogni giorno all’infinito che è in noi, fiducia nella riserva di amore che si trova in Dio.
Fedeltà è credere nell’altro e nell’amore che Dio dà continuamente come dono di nozze alla coppia.
La fedeltà non è un dovere, è gioia, è sapere che Dio rallegra  la giovinezza dei suoi figli a qualunque età, che l’orizzonte, che l’amore ha aperto davanti ai nostri occhi, non è destinato a chiudersi, ma, se noi lo vogliamo, ad allargarsi sempre più all’infinito, come infinito è il mistero dell’amore che gratuitamente ci è stato dato.

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