L’amore e l’ “Ordo coniugalis”

In ogni epoca lo Spirito Santo ha manifestato la sua presenza nella Chiesa facendo nascere esperienze nuove che rispondano alle esigenze proprie di un momento particolare della sua storia, pur rimanendo radicate nella continuità della tradizione cristiana.

L’evolversi delle conoscenze in campo sessuologico e la nuova visione del rapporto di coppia, che si è ampiamente registrato nel nostro tempo, mentre da un lato le apre nuovi orizzonti, dall’altro la mette chiaramente in crisi, che può essere una crisi di crescita oppure di disfacimento.

E’ evidente la necessità di rifondare l’istituzione matrimoniale, per salvarla dall’indebolimento e dalla sofferenza di cui dà così fortemente segno.

Nasce da qui il richiamo ad una riscoperta del suo valore ontologico da mettere in luce e da usare come lampada che illumina i nostri passi sulla via della salvezza.

Così la coppia autenticamente cristiana vuole scoprire e godere del tesoro nascosto nel suo campo, ma questo campo va dissodato, va curato con costanza e competenza, perché non ne vadano perduti i frutti.

Raccogliere gli sposi cristiani che si sentono chiamati in un ordine religioso proprio ( l’ordo coniugalis ) permetterebbe di far scoprire e fruttare tutte le grazie insite nel matrimonio, che ripete in forma umana l’amore trinitario di Dio.

I diversi gruppi di spiritualità coniugale, che sorgono così numerosi, sono il segno di un bisogno di attivare il potenziale salvifico del matrimonio che rischia di disperdersi, lasciato solo alla buona volontà e agli imprevisti della storia di ogni coppia.

Un ordine religioso coniugale, riconosciuto nel cuore della Chiesa con il suo specifico carisma, dovrebbe garantire alla coppia la continuità e lo sviluppo di una ricerca di perfezione rispondente alla sua vocazione.

Si obietta che il sacramento del matrimonio già di per sé dà agli sposi di buona volontà la grazia necessaria al loro stato, come se si volesse fare un doppione del matrimonio, ma come è ammesso che un cristiano adulto non si accontenti dei sacramenti che già lo caratterizzano come tale e cerchi di realizzare la sua spiritualità in un ordine religioso particolare, così anche la coppia deve poter chiedere alla Chiesa un accompagnamento nel suo difficile cammino di santità.

I tre voti classici di povertà , castità e obbedienza, rivissuti in modo sponsale e non più solo celibatario come è stato finora, dovrebbero permettere agli sposi, per i quali già ora si parla di una “quasi consacrazione” di accedere ad un vero stato di perfezione, che li qualifichi come religiosi consacrati  davanti a Dio e alla Chiesa con la loro specifica vocazione.

 

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