L’amore e il principio di sussidiarietà

Il principio di sussidiarietà, prima ancora di essere un principio organizzativo del potere, come  viene inteso oggi in politica, è un principio antropologico, che si basa su una concezione positiva dell’uomo, visto non come individuo isolato ma nel suo legame relazionale.
Esso trova la sua felice collocazione nel rapporto di coppia, dove le due persone che la formano si assumono reciprocamente e quasi naturalmente una funzione di sussidiarietà, per realizzare il bene comune.
Ciò non sarebbe necessario se nella coppia non fossero presenti le debolezze, le manchevolezze, le limitazioni proprie di ogni uomo, ma ad una visione realistica esse sono ben evidenti ed è quanto mai auspicabile che non vengano sottovalutate.
E’ necessario allora che tale constatazione non sia fonte di conflitto, ma di dialogo aperto e quindi di assunzione di responsabilità.
Teniamo presente che la coppia si fonda non tanto su un contratto, un patto di alleanza e di aiuto reciproco, il che sarebbe piuttosto limitativo e non si discosterebbe molto da un rapporto di amicizia, quanto sulla adesione ad un progetto, a “quel progetto”, nel quale si  sono entrambi riconosciuti come unici e che corrisponde essenzialmente alla loro vocazione.
Portare avanti un progetto, che non è solo nostro, ma ha origine e autorità da Dio, è molto più impegnativo che assicurarsi l’aiuto reciproco, anche se lo sottintende.
Ai due il compito dunque di promuovere quei rapporti che sono utili nel proseguimento del fine e, nell’ottica della sussidiarietà, di essere pronti ad integrare, surrogare l’altro e assumersi anche i doveri del più debole finchè esso non giunga ad acquisire le capacità necessarie.
Uno sostiene l’altro quel tanto che è richiesto per il raggiungimento del bene comune, ma, nello stesso tempo, è pronto a riconoscere la validità delle sue esperienze utilizzabili a tale scopo.
L’amore coniugale vero non ostacola la personalità dell’altro nella sua crescita, ma, anche nelle difficoltà, ne fa oggetto di considerazione e di rispetto, adoperandosi per la sua affermazione.
Il criterio della convivenza sarà l’affermazione dell’altro “in quanto è”.
Diceva bene Giussani:
“Devo accostarmi all’altro quasi con la stessa religiosità con cui mi accosto al Sacramento, perché esso è segmento del disegno di Dio, e il mistero di Dio è un mistero di bene che eccede il mio controllo.”

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