Io ho un sogno

Io ho un sogno, anzi, noi abbiamo un sogno, perché quello che uno dei due sposi sogna lo sogna anche l’altro, magari non nello stesso tempo e nello stesso modo, ma sicuramente identico nella sostanza.
Dunque noi sogniamo un matrimonio specialissimo, che potrebbe poi diventare “normale”, cioè impossessarsi di quelle norme che ne determinano le vere caratteristiche e ne assicurano il felice compimento.

Partiamo da due bei bambini, maschio e femmina naturalmente, che formeranno la coppia, e incominciamo subito a farli crescere in una atmosfera di amore.
Non ci sarà la classica “educazione sessuale”, che di solito si riduce a una informazione non richiesta e spesso inopportuna perché precoce o tardiva riguardo ai tempi di ciascuno che sono strettamente personali.
Li educheremo invece alla relazione d’amore che si impara già da piccolissimi, perché è fatta di piccole cose di ogni giorno.
Non è facile, stante il famoso peccato di origine che in tanti modi riaffiora inducendo alla feroce e costante difesa dell’io contro ogni invasione dell’altro.

Ho visto una volta una tenera bambina, che stringeva al petto un’orribile gallina di gomma; al mio accenno di allungare la mano per accarezzarla si è ritirata di scatto gridando: “E’ mia!”.
Ecco un bell’esempio di autodifesa personale di sé e delle proprie cose, che esclude l’altro per timore di esserne defraudato.

Come far capire allora la ricchezza della condivisione, che non diminuisce ma si moltiplica, insieme alla gioia dell’altro che rispecchia e aumenta la nostra?
E’ vero, dovremmo cambiare tutto il mondo intorno, ma soprattutto dovrebbero essere i loro genitori capaci di far trasparire la bellezza di scambiarsi segni e parole di amore.
E’ forse un’utopia, ma noi qui siamo sempre nel nostro sogno e perciò possiamo permetterci di immaginarlo, saremmo così già a buon punto, ma non è detto che il buon esempio sia sempre sufficiente, lo vediamo in tante occasioni.

C’è un’incognita in ogni educazione che si chiama libertà, nell’educare bisogna saperlo, metterla in conto e rispettarla.
Dio ce l’ha data e guai a chi ce la tocca!
Non possiamo fare i nostri figli con lo stampino e nemmeno clonarli (per fortuna).
Oltre a nutrirli, vestirli e farli crescere dobbiamo sapere però che hanno altre esigenze: hanno fame di amore, del bell’amore, quello che viene direttamente da Dio e passa obbligatoriamente attraverso il prossimo, di un amore che non sia solo passivo, ma anche, e specialmente attivo.
Anche qui, non possiamo passarlo direttamente noi ai nostri figli, ma possiamo impegnarci a creare loro occasioni di carità verso coloro che li circondano.

“Ama il tuo prossimo come te stesso”: è la carta vincente che dovrà essere giocata poi nel loro matrimonio per poterlo realizzare.
Non si dà vero matrimonio tra chi è malato di egoismo.
I nostri due ragazzi, crescendo, dovranno innamorarsi di qualcosa di più grande di loro, che richieda dedizione e passione tale da impegnare la loro ricchezza di amore.
E chi se non Dio potrà aprire loro gli orizzonti infiniti di cui hanno bisogno?
Dio ha tante strade per far sobbalzare il loro cuore, attraverso la bellezza della natura e delle idee, attraverso l’amicizia e il servizio alla vita in tutte le sue forme.

Diamo ai nostri ragazzi perciò, oltre all’ambiente della famiglia, un ambiente che li stimoli a donarsi, in un servizio di amore secondo le loro inclinazioni e capacità.
Solo quando avranno imparato a stare in piedi da soli, sostenuti dal loro ideale di bene allora soltanto ci saranno le premesse per la formazione della coppia.
L’incontro tra i due non sarà ricercato per un bisogno di affermazione e di completezza, anche se tutto questo sarà poi sperimentato e goduto, ma dal desiderio di comunicare l’ esuberante ricchezza interiore dei loro cuori.
Allora saranno pronti a trasformare il mondo, a “rinnovare la faccia della terra”, sotto la guida dello Spirito e, a questo punto, la coppia, così formata, sarà lo strumento ideale per operare tale trasformazione sfruttando il suo grande potenziale d’amore.

Può incominciare allora la grande avventura del matrimonio, per il quale ci sarà bisogno di fantasia, ma anche di coraggio e di sacrificio, come per tutte le grandi imprese che migliorano il mondo.
Ora questo specialissimo matrimonio, che noi sogniamo, potrà muoversi nelle più diverse direzioni e si troverà a dover applicare il discernimento che è appunto un dono dello Spirito.
Si tratterà di una vera e propria scelta vocazionale, che comporterà riflessione e preghiera e quella importantissima cosa che è l’esercizio e l’abitudine all’ascolto reciproco, libero da ogni pregiudizio, che dovrà caratterizzare la vita a due.
Così alcune coppie si scopriranno inclini ad una spiritualità di tipo contemplativo, altre capaci di una attività missionaria, altre ancora pronti all’accoglienza dei più deboli…

In questo matrimonio speciale casa, lavoro e figli e tutto quello che comunemente si associa all’idea di matrimonio
sarà subordinato alla chiamata vocazionale degli sposi, secondo la guida e le richieste dello Spirito.
E, naturalmente ( questa è la parte di sogno che ci piace di più) la Chiesa, madre avveduta e premurosa, riconoscendo lo stato matrimoniale come stato di perfezione, accoglierà nel suo seno queste coppie consacrate dall’amore e creerà per loro un nuovo ordine coniugale, a cui dedicherà le cure e l’assistenza di cui avrà bisogno.

E’ un sogno, che aspetta solo il soffio della Grazia per tradursi in realtà, un tesoro nascosto che deve essere scoperto per brillare alla luce e risvegliare l’entusiasmo nelle coppie, sorprese della loro stessa grandezza.

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