Inventiamo un matrimonio

Questa espressione non è del tutto esatta perché non si tratta, in realtà, di “Inventare” qualcosa di nuovo, ma di imparare a scoprire le risorse troppo spesso trascurate del matrimonio.
Tutti sanno, o credono di sapere, che cos’è un matrimonio, tutti ne hanno avuto in qualche modo esperienza, sia attiva che passiva, ma, come accade per le cose che sono sempre davanti ai nostri occhi, facilmente ci lasciamo sfuggire le sue ricchezze nascoste.

Vogliamo soffermarci ora sul gioco importantissimo degli sguardi nella vita di coppia.
Esso sta all’inizio di ogni incontro amoroso ed ha il potere di introdurre e determinarne lo svolgimento.
L’amore nasce dagli occhi: è nella sorpresa e nell’emozione che suscita la vista dell’altro che il cuore riconosce di aver finalmente trovato chi ha sempre desiderato di incontrare, chi da tempo aspettava.

“Finalmente essa è carne della mia carne, ossa delle mie ossa!” Ha esclamato Adamo alla vista di Eva.
Non sappiamo che cosa abbia detto Eva, ma il suo sguardo sarà stato un’eloquente risposta.
Ed è nella risposta allo sguardo amoroso che l’uno apre all’altro la strada dell’incontro, da quello più immediato a quello più intimo.

Lo sa bene chiunque ama: da quel momento non può mai saziarsi di questo prezioso strumento di comunicazione, ne è sempre alla ricerca e una delle più grandi sofferenze è quella di esserne privato.
Nel dialogo amoroso il linguaggio degli occhi precede e supera ogni altra forma; nella coppia si sperimenta così la beatitudine di immergersi in quel mondo meraviglioso e segreto che traspare dagli occhi dell’amato e che si offre in una reciproca donazione.
Esiste tutta una letteratura sull’argomento, ma forse manca una vera cultura che educhi ad un profondo e sincero scambio di pensieri e di sentimenti, alla luce di una onesta conoscenza di sé.

Non si può e non si deve fingere se si vuole entrare nel territorio segreto dell’altro ed ottenerne la comprensione e la familiarità.
Gli occhi che cercano l’altro devono in piena sincerità chiedere ed offrire una rivelazione interiore che porti alla comunione dei cuori.
Lo sanno bene le coppie affiatate che hanno imparato ad intendersi con un solo sguardo.
Lo hanno sperimentato nelle situazioni più dolorose e più felici del loro matrimonio e ciò li ha fatti crescere e maturare nella loro vita a due.

Un matrimonio così è degno di essere vissuto.
La prima persona su cui si posa lo sguardo al mattino, al momento del risveglio, è il proprio coniuge, a cui si può dare e chiedere uno sguardo di amore, che illuminerà tutta la giornata; così la sera, prima di chiudere gli occhi al sonno, così in ogni occasione di gioia o di dolore che chiede di essere condivisa.

“Ecco” è come se si dicesse “io sono qui, ti puoi fidare, non c’è bisogno di nasconderti davanti a me, ti puoi mostrare con tutto il bagaglio dei tuoi pensieri e delle tue pene.”
Come lo sguardo di Dio non lascia mai soli gli uomini, ma li accompagna con benevolenza ed amore nel loro cammino, così chi ama partecipa della sua sollecitudine e impara da Lui.
Dio vide che le sue creature erano molto buone, perché erano opera sua; in analogia si può dire che lo sguardo amoroso opera sempre sull’altro, riconoscendone e facendone emergere l’intrinseca bontà.
C’è un compiacimento di base che genera reciproca compiacenza, c’è una attenzione che invita ad aprirsi, una sollecitudine che ha la forma della tenerezza, una complicità che rassicura e conforta e porta alla condivisione…
Tutto questo in positivo, guai perciò a non curare con tutta la dedizione necessaria la bontà dello sguardo.

“La lampada del corpo è l’occhio”- dice il Vangelo- “Se dunque il tuo occhio è limpido tutto il tuo corpo sarà illuminato” e così pure, quella sola carne che è costituita dal “Noi” della coppia, diciamo noi.
“Ma se il tuo occhio è malvagio tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre”

Ecco allora la necessità di una purificazione interiore come esercizio ascetico proprio di una carità matrimoniale per chi vuole “inventare” un matrimonio che sia nella luce.

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