Il matrimonio dell’anello

Si chiama anche “fede” l’anello che gli sposi si scambiano nella celebrazione delle nozze e non si potrebbe trovare un termine più significativo.
Nella storia d’amore di una coppia l’anello è l’elemento più visibile e concreto, che racchiude in sé tutto un percorso, legato al passato, e aperto coraggiosamente al futuro.
Non per niente ha una forma circolare e ciò non solo per adattarsi al dito che lo porta, ma anche per simboleggiare la perfezione a cui si richiama.
Il cerchio perfetto: l’aspirazione di ogni uomo, la rappresentazione di una completezza che non si può intaccare perché garantisce la sopravvivenza dell’unità.
Ricordo un bel testo teatrale intitolato: “La bottega dell’orefice”, scritto in età giovanile dal Papa Giovanni Paolo II e uscito con lo pseudonimo di Andrzej Jawien.
Qui troviamo la storia di un anello nuziale che, dopo lo splendore dei primi tempi, per il logoramento del matrimonio, si impoverisce e perde il suo simbolismo di amore.
Alla fine, quando la donna che lo portava lo vuole rivendere e torna nella bottega dell’orefice dove è stato comprato si sente dire che ormai non ha più nessun valore, perché questo genere di anelli hanno un peso e un valore solo se sono in coppia.
“Le vostre fedi” dice l’orefice “prese separatamente non pesano nulla”
Guardiamo allora spesso il nostro anello nuziale e abbiamone cura come di una cosa viva che può e deve richiamarci ad una fede scambiata e promessa.
Non per niente si porta al dito anulare perché si pensava che dall’anulare partisse una linea diretta che arrivasse al cuore.
Toccare, accarezzare, baciare l’anello dell’amato sarebbe un modo per far arrivar al suo cuore le nostre parole d’amore.
Poco importa se l’anello è un semplice cerchietto d’oro o è elaborato e porta inciso il nome e le date degli sposi, quello che conta è la sincerità di chi lo porta.
In fatto di anelli si potrebbe tessere l’elogio anche di quello di fidanzamento.
Ora non si usa più molto dare importanza al fidanzamento ufficiale, esso è più che altro l’occasione di uno sfoggio di ambizione secondo i canoni di un banale consumismo.
“Un diamante è per sempre!” recita una nota pubblicità, oppure” Se è meno di tre carati non è amore!”
Conosco invece la storia di un anello di fidanzamento che ha avuto origini povere povere ed è diventato prezioso col tempo.
E’ nato in campagna, nella mano di una infaticabile ortolana, che, a furia di coltivare la terra e di strappare le erbacce infestanti se lo era guadagnato come riconoscimento e riconoscenza del lavoro di una vita.

Naturalmente non lo portava al dito tutti i giorni, ma solo la domenica, quando non si lavora, e nei giorni di festa.
L’anello passò poi, con i suo carico di storia, in eredità a una figlia e da questa a una nipote, visto sempre come un caro ricordo di famiglia.
Fu a questo punto che venne trasformato in un anello di fidanzamento per una nuova coppia che voleva avere un simbolo visibile di un legame che si stava dolcemente affermando.
Una coppia povera, anche qui, che non voleva esibire diamanti, solo voleva un segno riconoscibile di unione e lo trovò in questo vecchio gioiello della bisnonna.
Era di oro rosso, con due belle foglie ai lati del disegno centrale composto da piccole pietre verdi e nere.
Una montatura abbastanza fragile, tant’è vero che qualche pietruzza verde già mancava, ma andava bene ugualmente, in attesa dell’anello matrimoniale.
“E’ un gioiello di famiglia!” diceva lei compiaciuta ed esso ebbe la sua gloriosa stagione in attesa di quello vero, quello nuziale e benedetto che l’avrebbe sostituito per tutta la vita.
Ma la vita riserva delle sorprese a cui difficilmente uno è preparato: l’avventura felice del matrimonio venne interrotta dall’alto.
L’equilibrio di coppia tanto pazientemente costruito negli anni venne tragicamente spezzato e lei si trovò ad avere un marito in cielo.
E ecco ricomparire l’anello di fidanzamento.
Più che mai ricco di significato e di garanzia per il futuro, esso riassume il passato ed esprime la fede in un ricongiungimento al di là del tempo.
E’ nata così l’esperienza di un nuovo tipo di fidanzamento, in cui tutto è lasciato nelle mani di Dio, il quale guida misteriosamente i suoi figli e dà loro la forza dell’attesa.

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