Il matrimonio come vocazione religiosa

Nell’età dell’adolescenza, quando si risveglia la consapevolezza dell’io e ancora confusamente si sente l’esigenza di trovare il senso e lo scopo della propria vita, e, insieme, l’amore a cui donarsi per essere felici, l’uomo si vede circondato da proposte  e da modelli spesso contrastanti di una sconcertante eterogeneità.

Utilizzando il potenziale accumulato durante l’infanzia e colorito dalla sensibilità individuale, il giovane è spinto a compiere le sue scelte più o meno consapevoli, tendendo ad assolutizzarle, anche se solo sul piano velleitario.
L’adolescenza è l’età in cui un tempo i ragazzi dotati di una particolare sensibilità religiosa andavano in seminario, dove coltivavano progetti di spiritualità e di santità.

E’ anche l’età dei grandi amori, un tempo segreti e spesso drammatici, ora accettati e anche pubblicizzati con grande naturalezza da una società sempre più permissiva.

E’ comunque essenziale incominciare un cammino che si apra a prospettive grandi e nuove, rispondenti alle esigenze personali e universali dell’uomo.

Al di là delle inevitabili esperienze più o meno positive, che caratterizzano questo periodo di ricerca esistenziale, si profila una scelta di vita che andrà chiarendosi nel tempo, ma porta già in sé i segni di una vocazione.
La parola “vocazione” ha ormai assunto una connotazione prettamente religiosa, nel senso che viene associata all’idea di una scelta di vita consacrata, ma, di per sé ha un significato più ampio, comprensivo di molti aspetti di vita.

“Vocazione” significa letteralmente :chiamata, che viene a sollecitare una risposta responsabile in chi la riceve e si articola secondo le circostanze, le attitudini e la disponibilità dell’interessato.
Nella storia interiore di ogni uomo c’è sempre però una vocazione profonda all’amore e alla felicità, che sono i due aspetti della piena realizzazione umana, irraggiungibili sulla terra nella loro perfezione, ma talmente essenziali da mantenere in tensione vitale tutta l’esistenza.

Si può fare a meno di tante cose, ma non si può rinunciare per vivere alla ricerca della felicità e di quell’amore che ne è la condizione e la causa.

La controprova, sotto i nostri occhi, è il terribile spettacolo del male e della sofferenza che traggono la loro origine dalla insoddisfazione o dai tragici errori che spesso accompagnano questa ricerca di amore.
Il grande problema educativo, allora, è proprio quello di insegnare ad amare, pur nella consapevolezza della difficoltà di operare in un campo tanto misterioso qual è quello della libertà personale.

La via più sicura è certamente quella di partire dall’immenso amore di Dio, che riempie l’universo con la su a creazione e si fa riconoscere nello slancio profondo del cuore verso tutto ciò che è buono, bello e vero.

Questa luce illuminerà la trama dei rapporti che si costruisce nel tempo e nello spazio tra le persone, partendo dalle più vicine e man mano allargandosi all’umanità intera fino al momento in cui si realizzerà l’incontro con quella particolare persona con la quale sarà possibile ricostruire la meravigliosa unità della coppia.

“Non è bene che l’uomo sia solo” : queste parole riecheggiano continuamente dalla affermazione del Creatore nella Genesi all’ansia che tormenta il cuore dell’uomo fino a quando non trovi l’altro per sé, l’altro con cui condividere e costruire la propria vita.

Si tratta ora di scoprire quanto vi sia di grande, di misterioso, di potenzialmente religioso in quello che comunemente si considera solo un momento “naturale” della crescita dell’uomo: il passaggio cioè dallo stato di individuo a quello di persona in relazione esistenziale con un’altra, destinata a formare l’unità della coppia.

L’incontro dei due può avere le più diverse modalità, ma è sempre caratterizzato da una forte attrazione reciproca e da profonda emozione: è una specie di terremoto interiore che li coinvolge nello spirito e nella carne.

La situazione è stata paragonata, in una allusione piena di significato, alla danza frenetica che compiono gli spermatozoi intorno all’ovulo, quando sta per avvenire la fecondazione, e quindi la nascita di un nuovo essere umano.

Il subbuglio emotivo prelude alla nascita di qualcosa di nuovo,al formarsi dell’embrione della coppia, già ben caratterizzato,ma destinato a svilupparsi fino alla maturazione ottimale.

Nasce qualcosa che prima non esisteva, i due diventano una sola carne e, attraverso i percorsi più vari ed articolati, con tutte le incertezze, le miserie e gli splendori della sua storia, nasce il “noi” della coppia e si impone con l’evidenza di una realtà nuova.

E’ un evento che va letto in tutta la sua portata esistenziale, antropologica e teologica, con rispetto ed attenzione, per non rischiare di perderne il significato unico nella vita dell’uomo e per riconoscerne ed apprezzarne il valore.

A questo punto solitamente si presenta una vera e propria alternativa: i due capiscono che l’incontro condizionerà loro tutta la vita, ed è proprio questo che vogliono, perché non c’è rapporto di amore vero che non abbia dentro di sé un’esigenza chiara di assolutezza e di durata.

Non sono espressioni solo romantiche il “tu, per sempre”che scaturisce dentro di loro e preclude ad ogni altra scelta di vita possibile, per rispondere ad una specifica vocazione.

Mi si permetta qui un riferimento personale.
Un bravissimo prete, che aveva notato con compiacenza in me una forte carica religiosa, rimase profondamente deluso e rattristato, quando seppe che mi ero innamorata, come se avessi tradito le sue aspettative più alte di una “vera” vocazione religiosa, di fronte alla quale il matrimonio sembrava rappresentare qualcosa di meno “perfetto”.

Alla fine si convinse e fu proprio lui a sposarci, ma credo che gli sia rimasto un po’ di amaro in bocca,convinto com’era che due persone così potevano fare una scelta più radicalmente cristiana.

Noi però, siamo convinti del contrario e tutta la nostra vita è ancora impegnata a dimostrarlo!

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