Il matrimonio come mandala

Ogni qualvolta si ricongiungono due metà di vita — coscienza e forma, passione e disciplina, maschile e femminile, ciclo e terra — un nuovo mondo di possibilità viene a essere. In questo senso, due persone che uniscono le loro vite nel matrimonio si impegnano in un’attività sacra perché creano un cosmo in miniatura dove possono includere tutti i loro diversi aspetti, personali e transpersonali. Prima del matrimonio, lo stare insieme di una coppia è ancora sciolto e informale, perché mancano confini chiari. Impegnarsi in una promessa di matrimonio crea confini formali, afferma la relazione come uno spazio sacro dove possono interagire e trovare espressione tutti gli elementi della vita.

Per descrivere questo tipo di microcosmo sacro, la tradizione orientale usa il termine mandala. In tempi e culture molto diversi, i mandala sono stati visualizzati come diagrammi circolari con quattro direzioni e un forte punto centrale. Sono simboli di totalità e integrazione che compaiono anche nei disegni paleolitici, nei riti sacri buddhisti e induisti, nei dipinti di sabbia degli indiani Pueblo, così come nei dipinti medievali che raffigurano Cristo circondato dai quattro evangelisti. C. G. Jung ha anche visto immagini di tipo mandalico comparire spontaneamente nei sogni di suoi pazienti avviati verso una maggiore integrità. Il mandala raffigura la vittoria sulla mente antagonistica, riunendo le polarità della vita intorno a un principio centrale unificante.

Un mandala è un ‘cosmo’ (letteralmente, un ‘mondo ordinato’) perché è abbastanza vasto da contenere e gestire il caos; ecco perché, nelle parole di Chògyam Trungpa, è un ‘caos ordinato’. Quando un uomo e una donna uniscono le loro vite nel matrimonio mettono insieme una mistura di tendenze molto diverse, spesso contraddittorie; quindi ciò che accade tra loro è per forza caotico. Il matrimonio come mandala è una pratica formale per contenere questo caos, così da ampliare e non distruggere la loro relazione. Il caos di una relazione può diventare praticabile quando i due membri di una coppia vi creano intorno un contesto sacro, stabilendo confini e accordandosi su un principio centrale che governi, quale quello di aprire il loro cuore o risvegliarsi ai loro potenziali più profondi, per guidare la loro vita insieme.

In questo modo la pratica del matrimonio è simile alla meditazione. Quando siedi in silenzio e diventi più presente alla tua esperienza, tutto il caos della mente fuoriesce. Ti scorre dentro un fiume di pensieri, sentimenti, fantasie. L’intera vita ti passa davanti agli occhi. È il caos totale. Eppure la forma della pratica della meditazione, stare seduti, mantenendo una posizione eretta e seguendo il respiro, crea un confine che permette al caos di essere contenuto. E ritornare alla presenza silenziosa e sana della consapevolezza assicura un punto focale centrale, che differenzia questa pratica dal semplice lasciar andare la mente. Poiché il tuo caos mentale è contenuto in un contesto formale, puoi applicarvi l’attenzione e la consapevolezza, capirlo e imparare a domarlo. Senza una tale forma, sei semplicemente soggetto alle fantasticherie e alle distrazioni della mente.

In maniera analoga, il matrimonio, come microcosmo sacro, fa emergere tutto il nostro caos e allo stesso tempo ci mette in grado di elaborarlo più consapevolmente. Permette a un uomo e a una donna di utilizzare tutte le loro energie turbolente, originate dalla loro interazione, come carburante per il loro viaggio. Così, invece di tentare di conformare il matrimonio a qualche immagine convenzionale di armonia, potremmo accogliere il suo potere per espandere il nostro mondo. Considerare il matrimonio come un mandala ci incoraggia. Se in questo spazio nasce ogni tipo di energia selvaggia e di esplosione karmica, non sarà un problema. Fa tutto parte della danza.

 

 

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