Il lavoro di lui

E’ noto che i problemi legati al lavoro possono creare difficoltà nei rapporti di coppia: quando il lavoro c’è è spesso stressante e interferisce nella vita familiare togliendole spazio e respiro, quando non c’è, a maggior ragione, è causa di dissapori e legittime preoccupazioni.
Per una grazia davvero particolare la nostra coppia è stata preservata da tali pericoli, e ciò non perché vivesse di rendita, tutt’altro, ma perché le era stato dato di intendere e praticare il lavoro in una maniera lietamente positiva.
Vi era infatti, nel pensiero di lui, una visione di origine prettamente biblica.
L’uomo – diceva – è voluto e fatto da Dio partecipe dell’universale signoria divina, essenzialmente come intendente, gerente, amministratore, economo, pastore del creato, e così via…
In queste figure ben si delinea il compito affidato da Dio stesso all’uomo ed espresso nelle parole scritturistiche: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
Coltivare la terra vuol dire anzitutto che essa non è di per sé statica, già compiuta, ma in continua evoluzione, secondo leggi di sviluppo in essa poste, che la rendono aperta a un continuo trascendimento e compimento di possibilità, secondariamente che all’uomo è stato affidato tale compito, proprio perché dotato, sul modello di Dio, di intelligenza e di volontà: è l’unica creatura in grado di conoscere e ordinare ogni cosa al suo specifico fine.
E’ solo in ciò, in questo saper fare sì che ogni cosa sia quello che deve essere, in questo saper dare ad ogni ente il suo proprio nome, che si colloca, come dice San Tommaso, il vero dominio sulle cose.
Custodire la terra vuol dire anche proteggerla con cura, con attenzione, con riverente rispetto delle sue modalità di essere e di sviluppo, secondo quelle leggi di natura che il Creatore vi ha immesso perché rimanga, e sempre più diventi, il giardino di delizie di Dio.
Custodire la terra è dunque tenerla scrupolosamente sotto il suo giogo, assoggettarla al suo ordine di natura, perché possa rispondere e realizzare sempre meglio il progetto divino per essa formulato.
Questo compito affidato dal Creatore all’uomo è di immensa portata e si compie essenzialmente mediante il lavoro.
E’ la creazione stessa che pone all’uomo la necessità del lavoro come un dato essenziale alla sua esistenza, perchè, essendo strettamente correlata all’uomo, è a lui subordinata ed essendo stata, per il suo peccato, sottoposta alla caducità, con impazienza geme e attende di essere liberata dalla schiavitù della corruzione per entrate nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Questa era la visione antropologica nella quale aveva un grande rilievo e si muoveva a suo agio l’attività medica e poi sessuologica di lui.
Non si immaginava il giovane medico, alle prese con i rompicapo dei malati e  delle medicine da abbinare nel modo migliore, con tutte le esitazioni di chi deve lavorare sull’uomo, armato solo della teoria appena imparata e della sua buona volontà, che gli si sarebbe aperto un campo tutto da esplorare, pieno di problemi e di suggestioni e legato strettamente alla felicità dell’uomo qual è quello della sessuologia.
E neanche lei era preparata a questa svolta così importante che avrebbe caratterizzato in definitiva tutta la loro storia familiare.
Il fatto curioso è che ad indirizzarli verso quello specifico interesse fosse stato un giovane amico sacerdote,dall’aspetto ascetico e quasi trasparente, il quale evidenziando con sofferenza i problemi morali ( non i segreti) che uscivano dal suo confessionale, aveva indicato un nuovo terreno di missione, dove il medico cristiano poteva fare forse più del prete.
Così lui entrò nel mondo della sessuologia, e con lui naturalmente tutto il nucleo familiare, che era anche il luogo dello studio e della verifica.
Si dovrebbe diffidare di chi lascia fuori dalla porta di casa quello che riguarda la sua attività lavorativa, vuol dire che la sopporta o la giudica male.
Poter condividere in famiglia gli interessi extradomestici è un privilegio, è un segno che si è animati da uno spirito comune, che si può crescere insieme e si può acquisire quelle caratteristiche peculiari del proprio percorso che si qualificano spesso come una vocazione.
Vocazione comune con compiti diversi.
Lui leggeva, studiava, scriveva, partecipava ad incontri e convegni, si batteva per insegnare un modo bello di vivere in coppia, lei lo ascoltava, lo correggeva, lo criticava anche, quando non era d’accordo in qualche cosa, ma dentro di sé era molto orgogliosa di lui.
Naturalmente non lo faceva vedere, per una specie di pudore, e non ne curava l’immagine sociale, perché erano entrambi privi di ambizioni di tal genere, ma ne godeva interiormente con una profonda compiacenza e ne ringraziava il Signore.
Certo il lavoro lo assorbiva, ma non lo allontanava da lei, anzi rendeva la loro intimità più ricca e più consapevole.
Poi venne la rivista.
Si chiamava “La Coppia” ed usciva mensilmente, riportando i risultati dei suoi studi e di quelli dei suoi collaboratori, con l’intento di divulgare le più moderne acquisizioni scientifiche in campo sessuologico, viste alla luce dell’autentico pensiero cristiano.
Più si approfondivano le conoscenze della fisiologia della vita sessuale e più si poteva riscontrare che esse corrispondevano naturalmente alle esigenze di una piena vita di amore.
Le leggi biologiche e quelle morali rivelavano, a uno sguardo contemplativo, lo stesso Autore e la stessa potenzialità di realizzazione dell’umana natura.
Queste cose andavano dette: in un tempo, come il nostro,insofferente di ogni regola e costrizione, si doveva spiegare e dimostrare che proprio e solo seguendo l’ordine iscritto nella natura si poteva arrivare a quella “comunità di vita e di amore” che è il matrimonio, come ricerca e stato di perfezione.
Scrivere, pubblicare, spedire ogni mese un numero della rivista era diventato l’impegno che occupava tutto il suo tempo libero… e quello della famiglia, ma quando tempo libero e tempo di lavoro arrivano a identificarsi vuol dire che uno ha scoperto la sua vocazione e non sente più la fatica.
Quante donne hanno pianto davanti a lui, quante coppie hanno sciorinato i loro problemi e dipanato i nodi della loro vita coniugale sotto i suoi occhi, quanti bambini hanno avuto la fortuna di evitare di essere eliminati prima di nascere, o, al contrario,di essere programmati e attesi con amore per effetto delle sue parole!
C’era di che essere contenti, anche se non mancavano mai le opposizioni e le critiche che erano previste, ma non disturbavano più di tanto chi aveva tanti motivi per rallegrarsi.
Naturalmente si rallegravano in due, ma non solo: il loro anello nuziale si era come dilatato per contenere le storie di tanti altri anelli nuziali che ne rifrangevano la luce moltiplicandone lo splendore.

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