Il dono dell’intelletto

“E’ mai possibile che tanta gente sia così stupida?”

Protestò lei un giorno che era particolarmente insofferente di tutto e di tutti.

“Sento continuamente persone che si lamentano di situazioni che si sono procurate con le proprie mani e non sanno fare niente per cambiarle.

Ma pensa che cosa sarebbe il mondo se tutti facessero le cose giuste, usando solo un po’ di intelligenza!”

Lui sembrava contento di parlare di questo argomento perché il discorso volgeva in suo favore.

Già, la prima impressione che aveva fatto su di lei quando si erano incontrati era stata: “Questa è una persona intelligente!” e le si era allargato il cuore.

Ma che cosa è mai l’intelligenza?

Ce ne sono di tanti tipi e tante definizioni diverse, ma non se ne è ancora trovata una che le comprenda tutte.

E’ la capacità di gestire situazioni nuove, di risolvere un problema nel modo migliore o semplicemente di porselo?

E’ libertà e chiarezza di pensiero, intuizione, creatività e rigore di logica insieme?

Certo, l’intelligenza, quando c’è, si vede subito: è come un lampo che brilla negli occhi, è una dimostrazione di forza mentale che si impone e suscita ammirazione in chi vi assiste, così come è desolante vedere un comportamento stupido.

Per lei era una questione essenziale, era stata la galeotta del loro amore.

Lui sorrideva divertito:

“Non sei un po’ fissata?” disse “e anche furba! Tutte le volte che volevi o non volevi che facessi qualche cosa, chiamavi in causa la mia intelligenza e, in questo modo, mi ricattavi senza pietà e mi costringevi ad ubbidirti!”

Sì, perché ad una persona intelligente non si può permettere di fare certe cose, di scendere a certi livelli, come quando, la sera, dopo cena, con in mano il telecomando, voleva fare pigramente lo zapping davanti alla televisione, come un comune mortale!

E’ una bella responsabilità l’intelligenza, è un dono di Dio che ricorda i talenti della parabola e non si può seppellire, facendo finta di niente.

E non è detto che l’intelletto sia una prerogativa degli “intellettuali”, anzi, sembra che spesso in essi si disperda, esercitandosi in minuzie e dimenticando le questioni di fondo della vita.

Lui, invece, andava diritto al centro dei problemi, con una chiarezza e un semplicità disarmante che, a primo avviso, lasciava sconcertato chi non lo conosceva, scartando le questioni secondarie e trascurando tranquillamente nelle discussioni ogni “captatio benevolentiae”.

Una volta, nella sala affollata durante  una conferenza, lui parlava d’amore.

Amore di coppia, amore sessuale evidentemente, nei suoi aspetti più belli e impegnativi, fatto di fedeltà a un progetto, di responsabilità procreativa, di tendenza a una perfezione…

E tutti ascoltavano attenti.

L’argomento era coinvolgente, ma anche, per molti, spinoso.

Alla fine la discussione.

Circolavano caute obiezioni : ma non esistevano molte difficoltà per una visione così ottimistica ed “eroica”della vita matrimoniale?

In sostanza, in che mondo viveva chi parlava? In un mondo ideale o in quello reale che tutti conosciamo?

E uno, particolarmente combattivo, venne fuori a dire:

“Ma lei non tiene conto degli istinti!”

Con un po’ di tatto si poteva affrontare il discorso relativizzando il problema e blandendo l’incauto provocatore, ma non era questo lo stile del nostro oratore, che rispose francamente: “ Ma noi non abbiamo l’istinto! L’istinto l’hanno gli animali, è la loro guida infallibile e fanno bene a seguirla per vivere e riprodursi, ma per l’uomo non è così.

Noi non abbiamo l’istinto” ripeteva lui davanti allo sguardo sconcertato del suo interlocutore “perché abbiamo la corteccia cerebrale, attraverso la quale passano e sono organizzati tutti gli stimoli che percepiamo.

Noi siamo liberi, possiamo usare l’intelletto, la capacità di “intus legere” , di leggere dentro alle cose e decidere di farne l’uso più appropriato.

Si ricordi che l’organo sessuale più importante dell’uomo è il suo cervello!”

Si era molto accalorato in quella occasione, ma ora, ripensandoci, ne sorridevano insieme, specialmente lei che, pur essendo entusiasta di quel discorso, ricordava di aver sentito chiaramente uno del pubblico ribattere con decisione: “Allora io sono un animale!”

Evidentemente lo disturbava la fatica di essere uomo!

In realtà non è sempre facile esserlo.

La stupidità a volte fa comodo, è un seguire l’onda senza chiedersi se non sia meglio remare contro corrente, è un lasciarsi andare, proprio di chi non vuole consumare le sue forze.

Alcuni esperimenti fatti dagli psicologi hanno dimostrato che un individuo,  introdotto in un gruppo preparato ad affermare concordemente  cose inverosimili, finisce per pigrizia o insicurezza ad accettarle come vere, anche se contrarie  alla logica  .

Ora noi siamo circondati da comportamenti e affermazioni irragionevoli, perciò ci è così necessario il dono dell’intelletto.

Perciò davanti all’altare, il giorno delle loro nozze, la nostra coppia lo aveva chiesto in modo particolare.

“Mentes tuorum visita”, è la prima richiesta  del “Veni creator”:  vieni Spirito creatore e visita le menti dei tuoi fedeli.

Sono dunque importanti “le menti”, ma sembra che ai giorni nostri esse siano un po’ in disuso.

C’ è una certa diffidenza verso tutto quello che sa troppo di razionale ( a cui si aggiunge l’avverbio “freddamente”) in favore di tutto quello che sa di “caldo” spontaneismo.

“Persino tu” ricordò lei dispiaciuta “mi accusavi qualche volta di essere poco spontanea!”

 “Non preoccuparti” disse lui benevolo “è questione di temperamento, ma il dono dell’intelletto serve a tutti, anche alle persone come te, anzi è lo strumento privilegiato per aprirsi e comunicare con gli altri, perché i doni dello Spirito sono fatti per essere condivisi.

Certo il luogo ideale per condividerli è quello della coppia, dove ciascuno ha il compito specifico di capire l’altro.

E’ un discorso che ho fatto mille volte ai miei pazienti, quando venivano a lamentarsi delle difficoltà del loro matrimonio.

Qui ci vuole un po’ di intelligenza, dicevo loro, se volete veramente salvare il vostro rapporto, allora dovete usare la testa, oltre che il cuore, guardarci dentro, leggerci dentro, invece di essere sempre occupati a leggere il giornale e a guardare la televisione.

Siete così lenti a capire? Direbbe il Maestro. Sapete riconoscere e interpretare i segni dei tempi, le nuvole, i venti e non sapete guardare negli occhi vostra moglie, quando vi parla, non la osservate nei suoi gesti e nei suoi comportamenti per capire che cosa ha dentro veramente?

Chi le capisce le donne (o gli uomini)? Dicono quelli che non hanno voglia di impegnarsi, oppure dicono di capire tutto, prima che l’altro parli.

E io dicevo : aprite gli occhi! Ascoltate l’altro se gli volete bene davvero!

Guardare e ascoltare, usando l’intelligenza che Dio ci ha dato, è il primo passo per conoscere e amare, e devo dire che, in questo, le donne sono più brave di noi uomini!”

“Lo so” disse lei compiaciuta “lo so che tu sei sempre stato dalla parte delle donne.

Permetti una citazione?  Anche Dante aveva una predilezione per le donne e diceva: “Donne ch’avete intelletto d’amore…”

 

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