Il dono del consiglio

“Abbiamo visto che lo Spirito Santo ci offre il dono della sapienza, che ci aiuta a gustare le cose di Dio, e il dono dell’intelletto, che ci permette di capirle, ma io penso che il dono del consiglio sia più importante, perché, concretamente, mi aiuta a decidere che cosa fare adesso, e io ne ho un bisogno tremendo!”

Disse lei, stanca delle sue perplessità e delle continue incertezze su come gestire i suoi giorni.

Ci sono momenti nella vita in cui la strada è inequivocabilmente segnata dalle circostanze, che rendono chiare le scelte da compiere a chi le vuole leggere con onestà e coerenza.

Ma ci sono anche i tempi vuoti di precisi doveri, c’è, specialmente nell’età avanzata, il terribile “tempo libero”, che sfida le tue sicurezze e gioca malignamente con la “libertà” acquisita.

Che cosa magnifica era stato sempre, per lei, il dovere nella fatica quotidiana!

Era abituata ad appoggiarvisi con la fiducia che le veniva da un superio positivo.

Con la complicità del cielo stellato, la legge morale kantiana aveva sempre esercitato su di lei una tranquilla e potente attrazione.

“Dove trovo, ora, consiglio su quello che devo fare?”

Chiedeva, esasperata, quando più forte sentiva la sua solitudine e inefficienza umana, in contrasto con il profondo desiderio di bene che non la lasciava tranquilla e, istintivamente, cercava presso di lui quel sostegno che non le era mai mancato.

“Non è bene che l’uomo sia solo!”

 E’ vero! Non si sta in piedi su di una sola gamba! Ne occorrono due perché, appoggiandosi sull’una, si possa portare avanti l’altra, così si è abbastanza sicuri per procedere.

Nella coppia succede così.

Quante idee nuove, quanti progetti, quanti sogni si possono avere!

E’ molto bello sognare in due!

C’è sempre poi chi richiama l’altro alla realtà, indirizza a soluzioni più concrete, interpreta i desideri più profondi e aiuta a tradurli in pratica, alla luce di una saggezza fatta di conoscenza e di amore.

Così si può inventare un mondo nuovo, ancorandosi alla realtà e spingendosi un po’ oltre, vincendo le vertigini e la paura dell’ignoto, sospinti dal desiderio di continuare la creazione nel senso giusto, con la speranza e le forze che ci sono state date.

Sono momenti di grazia per chi ha la fortuna di sperimentarli, ma purtroppo non durano sempre.

“E ora che cosa devo fare?”

Ripeteva lei rivolgendosi al suo amato interlocutore che, anche dal cielo, aveva il compito (ingrato?) di guidarla e di consigliarla.

“Non crederai di restartene lì a godere la tua beatitudine celeste, mentre io sono qui a coltivare il mio orticello!”

A proposito di orticello.

Lui, in pensione, si era messo a coltivare un orto.

Detto così sembra la cosa più normale: l’orticultura è di moda ai nostri giorni e viene consigliata caldamente agli anziani come ginnastica dolce, adatta alla loro età.

Ma quello che lui si era inventato non era un orto da benpensanti!

Era una specie di brughiera, che si stendeva ai limiti dei campi coltivati, in fondo a una strada perduta, prossima al fiume.

Ritagliarsene un’ampia fetta, cintarla, dissodarla, seminarla abbondantemente e piantumarla…il tutto in breve tempo, lavorando duramente sotto gli occhi perplessi di lei, non era stata una ginnastica dolce: era una lotta accanita contro le asperità di una terra inselvatichita, dove due forze, quella dell’uomo e quella della natura, sembravano ostili e invece raggiungevano poi lo scopo comune e l’effetto finale di dare gloria a Dio.

Lavorava la terra con i sudore della fronte, per colpa di Adamo, ma poi come erano tenere e verdi le foglie della lattuga ricciolina in primavera e come erano belle, in inverno, le teste argentate dei cavoli!

C’era di che rimanere compiaciuti e commossi.

Ora la mano era passata a lei, che si era sentita in dovere di non abbandonare quel campo di lavoro, così fortemente personalizzato.

Lì, poco distante dalla città, questa era dimenticata e inoffensiva, restava sullo sfondo come uno scenario convenzionale, mentre davanti e intorno si stendeva la campagna, protagonista silenziosa e assoluta dello spazio, aperta ad ogni soffio dello Spirito.

“Dunque non ti serve proprio la lezione dell’orto?”

Disse lui sorridendo questa volta con un po’ di mestizia.

“Ti ho lasciato per questo quel pezzo di terra da lavorare, perché diventi un luogo di meditazione e di attiva contemplazione, dove tu possa ritrovarti e ritrovarmi.

Non ti sei accorta che il silenzio dell’orto è pieno di consolazione e di messaggi?  Vuoi che ti aiuti a leggerli? 

Certo ci vuole molta umiltà e pazienza: nessun superbo o impaziente potrà far cambiare il corso della natura.

Se il nostro io è troppo invadente e non sa farsi da parte e stare in silenzio non potrà ascoltare i consigli dello Spirito, capirli e metterli in pratica.

Ma il silenzio non deve essere segno di chiusura, vedi come è aperto il cielo, sopra di te, quando sollevi la testa dal tuo lavoro?

Il cielo stesso ti scandisce i tempi con sicurezza e regolarità.

Non puoi zappare di notte, né seminare o raccogliere fuori stagione.

Ti ricordi quando hai trapiantato quelle belle piantine di pomodoro prima del tempo?

Erano lì, tutte in fila, diritte e promettenti, dopo qualche giorno non c’erano più: il freddo le aveva distrutte senza pietà.

Così hai almeno imparato a chiedere consiglio agli esperti, prima di iniziare dei lavori.

Purtroppo non ci sono tanti esperti di vita come di giardinaggio, non si trovano così facilmente, ma se li cerchi con ostinazione, lo Spirito stesso te li farà incontrare, di questo puoi stare sicura!”

“ Non voglio altri consiglieri” protestò lei indispettita “non mi fido,che cosa vuoi che sappiano di me? Gli altri parlano un linguaggio diverso dal nostro e io non ho voglia di ascoltarli…”

Lui sorrideva paziente: “E invece devi imparare a fidarti.  Se tu lo chiedi il Signore stesso ti verrà n aiuto.  Sai che cosa ci ha detto:

“ Chiedete e vi sarà dato: cercate e troverete: bussate e vi sarà aperto.

Se voi, cattivi come siete, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”

Questa è una promessa e Dio è fedele alle sue promesse.

E’ sempre lo stesso Spirito che irrompe nella nostra vita, come ha sempre fatto, attraverso voci e circostanze diverse, e ci consiglia con sapienza ed amore, tutte le volte che siamo disposti ad ascoltarlo.”

“Ma come farò a riconoscerlo?”

Obiettò lei perplessa e non ancora del tutto convinta.

“Non è così difficile” disse lui “Bisogna entrare in familiarità con Dio e poi si impara a riconoscere la sua voce.

E’ inconfondibile!

Non può essere in contrasto con quello che ci ha già mostrato di Lui, ma ci può mostrare orizzonti nuovi che noi non conoscevamo; solo non dobbiamo essere pusillanimi perché lo Spirito vuole farci crescere, vuole anime grandi e coraggiose, costantemente rivolte verso di Lui e disposte a seguirlo, poi Lui guiderà i nostri passi e non ci lascerà mai soli.

Ora ti dirò una cosa che forse non ti aspettavi: sei pronta a ricevere e a passare anche agli altri quei suggerimenti che ti donerà lo Spirito Santo?”

“No” disse lei quasi spaventata “No, io non so dare consigli. Non ne sono mai stata capace e non credo di avere questo carisma.  Già sono perplessa sulle mie scelte, figurati su quelle degli altri!”     

“Lo sapevo! sospirò lui “quando finirai di mettere sempre in questione il tuo io, con le sue qualità buone o cattive?

Non ho detto che devi metterti a distribuire i tuoi consigli, ho detto che, stando umilmente e sinceramente e sinceramente all’ascolto della Parola, puoi aiutare anche agli altri, intorno a te, a recepirla meglio.”

Ora lei era disorientata.

“Ma come? Sono qui in difficoltà, sono qui per chiederti consiglio perché navigo in un mare di incertezze, e tu vuoi che mi assuma dei compiti, dei pesi che non so portare.

Non ti stai sbagliando per caso o ti prendi gioco di me?”

Lui si era fatto serio.

“Se non mi vuoi credere, ti do solo una indicazione: 2 Corinzi 3,3”

Lei andò, ubbidiente, a prendere la Bibbia un po’ sgualcita, su cui avevano tante volte meditato insieme, cercò la lettera di San Paolo dove si diceva: “ E’ noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori”.

Dunque è Cristo che ha impresso in noi, per opera dello Spirito, le linee guida che devono segnare il nostro percorso e il dono del consiglio ci viene dato perché il messaggio venga letto e attuato non solo da noi, ma anche offerto a tutti gli uomini.

“Non hai nulla da temere” disse ancora lui dolcemente “lo Spirito non ti ingannerà se ti affidi veramente a Lui.

Io sono stato e sarò sempre per te uno strumento, per far passare su di te, e su di noi, lo sguardo paterno di Dio che ci ha amato per primo.

Ancora una cosa: quando vai nell’orto, prova a smuovere un po’ le foglie secche ai piedi della vite, lì ci deve essere una violetta che è riuscita a sbocciare fuori stagione.

 E’ lì che ti aspetta.

Sarebbe un peccato che non la vedessi!”

 

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