Il desiderio amoroso

L’amore non è mai per il “pezzo”, non è mai seriale, non è mai appropriativo, non è mai centrato sula dimensione feticistica o narcisistica.
“L’amore è sempre per il nome” significa che l’amato è amato solo nella sua singolarità irripetibile, per il suo nome proprio, irriproducibile, unico, insostituibile.
L’amore per il nome mostra che il desiderio amoroso, diversamente dal desiderio sessuale, non si piega alla legge della metonimia che impone il ricambio continuo dell’oggetto.
L’amore per il nome fissa piuttosto il desiderio, arresta la sua corsa infinita e inutile, lo lega a qualcosa – un nome particolare- che si presenta come il contrario di un pezzo seriale, come unico e insostituibile.
In questo senso non esiste mai amore per l’universale, amore dell’amore, amore della vita, ma solo amore per un nome particolare, per un essere particolare, per un nome proprio.
Possiamo evocare come esempio un’immagine evangelica, quella del buon pastore che conosce e sa nominare una per una tutte le sue pecore che agli occhi di un estraneo apparirebbero tutte uguali, indistinte, l’una simile all’altra, ma anche quella del Padre che è nei cieli e che conosce il numero di capelli di ciascuno.
Amore per il nome, amore del più particolare, del più irripetibile.
L’amore delle madri rivela questa prossimità profonda con l’amore per il nome, essendo l’amore di una madre una cura che rifiuta l’anonimato, una cura che sa essere ogni volta particolare, custode del nome proprio.
Nel desiderio amoroso di una donna si manifesta la capacità, piena di grazia, di associare il nome al corpo, o, se si preferisce, di fare del nome un corpo.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting