I segni della relazione

(estratto dal libro “La coppia umana Trinità creata)

Certamente, per secoli è stata sorprendente ed enigmatica la parola di Dio, riportata dal testo biblico della Genesi, a proposito della volontà divina di creare l’uomo a sua immagine e somiglianza nella dimensione di una coppia polare di esseri sessuati: “a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27).
Nell’era pre-scientifica, durata fino quasi ai nostri giorni, la sessualità umana è stata considerata esclusivamente e in modo del tutto riduttivo, come una funzione biologica ordinata e finalizzata primariamente alla generatività e alla perpetuazione della specie. In quel constesto era incomprensibile ed inimmaginabile che la somiglianza dell’uomo con Dio, specialmente come un essere di analoghe relazioni trinitarie e pericoretiche, fosse  legata e, sotto un certo aspetto, causata dalla corporeità sessuata della diade uomo – donna; in altre parole che la corporeità umana sessuale fosse “il fine dell’opera di Dio” (Oetinger), quale mezzo strumentale irriducibile per una corrispondente vita di relazioni interpersonali sul modello divino.
Solamente oggi le recentissime scoperte scientifiche ci hanno fatto finalmente conoscere il vero ordine della natura della sessualità umana, voluto e stabilito appositamente dal Creatore come condizione per l’attuazione del suo originario progetto creativo di dare vita ad esseri che gli assomigliassero nella relazionalità.
Dunque sappiamo che la sessualità umana non appartiene affatto all’avere, alla dotazione di una particolare funzione corporea, ma all’essere stesso  dell’uomo, come elemento costitutivo del suo ontologico essere un soggetto, proprio per la connotazione della sua sessualità di genere maschile e femminile, distinto, singolare,  aperto all’alterità. Una persona, in breve, da intendersi  come un essere di relazione, come un “essere con”, un “co-esse” (G. Marcel), un essere insieme, un essere correlato, orientato alla relazionalità intersoggettiva, interpersonale unificante, e ancora, in altri termini, come un essere  collegato, fatto per l’evento di comunione, di unità.
Che il sesso, che connota il corpo umano, appartenga all’essere del soggetto e non all’avere, è ora scientificamente dimostrato dal fatto che fin dal suo primo esistere come unica cellula, cioè come zigote, è già contraddistinto chiaramente ed inequivocabilmente con una precisa connotazione sessuale: maschile o femminile, è già un soggetto biologicamente, geneticamente sessuato.
Il corpo che poi si formerà a partire da questa cellula, come sviluppo genetico di quel bagaglio cromosomico sessuato (genoma) formatosi al momento del concepimento, e fino a raggiungere la sua completa e definitiva costituzione corporea, è tutto contrassegnato da quella stessa primaria differenziazione sessuale. Infatti il corpo viene formato da cellule che, derivate tutte dalla moltiplicazione per mitosi della cellula originaria e pur trasformandosi per acquisire le caratteristiche specifiche dei tessuti dei vari organi ed apparati, hanno tutte però lo stesso cromosoma sessuale del genoma dello zigote e pertanto sono tutte sessuate e rendono, così, sessuata tutta la struttura corporea.
Il sesso, la sessualità connota, caratterizza e contraddistingue, dunque, ontologicamente ogni essere umano dal suo primo esistere fino alla morte. Al contrario la funzione riproduttiva, anche se legata e sovrapposta alla corporeità sessuata, è però non sostanziale e, per così dire, è accessoria in quanto è limitata ad un periodo di tempo molto ristretto, a partire dal periodo puberale e per la donna fino al periodo della menopausa ed è condizionata, quando questa funzione si pone, alla sua efficienza fisiologica.
Sulla base della conoscenze scientifiche che si hanno oggi in merito alla generatività umana, se vogliamo riscontrarvi, anche per questo aspetto, un rimando all’immagine dell’uomo con Dio creatore, dovremmo fare un lungo discorso chiarificatore  sia sessuologico che teologico. Potremmo così evidenziare in quale modo e a quali condizioni la generatività umana può e deve essere considerata come riflesso di quell’aspetto, di quella dimensione che appartiene al momento dell’agire creativo, ad extra di Dio, ed in particolare come quel progetto creativo sia stato voluto intenzionalmente come libera e incondizionata  espressione di quell’amore che costituisce la sua essenza stessa, ad intra.
Ne consegue che come per comprendere la portata del progetto creativo di Dio è necessario aver compreso prima la natura intima, relazionale, di amore in Dio, così per comprendere la generatività umana, come progetto d’amore procreativo, realizzabile ad immagine della fecondità ad extra di Dio, bisogna aver ben chiari, come elemento pregiudiziale, i termini della vita intima, relazionale, amorosa, sessuale dell’uomo.
Poiché lo scopo primario di questo lavoro è quello di precisare solamente la natura intima, trinitaria della vita dell’uomo, creata ad immagine e somiglianza di quella ad intra di Dio, si tralascerà la trattazione della fecondità generativa ad extra dell’uomo, pur essa importante e da vivere come riflesso di quella divina, per rimandarla ad un’altra occasione di studio, quando si siano accettate e fatte proprie queste stesse fondamentali premesse.
Ciò che ora dobbiamo cercare di chiarire, perché costituisce il punto nodale di tutta la questione che abbiamo posto fin dall’inizio,  è come l’uomo possa, tramite la sua struttura sessuale,  realizzare quella relazionalità che lo costituisce nella sua natura in modo corrispondente a quella di Dio e che da Dio è stata creata appositamente  perché l’uomo potesse essere e vivere a sua immagine e somiglianza.
La prima precisazione  che va fatta è che il sesso dell’uomo come appartiene al corpo, è un tutt’uno con il corpo, così che, per la persona umana, ha lo stesso valore e significato della sua corporeità.
E’ il corpo, infatti,  che  fa essere  il soggetto, la persona, in quanto è la condizione del suo esistere e del suo vivere.
Senza la struttura corporea il soggetto umano non solo non si pone in essere, ma non potrebbe neppure esprimersi ed agire.
Parafrasando il detto di G. Marcel, possiamo dire che  l’uomo come non ha un corpo, ma è per il suo corpo, è il suo corpo, così non ha un sesso, ma è per il suo sesso che lo connota e lo contraddistingue e, in ultima analisi, è il suo sesso.
D’altronde poiché il corpo è tutto sessuato, dire  corpo è come dire sesso, e di conseguenza tutto l’agire corporeo è da ritenere un agire sessuale, nel senso che è sempre connotato da una inalienabile componente sessuale, anche quando l’agire non ha come scopo specifico un intento, una progettualità  sessuale.
Il corpo è, per questo stato di fatto, il significante della persona che non può mai essere considerata avulsa dalla sua identità di genere sessuale, è cioè l’elemento cardine che lo costituisce come soggetto, lo rappresenta e gli permette di porsi come essere di relazione in rapporto al suo mondo circostante. In modo del tutto particolare è il significante della relazione all’altro a lui sessualmente distinto, corrispondente e complementare.
La relazione umana, specie quella interpersonale, avviene così sempre tramite la corporeità, la sessualità, che è strutturata appositamente in modo tale da essere idonea alla correlazione dei due poli sessuati ed è capace di realizzare la relazione nella dimensione di una tale integrazione unificante da portare, per essa, alla compiutezza e alla totalità l’essere umano.
Sappiamo inoltre, non di meno, che il corpo per poter agire, per poter creare rapporti relazionali è dotato di ben cinque apparati sensoriali, gli organi di senso, che sono gli strumenti basilari strutturati di proposito per portare il soggetto all’esterno e far accedere al suo interno ciò che sta all’esterno, creando così una circolarità dinamica di scambi interattivi ed unificanti. Dobbiamo pertanto saper riconoscere che, essendo questi stessi organi sensoriali contraddistinti sessualmente, perché formati da elementi cellulari sessuati propri della persona e funzionanti in base alla struttura cerebrale del soggetto a sua volta distinta sessualmente, rappresentano i segni principali della relazione sessuale delle persone umane.
La relazionalità umana si attua, infatti, sempre  tramite la corporeità ed  in particolare tramite gli organi sensoriali dei soggetti che finiscono per essere così i principali organi della relazione interpersonale e sessuale in quanto significanti, cioè segni e strumenti espressivi ed operativi, della persona e della sua relazione.
Per convincersi di questo stato di cose basterebbe analizzare la fenomenologia e la funzione degli organi sensoriali  per riconoscere  immediatamente che questi sono tutti finemente strutturati per la comunicazione, per la relazione. Sono mezzi  adatti e capaci di  porre il soggetto di fronte all’altro, di creare una apertura all’altro, un movimento di avvicinamento sempre più intimo fino ad una introiezione, ad una contattazione nell’intimo di sé dell’altro e, con una reciproca oblatività, un reciproco darsi e riceversi, fino a raggiungere una fusione in uno come compimento di sé tramite il riconoscimento dell’altro e lo scambio vitale con l’altro.
Sulla base della consapevolezza di questo ordine della natura corporea sessuale dell’uomo si potrebbe dire che Dio ha predisposto in modo perfetto la corporeità umana, con la particolarità dei suoi organi corporei e sensoriali, come il mezzo più adeguato e garantito perché si possa realizzare, sempre e con continuità, la pericoresi trinitaria solamente vivendo a fondo ed in modo volutamente appropriato la corporeità. E tutto ciò perché lo statuto dell’immagine esige la perennità, lo stare sempre nella dimensione dell’immagine di un modello divino che vive continuativamente e non saltuariamente nella comunionalità.
Se si analizzasse poi la fenomenologia dell’atto corporeo sessuale realizzato con l’uso degli organi più specifici del sesso, gli organi copulatori, alla luce delle nuove ed attuali conoscenze scientifiche sessuologiche, ci si renderebbe subito conto che questo atto è costituito da una sequenza di gesti corporei sessuati che sono palesemente ed in modo massimo ed ineguagliabile, tutti significanti, cioè segni espressivi ed operativi di una relazione sessuale amorosa, pericoretica ed unificante. Significanti delle due persone coinvolte nell’agire, con una loro modalità differenziata per il diverso corpo sessuato, ma equivalente ed equipollente nelle loro espressioni.
L’atto coitale comporta, infatti, un aprirsi reciproco del corpo sessuato, un reciproco protendersi dell’uno verso l’altro arrivando ad una inabitazione , una profonda coabitazione per una contattazione nell’intimità di corpi così allacciati da permettere una mutua oblatività simbolica di sé (per l’uomo tramite il gesto dell’eiaculazione, dell’estrinsecazione di ciò che più gli appartiene e per la donna tramite il dono dell’interno del suo corpo) mirante alla fusione in uno, tramite l’amplesso dei corpi delle due persone.
Per queste constatazioni si tende oggi a privilegiare la denominazione del rapporto copulatore con il termine “coito”, dal latino “coìre”, cioè andare insieme, escludendo il tradizionale ed ormai superato termine genitale, perché l’atto coitale non è mai direttamente causante la generatività, ma è solo saltuariamente idoneo a predisporla nel senso di favorire una eventuale “singamia” o incontro dei gameti. Evento possibile al di là del rapporto sessuale e  realizzabile successivamente ed in modo autonomo dagli stessi gameti che, guarda caso, sono così denominati, dal greco “gameo” che significa andare a nozze. Essi sono capaci di attuare una sequenza di gesti: movimento per incontrarsi, contattarsi, donarsi reciprocamente ciò che contengono, cioè il loro bagaglio cromosomico nucleare, quindi fondersi in uno, completando il genoma  dello zigote; gesti tutti corrispondenti ad un autentico atto d’amore. Non è così senza fondamento scientifico considerare l’evento biologico del concepimento il risultato di una simbolica relazione d’amore.
Anche se tutto l’agire corporeo è da considerare un potenziale agire relazionale, perché ha in sé tutte le componenti della relazione e dell’amore, l’atto coitale ne rappresenta il segno più alto e il più palese.
Comportando un impegno molto profondo e il più coinvolgente le due persone, i due poli della relazione, l’atto coitale risulta essere l’esperienza relazionale più vincolante e pertanto la più dispendiosa di energie psico-fisiche, anche se al meccanismo di perdita, di scarica si accompagna sempre quello di una ricarica di energia vitale. Questo potenziamento della carica vitale costituisce una delle motivazioni inconsce della ricerca ripetitiva di questa relazione specificatamente sessuale, che, per essere veramente significativa ed appagante, in quanto rispondente alle esigenze dello statuto relazionale dell’immagine, deve essere accuratamente coltivata.

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