I frutti dello Spirito

Seduta nel vano della finestra aperta che dava sulla valle, stava guardando una bella fotografia di gruppo, in bianco e nero, che le era capitata tra le mani.
Le figure ritratte, all’improvviso, si stagliarono ai suoi occhi sullo fondo del paesaggio reale e acquistarono una loro consistenza.
Si trattava di una compagnia di amici, di giovani amici, che sembravano impegnati in una animata discussione.
Lei si affrettò a portarsi al suo posto, dove si era riconosciuta nella foto, naturalmente vicino a lui, che era coinvolto ampiamente nella conversazione
Non sembrò sorpreso di vedersela al fianco, come se la aspettasse, e non interruppe nemmeno il discorso che doveva essere interessante.
Lei era tutta attenta a cogliere il senso delle argomentazioni, che venivano portate avanti in un bel clima sereno ed amichevole.
Quante volte aveva assistito a dibattiti vivaci tra persone amiche che tuttavia sembravano non capirsi e si scontravano più che incontrarsi!

La ricerca della verità è spesso velata e disturbata da posizioni che, a volte senza consapevolezza degli interessati, impediscono un discorso sereno ed equilibrato; ora invece la parola sembrava avere un dignità particolare, tale da essere detta ed accolta con religiosa riverenza.
Forse era quello il modo giusto di trattare la parola che, quando è vera, riflette semprela Paroladi Dio.
Stavano discutendo in modo gioioso sulla gioia, e mai argomento fu più convenientemente e opportunamente trattato in quella beata compagnia.

Veramente lei si sentiva un po’ a disagio in quell’ambiente felice.
Certo, pensava, c’è beato e beato, c’è chi è già nella beatitudine e chi lo è solo nella speranza.
Evidentemente lei era un’infiltrata e non poteva pretendere di condividere tutto, però ricordava una bella frase dei Proverbi che diceva: “L’attesa dei giusti finirà in gioia!” e questo la confortava.
Se la gioia era lì era giusto e bello che se ne parlasse.

Da sempre gli uomini amano parlare e confrontarsi sugli argomenti più disparati, da Platone in poi la sottile soddisfazione di scambiarsi i punti di vista su di una questione, il gusto di “girare intorno” ad un problema per illuminarlo da tutti i lati è di per sé un piacevolissimo esercizio.

Sempre i  Proverbi, nella loro saggezza, ci dicono: “E’ una gioia per l’uomo saper dare una risposta!”
E lì c’erano dei veri specialisti che potevano ben dire di saper rispondere sulla questione.
Le domande che erano state poste erano: innanzi tutto perché c’è così poca gioia sulla terra? E poi che cosa è mai la gioia? La gioia si può comandare?

“Pare di sì, se Paolo, con forza, può ordinare ai suoi cristiani di Filippi: Siate sempre lieti nel Signore!”
Disse un giovane prete dall’aspetto particolarmente gioviale.
“Ma non sembra che i cristiani di oggi  tengano abitualmente conto di questo comando, anzi un po’ di “serietà” nel comportamento, in seminario, è una maggior garanzia di “santità”.

Serietà e gioia non sono in contrasto, pensò lei, la gioia non si esprime tanto con una risata quanto con la luce che si accende dentro e si comunica con uno sguardo.
In quel momento lui la guardò proprio con gioia e, chiaramente, le lesse tutto dentro.
Forse era lì il segreto della loro profonda armonia: il fatto che lui fosse “intelligente” soprattutto nei suoi confronti.
Era bello, ma anche impegnativo, perché era inutile nascondersi, così tirò fuori il suo pensiero, anche se tra quelle anime beate si sentiva molto intimidita.

“Io penso” disse “che l’atteggiamento esterno di allegria sia dovuto più che altro al temperamento estroverso della persona e che le gioie più grandi siano silenziose e nascoste”.
“Bisognerebbe distinguere” disse una voce tranquilla “tra un’emozione passeggera e uno stato profondo del cuore, quando è in possesso di un bene che non ha paura di perdere.
Questa è la nostra condizione celeste, che si può anche definire come “pace” e ci viene offerta solamente da Dio.”   
Chi parlava così era un lungo personaggio, che si teneva un po’ in disparte dal gruppo e aveva un aspetto vagamente malinconico, ma nel complesso autorevole.
A lui guardarono tutti con interesse: in effetti aveva spostato il discorso dalla gioia alla pace e ne risultava una stretta correlazione.

“Pace e gioia”continuò “sono i principali effetti dello Spirito, sono, possiamo dire, una cosa sola.
Anche in mezzo a grandi tribolazioni i primi cristiani potevano goderne, avendo accolto le parole dello Spirito ed essendo passati attraversola Croce.”

Allora si fece un grande silenzio.

Tutto il gruppo si dispose in attesa riverente ad ascoltarela Paroladello Spirito che era stata evocata, e lei si fece ancora più vicina a lui, entrambi come investiti da quell’ondata di religioso silenzio.
Poi, nell’aria fattasi ferma e di cristallo, si udì passarela Paroladello Spirito e si delineò l’immagine del Verbo incarnato sotto la forma di una croce splendente.

Questo quello che lei vedeva, con i suoi limiti umani, ma tutti i presenti erano come affascinati da una visione divina ed assorbivano e rimandavano intorno una luce sfolgorante.
Lui le strinse la mano per farle coraggio e farle sentire la sua comprensione e complicità.
Ora la discussione intorno alla gioia si era interrotta avendo avuto una risposta, nata dal grembo del silenzio, tale da soddisfare ogni domanda e da superarla con un di più di esperienza gratificante.

“Che cos’hai visto?”
Chiese lui, portandola un po’ in disparte da quel gruppo beato.
 “Ho visto una grande croce ” disse lei “ma non dava l’impressione del dolore, anzi sembrava sprigionare una luminosa pace”.
“E’così” confermò lui ancora vibrante di gioia.

Il mistero della vera gioia si conosce soltanto attraverso la croce e tu ci sei ancora dentro, ma puoi già intravedere la luce che contiene.
Questa è una grande grazia, ma devo dirti una cosa che forse è sfuggita al nostro pallido amico che ha parlato per ultimo: è vero che i frutti dello Spirito sono gioia e pace, ma Paolo nomina prima l’amore.
Il frutto dello Spirito, dice, è amore, gioia e pace.
Sono questi come un unico frutto, ma, se noi guardiamo bene, la radice di tutto è l’amore e la radice, a volte, può essere molto amara.

Tu hai visto la croce che contrassegna ogni grande amore perché, per essere veramente amore  deve confrontarsi e vincere con la morte.
Non c’è è amore più grande di quello che dà la vita e dare la vita vuol dire essere pronto alla spoliazione estrema per l’altro.
Si può esprimere in tante forme e può raggiungere i più alti livelli.
Quello di Cristo è stato l’estremo, ma a noi è chiesto di parteciparvi.
Nessuno che ama può essere esente da questo sacrificio, che rende sacro e salva il suo amore.
Così, attraverso la croce, abbiamo la possibilità di ritrovare la gioia che è una manifestazione, un effetto dell’amore, niente può togliercela, se saremo nell’amore.
E la pace nasce proprio dalla certezza che niente potrà toglierci il nostro amore…”

A questo punto lui si fermò, come preso da un dubbio e, osservandola bene, “Mi segui?” le disse “Sei convinta?” e, poiché lei taceva, si accalorò nel difendere la sua tesi.

“Non senti in te una grande pace quando pensi che noi abbiamo la grande promessa di Chi non può mentire? Che Dio ci ha pensati insieme e insieme siamo destinati a vivere una realtà molto più ricca di quella che abbiamo conosciuto sulla terra? Che io sarò sempre io e tu sempre tu e quindi niente ci potrà dividere? Che amandoci ci siamo assicurati uno spazio eterno da godere insieme?”
Lei faceva cenno di sì, ma l’emozione le impediva di parlare.
“Rilassati!” fece lui “sei troppo tesa e non sei capace di riposare”
“In pace?” suggerì lei con impazienza.
“Non  voglio riposare in pace! Tutte le volte che sento questa espressione mi prende l’angoscia. Evidentemente non ne colgo il significato positivo, quello che il nostro amico ha collegato con la teoria della gioia, ma ci sento una rinuncia ad ogni preoccupazione, un distacco anche da coloro per i quali vorrei prodigarmi, una specie di tranquillo egoismo i ponti dell’affetto!”
“Già, ma è un errore grossolano” riconobbe lui “qui ci vuole una cura radicale:
Cancella subito tutte le associazioni di idee con la “pax romana”, con la “tranquillità dell’ordine”e le iscrizioni cimiteriali e cerchiamo una interpretazione più vera.  Vieni con me!”
La portò su di una altura, da cui lo sguardo spaziava lontano, fino a raggiungere, sullo sfondo, il mare .
Forse non era proprio il mare, ma un lago, che chiamavano enfaticamente mare e aveva un suo fascino particolare.
Lì, nell’aria serena, sentirono risuonare una voce che parlava di strane beatitudini.
I poveri, i miti, gli afflitti avevano la qualifica imprevedibile di beati e, in particolare, l’avevano i pacifici.

“Chi pensi siano i pacifici?” Chiese lui.
“Coloro che hanno la pace, ma soprattutto coloro che fanno la pace e sono chiamati figli di Dio.
 Perché solo Dio può dare la pace, quella che il mondo non può dare, e la dà ai suoi figli, rendendoli spesso molto dinamici, contrariamente a quanto pensavi.

Ma io ti mostrerò il segreto per avere la vera pace, quella  che ci può accompagnare in ogni difficoltà.
E’ un segreto che Paolo fa conoscere ai suoi amici Filippesi, quelli a cui aveva comandato di essere sempre allegri.
Dunque attenta! Dice proprio così:
“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio con preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori…”
Hai capito bene?
Il segreto è nei ringraziamenti che devono essere fatti insieme alle suppliche.
Ora è chiaro che uno ringrazia quando ha già avuto quello che chiede, oppure perché sa con certezza che gli sarà dato e questo gli dà la pace di Dio che supera ogni intelligenza.
Sei capace di farlo? Vuoi che proviamo insieme?”
In ginocchio, sotto un salice piangente che li accolse da amico, piegando fino a terra i suoi rami, lui e lei chiesero francamente tutti i doni che desideravano per la vita eterna e ringraziarono calorosamente.

Una rondine passò veloce come una freccia garrendo di gioia e puntando, diritta, verso il cielo.
Un soffio di vento gagliardo scompigliò i rami dell’albero e lo trasformò da piangente in danzante, come aveva cantato il Salmista: “Trasformerò il vostro lutto in danza…”

 

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