Gli sposi partecipano all’amore cristiano in un modo originale e proprio, non come singole persone, ma assieme, in quanto formano una coppia.

GEI, Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, 34 (1975)

Oggi questa è una verità ancora quasi sconosciuta: che chi è sposato possa e debba agire da sposato nella Chiesa, in quanto ha ricevuto il sacramento del matrimonio. È scontato che il singolo possa agire da battezzato, ma non è chiaro per niente che cosa significhi agire da sposato: spesso e volentieri ciascuno è chiamato a «lavorare» nella missione della Chiesa come singolo cristiano, ma il sacramento di cui è portatore recede sullo sfondo e sembra ininfluente. Questo significa disperdere una ricchezza inestimabile. Perché tutto questo?
Anche nel mondo laico la nozione di coppia pare spesso priva di contenuto, in quanto il legame coniugale è visto semplicemente come la somma di due unità (e su questa banale convinzione si costruiscono tante solitudini e tante giustificazioni per convivenze e separazioni).
La riflessione del Magistero afferma invece che la partecipazione alla comunità ecclesiale (all’amore cristiano) da parte di due coniugi avviene «in modo originale e proprio», cioè come coppia.
Ciò significa non solo che il sacramento è connesso con il legame (cioè con la relazione d’amore), ma che cambia l’azione stessa della persona: anche quella più banale (sbucciare le patate, rispondere al telefono, ecc.) avrà questo «timbro coniugale» ancora da scoprire nella sua vertiginosa profondità.

 Signore Gesù, Sposo Fedele,
mi alzo il mattino,
mi butto negli impegni,
calcolo i tempi del vivere
e non ho a cuore la certezza di essere coppia, il dono di essere coppia per sempre.
Ma quando la memoria del nostro sacramento affiora come una lama di luce nel grigio della mia vita allora è lei che mi porta.
Grazie Signore, perché hai inventato la coppia,
grazie Signore, perché sei interessato al nostro
vivere da sposati,
grazie Signore, perché questa esperienza
non è solo fuggevole emozione,
per il fatto che stiamo bene assieme
o perché tutto va liscio,
ma è certezza di avere cambiato «statuto»
del vivere,
è una nuova carta d’identità,
che unisce noi due e solo noi due
tra miliardi di esseri viventi.
Permettici di non dimenticarlo, Sposo Fedele!

 

3 Commenti a “Gli sposi partecipano all’amore cristiano in un modo originale e proprio, non come singole persone, ma assieme, in quanto formano una coppia.”

  • Antonio:

    Temo che non siano solo i laici a considerare il legame coniugale come la semplice somma di due unità.
    Talvolta sembra che anche gli ecclesiastici ritengano che il rapporto di ciascun coniuge con Dio sia cosa diversa e distinta dal rapporto matrimoniale: si ammette infatti che esista uno spazio personale dedicato al rapporto con Dio nel quale il coniuge non può entrare, che potrebbe invece essere luogo di incontro con un direttore spirituale.
    Pertanto, parrebbe che l’unione coniugale debba ritenersi totale ed esclusiva unicamente sul piano materiale, non anche sotto il profilo spirituale.

  • lidia antonella vicari:

    grazie perchè “lavorate” spiegando e diffondendo l’importanza e la bellezza del sacramento nuziale,ignorata dagli stessi sposi cristiani .Per me è urgente e necessario chiarire che molte problematiche della famiglia trovano soluzione parlando esclusivamente alla coppia.

    Auguri per il vostro lavoro speso per la gloria di Dio e il bene della famiglia umana. saluti!

    • Antonio:

      Concordo pienamente e spero che in occasione del prossimo Sinodo dei Vescovi sulla famiglia questo aspetto venga adeguatamente considerato.
      A mio modesto avviso, sarebbe infatti più appropriato concentrare l’attenzione sulla teologia del rapporto matrimoniale, non tanto sulla famiglia in generale. Tuttavia, ho l’impressione che in tale materia il contributo richiesto ai fedeli laici sia assai limitato.

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