Giocare insieme – Il presepio

Ora non usa più tanto fare il presepio a Natale.
O meglio, i presepi compaiono ancora nelle case, ma sono quasi sempre preconfezionati, con luci e musiche incorporate; si mettono e si tolgono senza problemi, magari sotto un grande albero sfarzosamente addobbato.
Ma loro no, facevano del presepio il loro gioco natalizio che comportava anche un impegno notevole di tempo, di luogo, di fantasia.
Avevano incominciato con una bella Madonnina, regalo di lui, dolcissima, fine, riservata, era una statuetta che poteva andar bene per una annunciazione come per una natività, faceva pensare a quella sobria e devota dipinta dal Beato Angelico, un po’ inchinata, ad occhi bassi, era tutta una preghiera
Non fu facile trovargli un Figlio, che fosse spirituale, come Lei, e nello stesso tempo  incarnato, un bel bambino santo , ma reale, che giacesse in una mangiatoia.
Tutto nudo?   Quando mai una mamma, velata da capo a piedi, mette sulla paglia un bambino appena nato, in una notte d’inverno, senza ricoprirlo?
“Lo avvolse in fasce e lo depose nella mangiatoia” Maria, che era una mamma estasiata, ma di buon senso.   E, dato che di Bambin Gesù avvolti in fasce è difficile trovarne ecco che lei provvedeva a rivestirlo con tutto l’amore e la cura necessaria, con piccole,vere, fasce.
Ma il Bambino doveva avere anche un padre terreno, oltre a un Padre celeste, e non era facile trovargliene uno.
L’immagine di San Giuseppe, infatti, si presta a molte interpretazioni: si può trovare il San Giuseppe vecchissimo, che siede pensieroso, come il pastore errante nell’Asia, o il San Giuseppe che veglia sulla sua Famiglia, appoggiato ad un bastone fiorito, oppure, ultimamente, un po’ per reazione alla versione del santo tradizionalmente vecchio, un San Giuseppe biondo e prestante, che rivendica la sua personalità di giovane padre, sia pur putativo.
Risolto con qualche ritocco il problema delle scelte delle statuine, i due discutevano poi in quale ambiente della casa collocarle: all’ingresso, per accogliere chiunque entri con il loro messaggio di salvezza, o in camera, nel luogo di preghiera, come richiamo al mistero dell’incarnazione, o in soggiorno, dove la Sacra Famiglia avrebbe potuto partecipare meglio alla vita di famiglia?
Optavano quasi sempre per quest’ultima soluzione, anche se non era la più tranquilla.
Un presepio in un luogo vissuto, dove i bambini potevano interferire a modo loro, era sempre un po’ in pericolo, ma certamente più vivo.
Lui preparava la struttura di base con tavole, scatoloni e cartoni, senza dimenticare il laghetto circolare fatto da un suo specchietto da barba, lei rivestiva il tutto di carta da roccia e da un bel tappeto di morbido muschio, che aveva ancora il profumo dei boschi dove era stato raccolto.
Poi venivano sistemate le statuine che poco alla volta, di anno in anno, si erano aggiunte a quelle iniziali, da quelle più piccole, sparse qua e là sui monti, a quelle più grandi, da mettere vicino alla capanna.
Per un tacito accordo nessuno dei due interferiva nel lavoro dell’altro, per non mortificare la sua creatività, ma, come sempre, il loro modo di procedere era molto diverso.
“Ecco, è finito!” Diceva lui soddisfatto e sbrigativo, sistemando in mezzo al muschio l’ultima pecora.
Lei, al momento, non diceva niente, ma poi, la sera, quando non c’era nessuno, sistematicamente operava i suoi cambiamenti.
Sì, perché il Bambino doveva stare più vicino alla Madonna, i pastori dovevano formare dei gruppetti nel dirigersi verso la capanna, le pecore sparse dovevano diventare un bel gregge guidato dal pastore e alberi e casette dovevano armonizzare per costruire un paesaggio credibile…
“Ecco, lo sapevo, hai cambiato tutto!” Diceva lui il giorno dopo quando se ne accorgeva.
“Un’altra volta il presepio lo fai da sola!”
Da sola?   Niente affatto. Da sola non sarebbe stata capace neanche di incominciare e poi non c’è nessun gusto a giocare da soli…

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