Frammenti_cap8

Capitolo VIII


Io intanto sono misero e bisognoso; ma il Signore pensa a me.
Mio aiuto e mia salvezza sei Tu; Signore, non tardare.
sal.  39, 18
Le mie vicende Tu le hai contate;
raccogli le mie lagrime nell’otre tuo;
non stanno già sul tuo libro?
sal.  55, 9
Se abbiamo ricevuto dalla mano di Dio i beni,
perché non accettarne anche i mali?
giob. 2, 10
Mettimi a prova, o Signore, e fa saggio di me;
passa al crogiolo le mie viscere e il mio cuore;
Perché la tua bontà mi sta sempre innanzi gli  occhi,
e mi conduce a tenore della tua fedeltà.
sal. 25, 2-3
Signore, mio Dio, Te premuroso io cerco;
di Te ha sete l’anima mia, a Te anela il mio corpo.
sal.  62,  2

Dio che è il «bene, tutto il bene, il sommo bene» (s. Francesco) non può che diffonderlo, essere la causa di ogni bene.
È «proprio per la sua bontà che Dio diventa causa delle cose – il bene è diffusivo – e ciò a cui tendono tutte le cose» (S. Bonaventura). Da Dio quindi non può mai venire il male; solo gli uomini hanno il potere di fare il male.
Come il peccato originale è nato dalla libera scelta di Adamo, così, molto spesso il male che si trova nel mondo e che ci da tanta sofferenza è legato alla libertà dell’uomo; il prezzo della sua distruzione sarebbe l’annullamento della libertà stessa.
Questo dovremmo ricordare tutte le volte che siamo tentati di attribuire, e forse di rinfacciare a Dio mali che sono in realtà colpe di uomini, azioni di uomini contro gli altri uomini ed anche contro Dio; noi accusiamo Dio a volte per evitare di accusare noi stessi. Ma se Dio non può fare il male e non può volerlo, può però permetterlo. Egli permette davvero il male al punto che «non ha risparmiato neppure il figlio suo, ma l’ha sacrificato per noi tutti» (Rom. 8, 32). Qui si impone una attenta riflessione. Un Dio lacerato dalla sofferenza per aver condiviso la sofferenza dell’uomo, un Dio che muore per noi non può essere accusato di causare il male e la morte.
Inoltre Dio non avrebbe mai permesso il male, se non potesse trarre, da esso il bene. Egli permette il male solo per motivo di un bene maggiore che ha rapporto col suo nome e la salvezza delle anime. Dio può trarre così il bene dal male perché gli effetti delle nostre cattive azioni sono fuori del nostro controllo, fuori del nostro potere, sono nelle mani sue e la sua bontà infinita, la sua eterna volontà di bene sanno trovare sempre una via per arrecare ancora del bene alla creatura peccatrice.
Nessuno sfugge dalle sue mani amorose; «la vostra intenzione era per il male: ma quella di Dio per il bene» (Gen. 45). Siamo quindi immersi nel bene e tutto coopera al bene; anche se questo non sempre appare dagli effetti immediati, perché la volontà di Dio che non conosce «variazione né ombra di mutamento» (Giov. 1, 17) vuole assolutamente il bene.
Le tribolazioni, i mali che incontriamo sul nostro cammino terreno possono allora avere il significato di una prova, di una tentazione a non credere nell’amore perenne di Dio.

«O Dio eterno, Tu vedesti la fragilità di, questa nostra natura umana, vedesti quanto è debole, fragile e misera e perciò Tu, sommo Provveditore, in ogni cosa hai provveduto alla tua creatura, Tu, Rimediatore ottimo, ad ogni cosa hai dato rimedio, per sostenere la debolezza della nostra carne».
(S.  Caterina da  Siena)


Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting