Frammenti_cap31

Capitolo XXXI

Ma dall’alto ordinò alle nubi, ed aprì le porte del cielo,e fece piovere su di essi la manna per cibo, e diede loro il vane del cielo.
L’uomo mangiò il pane dei forti: a sazietà mandò  loro cibi.
sal. 77, 23-25
II Signore sostiene chi sta per cadere e raddrizza chi è già piegato.
Gli occhi di tutti da Te attendono, e Tu dai loro a suo tempo il loro cibo;
allarghi la mano e fai sazio e contento ogni vivente.
sal.  144,  14-16
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Chi mangerà di questo pane vivrà in eterno.
Giov.  6,   13
Io sono la luce del mondo; chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce di vita.
Giov. 8, 13
Ti amo, o Signore, mia forza;
Signore,  mia rupe,  mio baluardo, mio scampo; mio Dio, mia rocca di rifugio, mio scudo e mio corno di salvezza, mio asilo.
sal.   17,  2-3

«Chi mai ha sentito parlare di un tal prodigio, che si potesse mangiare la vita? Soltanto Gesù può darci tale cibo. Egli è la vita per natura, chi lo mangia, mangia la vita. Solo il Figlio di Dio essendo la vita per essenza, può promettere, può dare la vita» (Bossuet).
Infatti Gesù Cristo si chiama e si definisce ripetutamente il «pane della vita» ed anzi minaccia di morte chi non mangerà della sua carne e non berrà del suo sangue: «se non mangerete e non berrete… non avrete la vita in voi» (Giov. 6, 54).
Cristo è la vita dell’uomo e una dimostrazione di questa verità a noi tanto inaccessibile la possiamo trovare quando afferma che «chi mangia me, vivrà per me» (Giov. 5, 57). «Come il Padre che vive ha mandato me, ed io vivo per il Padre» (Giov. 5, 57) così la Vita dell’uomo si ha quando Cristo entra non solo nei limiti della nostra natura, ma anche in quelli della nostra persona e qui diviene il principio vitale della nostra esistenza, così che «non son più io che vivo ma è Cristo che vive in me» (Gai. 2, 20).
Noi viviamo per Cristo, perché il nostro essere è stato soprannaturalmente trasformato in Lui. L’Eucarestia è come un prolungamento della incarnazione, perché ci unisce a Cristo come l’incarnazione ci accosta a Dio. Se l’Incarnazione è Dio che si fa uomo, l’Eucarestia è Dio che si fa ogni uomo. Dio sembra abbassarsi verso di noi, ma effettivamente ci solleva fino a sé per divinizzarci; «Dio si è fatto uomo (e per di più si è messo sotto un po’ di pane in questo sacramento) perché tu divenissi Dio» (S. Agostino).
Certamente già il Battesimo ha infuso in noi questa vita divina, ma appena in germe; l’Eucarestia è il sacramento specifico per la conservazione, lo sviluppo di questa vita, è quindi per eccellenza il «pane di vita». Per questo ci viene sotto forma di alimento, proprio per designare questo effetto di sviluppo della vita che è Lui stesso.  «Io sono venuto perché abbiamo la vita e l’abbiano abbondantemente» (Giov. ” mangia la mia carne e beve il mio sangue me ed io in Lui» (Giov. 6, 57).
Di fronte a tale sacramento esaltato da S.Ignazio M. come «il farmaco dell’immortalità e l’antidoto contro la morte» nessuno di noi malati può rimanere indifferente e non sentire il desiderio di  utilizzarlo.
S. Agostino così ci esorta:   «Chi vuol vivere sa dove vivere, dove attingere la vita. S’accosti e creda, s’incorpori affinché sia vivificato…».

«O Signore, io non posso vivere senza di te e non riesco ad esistere senza la tua visita. Perciò bisogna che io frequentemente mi accosti a te e ti riceva come medicina per la mia salute, onde non mi accada, se sarò privato del celeste alimento, di cadere esausto lungo la via».
(Imitazione di Cristo, libro IV, cap 3,2)


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