Frammenti_cap30

Capitolo XXX

Felice chi si dà pensiero del misero;
nel giorno di sventura il Signore lo scampa;
Il Signore veglia su di Lui e lo conserva in vita,
perché sia felice sulla terra,
e non lo abbandona alle brame dei suoi nemici.
Il Signore lo sorregge sul letto ove languisce; finché giace infermo ne lenisce i dolori.
sal. 40, 2-4
Rassegnati nel Signore e da Lui attendi.
sal. 36, 7
Ti esaudisca il Signore nel giorno del pericolo, ti sollevi al sicuro il Nome del Dìo di Giacobbe.
Ti mandi aiuto dal Santuario, e da Sion ti sostenga.
Rammenti tutte le tue oblazioni, e i tuoi olocausti li abbia in pregio.
Ti accordi quanto desiderie compisca ogni tuo disegno.        :
sal. 19, 2-5

La medicina propria dell’uomo ammalato specie nel corpo è «l’Olio degli infermi» chiamata anche, ma non felicemente, estrema unzione, non perché sia da darsi a chi è agli estremi della vita, ma così denominata per distinguerla dalle altre unzioni ricevute precedentemente nel Battesimo e nella Cresima. L’unzione con l’Olio Santo, è data al malato proprio come rimedio per guarirlo, infatti l’olio è ritenuto fin dagli antichi il rimedio ordinario ai mali. Anche nella parabola del Samaritano vediamo che questi benda le piaghe «versandovi dell’olio e del vino» (Le. 10, 34). Così, ciò che questo sacramento intende significare e, quindi, produrre, è la guarigione. E, mentre le altre medicine tendono a guarire l’uomo spiritualmente, questo Sacramento fu istituito da Gesù Cristo proprio per guarire l’uomo anche corporalmente. Ma poiché il corpo non può essere guarito totalmente se non attraverso l’anima, vita del corpo, così l’Olio degli infermi, raggiunge il corpo mediante un risanamento più profondo dell’anima. Nel Concilio di Trento l’Olio degli infermi viene, infatti, definito «perfezionamento della penitenza» perché, mentre la penitenza toglie solo la causa di ogni male: il peccato, l’olio toglie anche gli effetti, in noi, del peccato, cioè: debolezze dell’anima resa incapace di audacia e pazienza nelle imprese difficili, quali la malattia e la morte corporale.
Inoltre le ferite del peccato originale, curate nel Battesimo, e quelle dei peccati attuali, rimarginate nella penitenza, lasciano ancora, sotto molti aspetti, talmente indebolito l’organismo spirituale del fedele, che, al sopraggiungere di una grave malattia e dello sfacelo del corpo e degli attacchi del demonio, rimarrebbe esposto al grave pericolo di soccombere nella prova. Ad ovviare a questi pericoli ed a queste debolezze la grazia sacramentale dell’Olio degli infermi infondendo un vigore nuovo alla grazia santificante, aumenta la virtù della speranza, per cui l’infermo si rimetterà fidente nelle mani della misericordia divina, moltiplicando i soccorsi della grazia attuale rende più capaci di superare ogni ostacolo. Quando la malattia rimane, come in alcuni casi, una difficoltà fatale alla salvezza dell’anima, allora la guarigione corporale diviene il primo effetto sacramentale dell’Olio degli infermi. Poiché non è sempre vero che la guarigione sia espediente alla salvezza, e che la malattia sia di ostacolo, lasciamo alla provvidenza di giudicare ciò che meglio convenga. Da parte nostra ricorriamo al Sacramento con la cura principale di ottenere il soccorso spirituale proprio del momento, e poi, la guarigione, se ciò sarà necessario alla nostra salvezza.

«O Padre Santo, medico delle anime e dei corpi, che mandasti il Figlio Unigenito, il Signore Nostro Gesù Cristo, a curare ogni malattia e a liberarci dalla morte, sana anche il tuo servo da tutte le infermità che lo affliggono e riempilo di vita con la grazia del Tuo Cristo».
(Formula Greca dell’Unzione)


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