Frammenti_cap26

Capitolo XXVI

Presto esaudiscimi,  o Signore,
mi vien meno lo spirito; non nascondermi il tuo volto, sarei pari ai discesi nella tomba.
fammi sentire per tempo la tua benignità, perché confido in Te;
fammi conoscere  la strada che devo tenere, perché a Te ho sollevata l’anima mia,
sal. 142, 7-8
Addestrami a fare la tua volontà, perché Tu sei il mio Dio. Benigno è il tuo Spirito, guidami per via piana;
per amor del tuo Nome, Signore, ravvivami, per la tua equità cavami d’affanno.
sal. 142, 10-11
Buono e retta è il Signore; perciò addita agli erranti la via.
sal. 24, 8
La condotta di Dio è tutta bontà e fedeltà per chi osserva il patto e gli ordini di Lui.
sal. 24, 10

Se la preghiera di fede ha la possibilità di attuare la guarigione non può non essere ritenuta essa stessa una medicina efficace. Tutto sta nel pregare così bene da farci entrare nelle promesse divine di essere sicuramente esauditi.
Cerchiamo allora di conoscere queste promesse, perché sono un invito esplicito dell’Amore divino, desideroso di accordarci ogni cosa che chiederemo.
«In verità, in verità io ve lo dico: qualunque cosa domandiate al Padre, ve l’accorderà nel mio nome» (Giov. 16, 23).
Gesù fa una promessa formale; il Padre ci darà tutto ciò che gli domanderemo in nome suo. La preghiera deve sempre essere fatta al Padre invocando Gesù, deve sempre tradursi in una elevazione a Dio attraverso il Cristo. Tanto più spontaneo sarà il pregare nel suo nome tanto più viva sarà l’Unione nostra con Cristo.
«Se voi rimanete in me, e le mie parole rimangono in voi, domandate quanto volete e vi sarà fatto» (Giov. 15, 7), perché «colui che mi ama sarà amato dal Padre mio, e noi verremo a lui e in lui faremo dimora» (Giov. 14, 21-23).
La condizione prima, quindi, per essere esauditi è di essere uniti a Cristo, di rimanere in Cristo. Ma non si può essere uniti a Cristo, vivere cioè della sua vita, senza essere nella sua amicizia.
Essere amici è di più che essere amati, per essere amici ci vuole corrispondenza, una reciprocità, una intimità, una comunione di pensiero e di sentimento.
Gesù chiede allora per prima cosa di corrispondere al suo amore, di rimanere nel suo amore: «manete in dilectione mea» (Giov. 15, 9).
Rimanere nell’amore di Cristo è per primo lasciarsi amare da Lui, non mettendo nessun ostacolo al mantenimento di una tale amicizia.
Ma «voi siete miei amici se fate quel che vi comando» (Giov. 15, 14).
L’amicizia esige proprio l’unione delle volontà. E l’unione della nostra volontà a quella di Cristo si prova per la nostra fedeltà a fare ciò che egli ci domanda. Ora, più la fedeltà si esercita nelle più piccole cose, e traduce così la delicatezza del nostro amore, più profondamente noi dimoreremo in Cristo.
«Se osserverete i miei comandamenti, resterete nel mio amore» (Giov. 15, 10). E nulla perciò sarà negato se chiesto nell’amore.
«Fino a questo momento non avete domandato cosa alcuna nel mio nome; domandate e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa» (Giov. 16, 24).

«O Dio,… fa che noi, tuo popolo, amiamo ciò che tu comandi e desideriamo ciò che tu prometti, affinché in mezzo al mutar delle cose del mondo, i nostri cuori sian fissi dove sono le vere gioie».
(Oraz, della IV Dom. dopo Pasqua)


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