Frammenti_cap23

Capitolo XXIII

Quando mi trovo nell’angustia e nell’affanno,
allora invoco il nome di Dio:
deh! Signore, fammi salva la vita.
Pietoso è il Signore, e benefico; il nostro Dio ha compassione.
Il Signore protegge i piccoli; san ben dappoco, eppure il Signore mi soccorre.
sal. 114, 3-6
Essendo a me affezionato, io, lo scamperò,
lo trarrò in salvo, perché riconosce il mio Nome.
Appena m’invoca lo lo esaudirò, sarò con lui nell’avversità, lo libererò e lo farò onorato.
Lo farò pago di lunga vita, e partecipe della mia salute.
sal. 90, 14-16

Quando si è ammalati, per guarire si ricorre naturalmente al medico e alle medicine. Per comprendere maggiormente allora come Cristo sia per noi medicina e operi in noi la salute, penso sia utile l’analogia con le medicine umane a noi così familiari. Le medicine infatti sono indispensabili per produrre la salute, e per esercitare la loro azione salutare devono venire a contatto con l’organismo malato, raggiungerlo proprio nell’intimo dove ha origine il male. Prima e fondamentale caratteristica delle medicine è di non guarire a distanza, ma dentro l’uomo malato. Analogamente si potrebbe dire della medicina di Dio. L’uomo malato ha bisogno di Dio, di Cristo.
Ma per comprendere come Cristo sia salvezza, medico e medicina dell’uomo, è necessario premettere una conoscenza, il più possibile profonda dell’uomo stesso, a cui il Cristo rivolgerà la sua opera di salute.
Ciò che dovrebbe essere tenuto come punto di partenza per la comprensione del mistero dell’uomo è il più indimenticabile ed il più dimenticato dei versetti del Genesi: «E Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza» (1, 26). L’uomo è fatto così ad immagine di Dio. Non si finirà mai di riflettere su questa espressione biblica. E quanto più si conoscerà l’uomo tanto più si penetrerà nella profondità di Dio, come quanto più si conoscerà Dio, tanto più si scoprirà l’intima essenza dell’uomo.
«Il Signore Dio dunque formò l’uomo dal fango della terra e gli ispirò in faccia il soffio di vita; e l’uomo divenne essere vivente» (Gen. 2, 7).
L’essere umano è così una sostanza unica, formata da due principi intimamente uniti ed inscindibili: il corpo e l’anima spirituale.
E’ però il soffio vivificante dello spirito di Dio che caratterizza l’uomo; e s. Ireneo ha potuto così affermare che: «solo coloro che posseggono non solamente un’anima ed un corpo ma anche lo spirito
divino, possono veramente dirsi uomini». Per comprendere poi come l’uomo sia voluto da Dio a «sua immagine e somiglianza», bisogna arrivare ad afferrare come l’uomo sia fatto partecipe della natura di Dio. Per questa, in unione con la carne, l’anima assume lo spirito di Dio. L’uomo è così regolato e diretto non solo da una intelligenza umana ma anche da un principio di vita, lo Spirito Santo.
Ma s. Ireneo afferma ancora che: l’uomo è fatto ad immagine di Dio perché è fatto sul modello del Verbo Incarnato, vera «immagine di Dio».
Nel simbolo atanasiano leggiamo: sicut anima rationalis et caro unus est homo, ita Deus et homo unus est Christus, (come l’anima razionale e la carne sono l’uomo, così Cristo è Uomo e Dio).
Solo allora guardando a Cristo, che in questo senso è il più vero e perfetto uomo, noi possiamo capire la nostra realtà profonda di uomini voluti «ad immagine e somiglianza di Dio».
Ma poiché, per il peccato, l’uomo ha alterato fino a renderla quasi irriconoscibile questa immagine in sé di Dio, Cristo è inoltre l’unico mezzo per ridarle la primitiva somiglianza.
Mentre l’uomo è fatto «ad immagine e somiglianza di Dio», Cristo invece è «l’immagine e somiglianza». Così solo attraverso il Cristo, a condizione di «rinascere» in Cristo, l’uomo può e deve realizzare la sua vera condizione di uomo. E’ delineata in questi termini la via di salvezza che deve attuarsi nell’uomo.
«O Signore, ricordati di me che giaccio nelle tenebre e nell’ombra della morte e risuscita questa creatura Tua con l’amore Tuo che è il mio spirito vitale. Mandami, o dolcissimo figlio di Dio, il tuo spirito divino, affinché riformi me deformata dal peccato e mi trasformi nella bellissima forma e grazia Tua».
(Ven. Giovanni di G. M.)


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