Frammenti_cap22

Capitolo XXII

Considerate il Signore e la sua potenza, studiatevi di piacere sempre di più a Lui.
Ricordate le meraviglie da Lui operate, i suoi prodigi, e le sentenze emanate da Lui.
sal. 104, 4-5
Oh, volesse Dio parlar con te, e aprirti le sue labbra, per manifestarti i segreti ‘detta sapienza, i molteplici aspetti della sua legge! Allora capiresti che esige da te molto meno di quello che non meritino le tue colpe.
giob. 11, 5-6
A Te, o Signore, io ricorro; ch’io non rimanga mai deluso.
Per la tua giustizia liberami e scampami, porgi a me l’orecchio e soccorrimi.
Fammi da rocca di rifugio, e da riparo, ove pormi in salvo; perché mia rupe e mio riparo sei Tu.
O Dio, non startene lontano da me; mio Dio, accorri in mio aiuto.
sal. 70, 1-3 e 12

Gesù Cristo ha preso una natura umana, fatta di sangue e di carne come la nostra, per essere in tutto come noi, escluso il peccato.
Si è fatto simile a noi per poter essere solidale, in comunione con tutti noi.
Dal primo istante, alla fine della sua vita terrena ha tenuto infatti sempre presente ai suoi atti tutti gli uomini, ha compreso in sé la vita di tutti, ha vissuto nel suo cuore di uomo tutta la storia di ciascun uomo, per poter meritare la grazia necessaria alla santificazione di ogni momento della vita di ciascuno.
Pensiamo, ad esempio, al significato della sofferenza di Gesù nell’orto degli ulivi.
Gesù non aveva per parte sua alcun motivo di tristezza. Era solo la mia sofferenza che egli subiva; era triste per me perché nella sua mente ero apparso io, e nella sua carne aveva preso la mia carne.
Era solo, perché i suoi amici dormivano di un sonno profondo. Ciò nonostante questo deserto era popolato; tutta l’umanità era con Lui. Egli portava in sé la nostra debolezza, tutta la nostra sofferenza. Tutti gli uomini erano con Lui, con i loro disgusti, le loro paure, le loro agonie.
E quando Gesù diceva : «la mia anima è triste fino alla morte», era la nostra voce che in Lui si esprimeva.
Cristo ha vissuto così il mio dolore e il dolore di ogni uomo, e lo ha santificato perché lo ha sottomesso alla volontà del Padre. La sua voce è la mia voce, la voce di ogni uomo: «non la mia volontà ma la Tua sia fatta».
Tutti gli uomini erano così presenti in Cristo, con la loro vita nella sua vita, con le loro sofferenze nella sua sofferenza, con la loro agonia nella sua agonia, con la loro morte nella sua morte.
Tutto ciò che Cristo ha fatto lo ha fatto con tutti noi.
Cristo ha così penetrato e santificato ogni stato umano e non solamente qualche atto; vive in comunione con ciascun uomo sempre e non solamente per qualche tempo.
Più nessun uomo allora è solo da quando è stato compreso da Cristo.
Se ieri Cristo ha vissuto, anticipandola, tutta la mia vita di oggi, è evidente che io, nella mia vita di oggi, prolungo il Cristo se vivo come mi ha vissuto Lui.
Se la sua storia umana è la mia storia perché Cristo ha sofferto queste mie sofferenze, ha sofferto per la mia salvezza, non posso che rivivere in ogni momento della mia vita, in me, la vita di Cristo.
Mi chiederò allora continuamente: come ha vissuto Cristo questi momenti della mia vita, con quali sentimenti, con quali intenzioni?
Voglio soffrire come estensione della sua Passione, perpetuare la sua vita di riparazione, di sacrificio, di lode e di adorazione, cioè «voglio rinnovare in me tutto il suo mistero, facendo di me come una nuova umanità aggiunta alla sua».
Quale grandezza acquisterà la mia vita se non la vivrò più solo, ma se Gesù la vivrà in me!
Tutta verrà trasformata, utilizzata, portata alle dimensioni stesse di Cristo.
Tutto posso in Colui che è la mia forza, le piccole cose come le grandi a causa della maestà di Cristo che le fa in me e che vive la mia vita, e le grandi come piccole e facili a causa della sua onnipotenza.
«Dunque non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. E pur continuando a vivere nella carne, io ormai vivo per la fede nel Figlio di Dio».

«Illumina, o Signore, i miei occhi perché sappia ciò che Tu gradisci in ogni tempo, e allora sarò saggio. Guidami, o Signore, sulla tua vita, e sarò santo».
(S. Bernardo)


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