Frammenti_cap21

Capitolo XXI

Annunzierò il Tuo nome ai miei fratelli, nell’adunanza dirò le Tue lodi.
sal. 21, 23
Gli occhi di tutti sperano in te, o Signore,
e Tu, a suo tempo, dai (a tutti) il loro cibo,
apri la Tua mano
e riempi ogni vivente di benedizione.
Il Signore è giusto in tutta la sua condotta, e santo in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a tutti quelli che l’invocano, a tutti quelli che l’invocano con sincerità.
Egli fa la volontà di quelli che lo temono, ne ascolta le preghiere e li salva.
Il Signore protegge tutti quelli che lo amano.
La mia bocca celebrerà le lodi del Signore; benedica ogni mortale il suo Santo nome per sempre, nei secoli dei secoli.
sal. 144, 15-21

Quando si giunge all’amore di Dio, immediatamente si scopre la preziosità del tempo presente; il passato e il futuro sembrano quasi perdere valore.
E’ infatti nel continuo ripetersi di questo presente che si compiono le relazioni d’amore con Dio. Ad ogni istante Dio mi nutre col suo amore, ad ogni istante, possiamo ancora dire con s. Teresina, ricevo dal Padre «l’essere e la missione». Cioè Dio ci fa decidere ad ogni istante ciò che deve essere per il nostro bene. E’ la volontà di Dio che ad ogni istante ci ispira ciò che liberamente dobbiamo fare in funzione del nostro destino. Ad ogni istante si riceve e si testimonia l’amore eterno, in ogni istante si trovano definiti i rapporti del tempo e dell’eternità.
Tutto ciò che è terreno, anche il più banale, tutto ciò che è quotidiano, anche se ci appare senza valore, viene trasformato da questo incontro continuo con l’eterno. Tutta la nostra esistenza, ivi comprese le debolezze, gli affanni e i dolori, termina così, in un incessante ripetersi di attimi, in Dio. Tutto diventa utile allora, quando si profitta di ogni evento per farne occasione di un dialogo amoroso con Dio. Quando le inclinazioni della nostra volontà e del nostro cuore sono educate ad andare sempre verso Dio, allora tutta la nostra esistenza viene elevata, nobilitata, e nulla viene speso inutilmente.
Se volessimo, poi, precisare «la missione» specifica di noi, «esseri» malati, che ad ogni istante ci garantisca l’utilità e la nobiltà dell’esistenza, dovremmo ricordare, come premessa fondamentale, che l’umano e il divino non sono contraddittori, ma congiunti in modo tale che l’umano porta al divino e il divino si incarna nell’umano. Così, il malato, mentre deve sempre combattere contro la malattia, sia con mezzi naturali come il ricorso al medico, alle cure, alla igiene di vita ecc., sia con gli aiuti soprannaturali cioè: preghiere, sacramenti, e persino la domanda del miracolo, simultaneamente, perché ciò non è in contrasto con il desiderio di guarigione, deve unirsi alle sofferenze di Cristo, abbandonarsi alla volontà di Dio, partecipare col Cristo, utilizzando le proprie personali sofferenze, alla redenzione del mondo e all’estensione del Regno. Ecco la missione che si offre, ad ogni istante, al malato! La sua vita diventerà allora una vita preziosa, quando continuerà nella sua personale esperienza dolorosa il Cristo, quando ciascuno vivrà in sé, con sempre maggiore coscienza il mistero della redenzione che supera la dimensione personale per abbracciare tutti gli uomini, e sulla propria croce, come Cristo, si offrirà all’amore per i fratelli e testimonierà la Croce centro del cristianesimo e salvezza del mondo.
«Io non voglio lasciar perdere questo sangue prezioso! Io passerò la mia vita a raccoglierlo per le anime». (S. Teresa di Lisieux).

«Fuoco consumante, spirito d’amore, discendi in me affinché nell’anima mia si faccia come un’altra incarnazione del Verbo; che io gli sia una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi il suo mistero».
(Suor Elisabetta della Trinità)


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