Frammenti_cap19

Capitolo XIX

T’invoco perché mi rispondi, o Dio; tendi a me l’orecchio, ascolta il mio dire.
Magnifica le tue misericordie, tu che salvi i fidenti, da quei che insorgono, con la tua destra.
Custodiscimi come la pupilla dell’occhio, ricoverami all’ombra dette tue ali.
sal. 16, 6-8

Porgi a me orecchio,
liberami tosto.
Fammi da rocca di rifugio,
da luogo di riparo, ove pormi in salvo;
poiché mia rocca e mio riparo sei Tu. Per amar del Tuo nome, assistimi e guidami.
sal. 30, 3-4
Il Signore è mio pastore, non manco di nulla;
in erbosi pascoli mi fa posare, ad acque ristoratrici mi mena,
ricrea l’anima mia;
mi guida per i giusti sentieri
a ragion del suo Nome.
Quand’anche andassi per cupa funerea valle,
non temo alcun male, perché Tu sei con me; l
a Tua verga e il tuo vincastro,
ecco i miei conforti.
sal. 22, 1-4

A riassumere tutti gli atteggiamenti di bontà, di misericordia, di salvezza, di sostegno, di intimità che il Signore mostra verso la sua creatura come motivo di speranza e di fiducioso abbandono, non c’è nulla di meglio dell’immagine del Buon Pastore.
E’ Cristo stesso che ci da viva, palpitante questa immagine di sé: «Io sono il buon Pastore» (Giov. 10, 14), e con brevi tratti ce ne delinea tutta la figura. «E Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me» (idem.).
Il Signore infatti conosce ciascuno di noi di una conoscenza profonda, penetrante. Tutto ciò che è nascosto nel nostro cuore, i nostri segreti, le profondità dell’anima sono manifeste a Lui.
«Il cuore è inscrutabile, chi lo può penetrare? Io, il Signore, che scruta il cuore ed esamina le reni per dare ad ognuno secondo le sue opere» (Ger. 17, 9). Il Signore sonda le profondità dell’oceano e il cuore dell’uomo e nulla gli rimane nascosto. Ma una conoscenza così penetrante avrebbe di che spaventarci, se non fosse nel tempo stesso piena d’amore e di tenerezza. Conoscere, per Dio, vuoi dir accordare il suo amore, un amore di predilezione che distingue e sceglie. Questa conoscenza affettiva di cui Dio ci circonda, ben lungi dall’essere una sorveglianza se-•vera, è una benevola cura, una presenza amica che ci segue in tutti gli istanti della nostra vita.
«Ed Egli chiama le sue pecore per nome… e cammina davanti a loro, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce…» (Giov. 10, 3-4). Dio non usa mai violenza, chiama e fa strada, cerca di entrare nel nostro cuore con una delicatezza estrema, in un modo quasi timido. Ma «se qualcuno udirà la mia voce, e mi aprirà la porta, entrerò a lui e cenerò con lui, ed egli con Me» (Apoc. 3, 20).
«Io sono venuto perché abbiano vita, e vita abbondante..,» (Giov. 10, 10) e per questo «offro la mia vita per le pecore» (10, 15).
La dolce figura del pastore non sminuisce agli occhi nostri la grandezza e l’infinità divina, perché è proprio quando sentiamo presente questa potenza ed immensità divina che con tanta più sicurezza ci abbandoniamo alla sua guida. «Io sono l’alfa e l’omega, principio e fine» dice il Signore Dio, «colui che è, che era, e che ha da venire, l’onnipotente» (Apoc. 1, 8).
Il nostro pastore è così causa e scopo finale dell’universo «il principio delle cose create» (Apoc. 3, 14). «Io sono il primo e l’ultimo, il vivente, e fui morto, ed ecco io vivo nei secoli dei secoli, ed ho le chiavi della morte e dell’inferno» (Apoc. 1, 17-18).
Il nostro pastore è il Cristo, il vivente perché ha il principio della vita, – infatti «il soffio di vita viene da Dio» (Apoc. 11, 11), – il Risorto, e perciò ha le chiavi, il potere sulla morte che ha vinta, e sull’inferno.
«O Gesù, fa che l’amore mi penetri e mi circondi; il tuo amore misericordioso mi rinnovi ad ogni istante».  (S. Teresa del Bambino Gesù)
«Dio mio, Tu sei amore e onnipotenza, Tu sai tutto, puoi tutto, vuoi tutto e conduci ogni cosa per la Tua gloria e per il vantaggio nostro. Quanta fede attingo da questa verità, quanta confidenza, che riposo e che amore mi comunicano! So che, anche quando non mi dai niente di palpabile, Tu sei sempre il mio Dio e provvedi sempre con amore all’opera delle Tue mani. Perciò mi nascondo in Te con fede e sostengo l’impeto della tempesta con la certezza che quando piacerà a Te, con la onnipotenza divina, farai anche risuscitare i morti.
(b. M. Teresa de Soubiran)


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