Frammenti_cap17

Capitolo XVII

O   Signore,   ascolta   la  mia  preghiera, e il mio grido giunga a Te.
Non nascondermi il Tuo volto.
Nei momenti di angoscia porgi a me orecchio;
Quando T’invoco presto esaudiscimi.
sal.  101, 2-3
I miei giorni sono come ombra già ben lunga, ed io come  erba mi dissecco…
Tu invece, o Signore, duri in eterno, e la Tua memoria va di età in età.
Tu muoviti  ad aver pietà di  Sion, perché è tempo di farle grazia; è giunta l’ora.
sal.   101,   12-14
Guarda e rispondi, o Signore, mio Dio. Fa brillare i miei occhi, che non mi pigli sonno di morte.
sal. 12, 4
Abbi di me pietà, perché vo languendo; risanami, perché sono affrante le mie ossa
e l’anima mia è grandemente affranta, sconvolta. E tu, o Signore, fino a quando…?
Volgiti, o Signore; salva la mia vita, soccorrimi a motivo della tua bontà.
sal.  6,  3-5

‘Nei momenti di angoscia’ il nostro atteggiamento spirituale più spontaneo è perciò la richiesta di aiuto per una pronta guarigione. ‘Tu muoviti ad aver pietà… è tempo di fare grazia… presto esaudiscimi…’
Si può allora essere tentati di ritenere questa insistente ricerca della guarigione, della salute, del benessere, della gioia, come un atteggiamento meno per: fette e quasi indegno per colui che è destinato a vivere una vita intima e di amore con Dio.
Ma a toglierci da questa difficoltà ci sarà di grande aiuto il pensare all’atteggiamento di Gesù nei confronti della sofferenza quale ce lo ha presentato S. Paolo: «Gesù propostosi il gaudio, sopportò la croce» (Ebr. 12, 2). E San Tommaso lo riprende: «proposito siti gaudio aeternae vitae pro premio, sustinuit crucem»: propostosi come premio il gaudio della vita eterna, abbracciò la croce.
Gesù sostenne dunque la Croce in vista della gioia. La gioia è la ricompensa del suo martirio, infatti per la gioia di salvarci ha contato nulla l’onta del supplizio della croce. La gioia è la posta del combattimento, e il dolore è veramente una lotta che ci impegna a fondo, che impegna tutto il nostro essere.
La gioia è il prezzo proposto al vincitore, e la guarigione non è forse la vittoria sul male?
Tendere alla gioia, alla guarigione, al bene è quindi il primo motivo psicologico che ci deve sostenere nella nostra sofferenza. La sofferenza, la malattia, la morte, sono accidenti obbligati nella vita dell’uomo. Noi dobbiamo sopportarli in vista di una gioia che essi di per sé non posseggono, ma che noi possiamo raggiungere servendoci e passando per essi.
L’uomo naturalmente in ogni cosa cerca il bene; proponiamoci dunque la gioia, il vero bene, e sosteniamo tutte le croci che vi si frappongono come combattenti che cercano la vittoria. Si deve allora combattere contro la malattia e le sue cause più profonde che sono il maligno e il peccato, pensando che questa lotta contro il male fisico potrà giovare al corpo e allo spirito, se sarà condotta fino alla fine, senza cedere alla tentazione dello scoraggiamento e della rinuncia, con animo generoso e sottomesso al volere divino.
Noi potremo dire sempre, allora, a Dio il nostro desiderio di guarire, fiduciosi che Egli ci esaudirà, se ciò sarà utile alla salute della nostra anima, certi in ogni caso che Egli ci ascolta e ci aiuta, dandoci la sua grazia che è vita.
Noi dobbiamo sempre ricordare che la vera vocazione dell’uomo e dell’universo è la vita e la vita in abbondanza, dobbiamo perciò comportarci di conseguenza come più ci conviene.
«Molto, o Signore, aspetto dalla Tua bontà, poiché Tu stesso insegni a chiedere, a cercare, a picchiare; e perciò ammaestrato dalle Tue parole, io chiedo, e cerco e picchio.
E Tu o Signore, che comandi di chiedere, fa che io riceva; Tu che consigli di cercare, dammi di trovare; Tu che insegni a picchiare, apri a chi picchia, e conferma me infermo, instaura me perduto, risuscita me morto, e tutti i miei sensi, pensieri ed atti degnati di dirigere e governare secondo il Tuo beneplacito, affinché per Te viva ed a Te tutto mi dia”.
(S.  Agostino)


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