Frammenti_cap16

Capitolo XVI

Nella notte la mia anima Ti desidera, e il mio spirito Ti ricerca dentro di me…
Is. 26, 9
Medito di notte in cuor mio, penso, e il mio spirito va frugando.
sal. 76, 7
Nei momenti di angoscia cerco il mio Signore; di notte sta distesa la mia mano senza stancarsi.
sal. 76, 3
Quando me ne ricordo, o Dio, ne fremo; se ci ripenso mi si oscura la mente.
sal. 76, 4
Sempre di Te mi ricordo sul mio giaciglio, nelle mie veglie penso a Te;
Perché Tu sei il mio aiuto,
e all’ombra delle tue ali mi sento felice.
A. Te stretta si tiene l’anima mia, mentre la tua destra su di me si posa.
sal. 62, 7-9

Nel silenzio della notte, che purifica lo spirito delle mille impressioni in cui esso si disperde durante il giorno, chi è rimasto solo a meditare, nella lunga veglia sofferente, chiede con animo smarrito la presenza di quell’Amore invisibile che salva.
Egli si protende verso Dio e sente, per una misteriosa risposta, che, anche se l’ombra intorno a Lui non si fa meno scura, anche se il silenzio non si fa meno pesante al suo cuore, Dio è là che lo ascolta.
Beato chi non ha bisogno di vedere per credere…
Beato chi sa rimanere in quest’attesa di Dio, che è già un possesso, senza chiedergli nulla, perché l’animo, reso più sensibile e più acuto nel raccoglimento della notte, sente che ciò di cui ha veramente bisogno è solo Lui, il Signore.
Rimanere nel suo amore senza domandare altro che questo… Certo Dio ama che i suoi figli gli chiedano con fiducia illimitata ciò di cui hanno bisogno, ma ancor più gode del nostro andare a Lui disinteressato, dell’unione del cuore, possibile anche quando la mente sembra offuscare per il troppo soffrire.
L’orante, che realizza, dietro la spinta amorosa della grazia, e nella umiltà dello spirito, l’unione affettiva con Dio, gode, anche in mezzo alle pene, di quell’immensa profondissima pace, che nessuno può descrivere, ma che molti possono sperimentare fin nelle fibre più profonde del loro cuore.
E’ quella pace che il mondo non può dare, che supera ogni senso, che nasce dal riconoscere, chino su di noi il volto del Padre, che Cristo ci ha rivelato, il quale ci ripete con le parole della Scrittura: «Ti ho amato con un amore eterno e perciò ti ho tirato a me pieno di compassione». (Ger. 31, 3).
La preghiera non può più essere allora, per chi trova in questo atteggiamento filiale, un’affannosa domanda di grazie, un penoso ripiegarsi sui propri bisogni, ma si trasformerà spontaneamente in un fiducioso aprirsi del cuore a ricevere tutte quelle ricchezze d’amore che Dio gli dispensa con tenerezza infinita.

«O mio Dio, aiutami a dimenticarmi completamente per stabilirmi in Te, immobile e tranquilla come se l’anima mia già fosse nell’eternità! Che nulla possa turbare la mia pace né ritirarmi da Te, o mio Immutabile, anzi, che ogni istante mi porti più addentro nelle profondità del Tuo mistero! Pacifica la mia anima, fanne il Tuo cielo, la Tua dimora gradita e il luogo del Tuo riposo: che io non Ti lasci mai solo, ma che vi stia tutta intera, sempre desta nella fede, sempre adorandoti, tutta abbandonata alla Tua azione creatrice».
(Suor Elisabetta della Trinità)


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