Frammenti_cap14

Capitolo XIV

…Sazia di patire l’anima mia, e   la  mia  vita  rasenta  l’abisso.
Sono contato fra i discesi nella tomba, divenuto  come un  uomo senza forza,
lasciato a me stesso, come i morti, come i falciati che giacciono nel sepolcro, dei quali Tu non serbi più memoria, essendo  esclusi  dal  tuo  governo.
Mi  hai posto giù giù in una fossa fra le tenebre in una voragine.
Sopra di me grava la tua ira,
e tutti i tuoi flutti mi rovesci addosso.
Hai allontanato da me i miei conoscenti; mi hai reso per essi oggetto di abominio, mentre mi trovo chiuso senza uscita.
sal.   87,  4-9
Fino a quando, o Signore, sarai sempre
dimentico di me;
fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
Fino a quando patirò ansie nell’animo,
affanno in cuore ogni giorno?
Fino a quando prevarrà su di me il mio
nemico?
sal.  12, 2-3
Si strugge del tuo soccorso l’anima mia; confido nella  tua promessa. Si struggono i miei occhi dietro la tua promessa, come per dire:   «Quando mi consolerai»
sal. 118, 81-82


Spesso anche il lamento che sembra contenere motivi di grave sconforto e di disperazione è invece una espressione di speranza. Una cosa è certa: che vera disperazione non esiste, quando si continua a pregare. Vi è solo ansia di ottenere aiuto. Comunque anche se constatassimo che tutto sembra disperante, ricordiamoci che il nostro Dio è il Dio di coloro che sperano contro ogni speranza. «Solo chi si è trovato faccia a faccia con la disperazione è davvero convinto di aver bisogno di misericordia. Quelli che non ne sentono il bisogno non la cercano mai. E’ meglio trovare Dio sulla soglia della disperazione, che rischiare la vita in una compiacenza di sé che non ha mai sentito il bisogno del perdono. Una vita senza problemi può essere più letteralmente ‘disperante’ di una vita che sta sempre sull’orlo della disperazione». (T. Merton: «Nessun uomo è un’isola»).
Il minimo atto di speranza, di fiducia in Dio formulato in mezzo alla prova, in uno stato di desolazione interiore ed esteriore, vale immensamente più di mille atti formulati nel tempo di gioia, quando il sentimento che l’accompagna li rende soavi e consolanti. La virtù è nel volere, volere aver fiducia quando-non si sente più la fiducia, voler sperare e sperare ad- ogni costo fino all’assurdo; «Quando anche Dio mi uccidesse, in Lui spererò» (Giob. 13, 15).
Talora la nostra speranza sembra vacillare e venir meno causandoci così nuove sofferenze, «non perché manchino i segni della presenza e dell’aiuto divino, ma perché non sappiamo attendere l’ora e il momento di Dio. Vogliamo vedere subito: tutto deve compiersi entro un termine fissato dalla nostra brevità e dalla nostra poca fede. Chi crede non ha fretta. Attendere è il mestiere più difficile, mentre la fedeltà e la vittoria sono fatte di attesa» (P. Mazzolari: «Tempo di credere» – Ed. Gatti – Brescia).

«Nella mia speranza vivo contento, perché Tu, nella tua promessa sei verace; ma tuttavia, non possedendoti ancora, gemo sotto il pungolo del desiderio.
Fammi in questo desiderio perseverante fino a che venga ciò che hai promesso; allora finiranno i gemiti e risuonerà unicamente la lode».
(S. Agostino)


Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting