Frammenti_cap12

Capitolo XII

Dileguano come fumo i miei giorni e le mie ossa sono riarse come brage.
Dardeggiato e inaridito com’erba è il mio cuore, perché tralascio persino di mangiare il mio pane.
Per l’alto mio gemere sono rimasto pelle e ossa.
Somiglio al pellicano del deserto, san come il gufo dei ruderi.
Veglio e vo pigolando
come uccelletto sperduto sui tetti.
sal.  101, 4-8

A Te,  o Signore, io ricorro;
ch’io non rimanga giammai deluso;
salvami per la tua giustizia.
Porgi a me orecchio, liberami  tosto.
sal.  30, 2-3
Tu tieni in mano le mie sorti.
Ma io confido in Te, o Signore; dico:   Tu sei il mio Dio,
sal. 30, 15-16
Perché a Te,  o Signore, mi affido; risponderai  Tu,  mio  Signore  e  mio  Dio.
sal. 37,  16
Custodisci  l’anima  mia  e  salvami; ch’io non resti deluso d’essere a Te ricorso.
sal.  24,  20


II punto di partenza della speranza è il riconoscimento del proprio stato, della propria miseria, infatti quanto più ci si sente incapaci, impotenti, quanto più vivo è il senso della propria insufficienza umana tanto più spontaneo viene il porre in Dio ogni fiducia.
E la speranza diviene allora più pura, più soprannaturale, quanto più è spoglia da ogni elemento ed appoggio umano. La fiducia in Dio cresce a misura della diffidenza di se stessi, del riconoscimento del proprio valore davanti a Dio.
Sarà allora la nostra stessa miseria di creatura un grido incessante che con piena fiducia invoca l’aiuto onnipotente di Dio Creatore. Questo atteggiamento fondamentale che porta alla speranza è l’umiltà. S. Agostino così lo conferma: «solo agli umili è dato sperare». «La speranza è un credito fatto a Dio, oltre a ciò che l’uomo può vedere e capire. Dio vuole mano libera e chi spera in Lui gli si deve abbandonare incondizionatamente». (P. Mazzolari: «Tempo di credere»).
Dobbiamo allora cercare questa «disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli tra le braccia di Dio, coscienti della nostra debolezza e confidenti fino all’audacia nella sua bontà di Padre». (S. Teresa del Bambin Gesù).
Ricorriamo a Dio con piena fiducia, perché Lui stesso ce lo comanda: «senza di me non potete fare nulla» (Giov. 15, 5).
E poiché, «quanto l’anima più spera tanto più ottiene, si ottiene da Dio quanto da Lui si spera» (S. Giov. della Croce).
La nostra speranza, quindi, la nostra fiduciosa attesa da Dio, non sarà mai eccessiva, né importuna perché si appoggia alla misericordia di Dio che non ha limiti.

«O Gesù, risiedo piccola piccola nel fondo della mia povertà, vedo il mio nulla, la mia miseria, la mia impotenza, mi accorgo di essere incapace di progresso, di perseveranza, vedo la moltitudine delle mie negligenze, dei miei difetti; li scorgo nella mia indigenza, mi prostro nella mia miseria; riconoscendo il mio bisogno estremo lo espongo alla tua misericordia, o mio divino Maestro!»
(Suor Elisabetta della Trinità)



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