Frammenti_cap11

Capitolo XI


Troppo si protrae la mia vita.
sal.  119, 6

E qual è la mia forza da poterla durare? Quale fine mi aspetta, per sopportare con pazienza? La mia resistenza non è come quella delle pietre, e la mia carne non è di bronzo. Ecco, non c’è più energia in me, ed anche i miei cari mi hanno abbandonato.
giob. 6,  11-13

Spera nel  Signore; rinfrancati e fatti cuore, e spera nel Signore.
sal. 26, 14

L’anima nostra confida nel  Signore; Egli è nostro aiuto e nostra difesa;
Egli è la gioia dei nostri cuori,
e il suo santo Nome è la nostra speranza.
Scenda la tua grazia o Signore, su d’i noi, come noi l’attendiamo a Te.
sal. 32, 20-22

Poiché l’uomo è pellegrino sulla terra, è in continuo movimento verso quei beni che ancora non possiede, cioè verso un suo definitivo compimento.
L’atteggiamento interiore che corrisponde a questa condizione dell’uomo è la speranza. Per il sofferente poi, reso particolarmente povero dal male, la speranza è il clima in cui si svolge tutta la sua vita, tanto che si può dire che la speranza è ancora viva nel momento stesso della morte.
In genere però, il malato, tormentato dalla mancanza prevalente dei beni materiali, orienta istintivamente le sue speranze solo verso di essi. Ma se si rimane solo sul piano naturale è facile ingannarsi circa il proprio vero bene e con facilità si diviene preda della delusione e forse della disperazione quando, per eventi imprevisti, ci si vede sfuggire la meta sperata.
Non deve essere allora solamente umana la speranza, ma anche e soprattutto soprannaturale. La speranza deve infatti attendere il compimento del nostro vero bene da Dio, e attendere da Lui tutto, ivi compreso il benessere materiale: ‘Spera nel Signore’. Come dice S. Tommaso, con questa virtù soprannaturale possiamo abbracciare anche i beni naturali della vita. Nessuna delusione allora ci incorrerà perché la speranza è come àncora dell’anima, sicura e salda (Ebr. 6, 19). Come vera àncora ci da la forza di resistere contro tutti gli ostacoli, tutte le prove. I marinai quando sono in pericolo e vogliono tenersi sicuri gettano l’ancora in fondo al mare, noi invece la fissiamo nell’alto dei cicli perché la speranza prende l’anima tutta intera per fissarla in Dio.
«Troviamo così grandissima consolazione a rifugiarci nella sicurezza della speranza» (Ebr. 6, 18). «Egli è la gioia dei nostri cuori».
E poiché sappiamo che tale virtù soprannaturale non è frutto delle nostre capacità ma è puro dono di Dio, chiediamo largamente a Dio la speranza
senza porre limiti alla sua divina bontà. «Scenda la tua grazia, o Signore, su di noi, come l’attendiamo da Te».

«Fa’ che sia lungi da me il rattristarmi alla maniera dei gentili, che sono senza speranza (I Tess. 4, 13). Posso bene provare tristezza, ma quando sono afflitto, mi conforti la speranza. Con una speranza così grande non sta bene che sia in lutto il tuo tempio, o Dio. Ivi dimori Tu che sei il Consolatore; ivi dimori Tu che nelle promesse non falli».
(S.  Agostino)


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