Frammenti_cap1

Capitolo I

“Se il salmo è preghiera, pregate; se si geme, gemete; se si celebra, siate nella gioia; e nella speranza se si spera; risentite la paura se si esprime la paura. Poiché tutte queste cose che qui sono scritte e mescolate, sono lo specchio di noi”
S.Agostino

Frangenti mortali mi circondarono,
fiumane esiziali mi sconvolgevano;
reti infernali mi attorniavano,
mi stavano innanzi lacci di morte.
sal. 17, 5-6

Ho detto:  «Veglierò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
all’affacciarsi dell’empietà».

Ammutolii rassegnato, non parlai più di beni,
e il mio dolore s’inasprì.

Mi s’infiamma il cuore nel petto,
alle mie riflessioni s’accende un fuoco;
ed io prorompo con la lingua:
«Fammi conoscere, o Signore, il mio destino
e la misura dei miei giorni qual sia,
ch’io sappia quanto sia caduco».
sal. 38, 2-5

Mentre tacqui, si consumavano le  mie ossa
col mio gemere tutto il giorno;
sal. 31, 3

Lasciami adunque piangere un poco
le mie sventure, prima che io vada, per non più tornare…
giob. 10, 20

Qualcuno pensa forse che nel momento della pena più del pianto e della invocazione sia dignitoso il silenzio.
Eppure si sbaglia. Sbaglia perché, se davanti agli uomini egli potrà far mostra di una apparente forza d’animo, davanti a Dio il suo silenzio sarà la sua condanna.
Al cristiano non è permesso tacere davanti a Dio, non è permesso chiudersi in un atteggiamento di offeso e di vinto. Il solo silenzio permesso al cospetto di Dio è il silenzio dell’amore, ed esso quanto è eloquente!
Il Signore dunque non si inquieterà se le nostre parole saranno troppo ardite, ma si inquieterà se non crederemo alla bontà del suo cuore di Padre, se non avremo tanta fiducia da mostrare a Lui ciò che ci fa soffrire.
È il demonio che chiude la bocca all’uomo per farlo suo prigioniero; è Cristo che libera il muto indemoniato ed apre i suoi sensi alla grazia.
Dall’eterno silenzio Dio ci ha elevato al grado di suoi interlocutori e la sua attesa non deve essere delusa, anche se dal cuore dell’uomo spesso non potranno uscire che parole che sanno di lagrime.
Egli lo sa molto prima e molto meglio di noi.
«Lasciami dunque parlare con Te, o Signore.
Lasciami ancora una volta dirti tutto quello che mi empie il cuore. Il mio cuore vuoi traboccare- Tu sai già tutto ciò che ti voglio dire; ma io devo dirlo una volta, davanti a Te. Lasciami parlare così con Te! E sia il mio parlare una preghiera, giacché io sono amaramente serio, come un orante. Il mio parlare deve raggiungere il tuo cuore e commuoverlo. Coloro che pregano debbono pure poterti raggiungere! Prendi la mia parola come una orazione. Prendi come adorazione i miei racconti, come suppliche le mie domande, anche se esse saranno un po’ ardite e indiscrete. Io voglio pregare». (Lippert:  «Giobbe parla con Dio»  – Studium, Roma).

«Io sono ferito fino al fondo dell’anima. O Signore, le mie lagrime mettono fine al mio discorso; metti tu fine alle mie lagrime!…»
(s. Bernardo)

Abbi di me pietà, o Signore, perché sono alle strette;
si consuma dal cruccio l’occhio mio,
l’anima mia, le mie viscere.
Davvero si logora nel dolore la mia vita,
tra i gemiti gli anni miei;
si  spengono le  mie forze nell’afflizione,
e le mie ossa si consumano
fra tanti miei nemici.
SAL. 30, 10-11

Sii Tu, o Dio, il mio aiuto;
Tu, o Signore, il Sostegno della mia
sal.  53

Porgi orecchio, o Signore, esaudiscimi,
perché afflitto e misero san io.
Conserva l’anima mia, perché san pio,
salva il tuo servo che spera in Te.
Tu sei il mio Dio, abbi di me pietà, o Signore;
perché Ti invoco tutto il giorno.
Allieta l’anima del tuo servo,
perché a Te, o Signore, sollevo l’anima mia;
perché Tu, Signore, sei buono e indulgente,
e pieno di clemenza per chiunque T’invoca.
Ascolta, o Signore, la mia preghiera,
e bada alla voce delle mie suppliche.
Nel giorno della sventura io T’invoco,
perché Tu mi esaudisci.
SAL. 85,1-7

Dio non poteva fare agli uomini un dono più grande di quello del Cristo, contemporaneamente Figlio di Dio e figlio dell’uomo, un solo Dio con il Padre, un solo uomo con gli uomini.
Per questo dono, quando l’uomo si rivolge a Dio, la sua preghiera non può essere separata da Cristo perché come Corpo non può essere disgiunto dal suo Capo. Anzi, poiché Gesù Cristo, Figlio di Dio, è l’Unico Salvatore del suo corpo, è Lui che prega per noi, prega in noi e riceve le nostre preghiere. Egli prega per noi come Sacerdote, prega in noi come nostro Capo, riceve le nostre preghiere come nostro Dio.
S. Agostino così ci esorta: «Facciamo allora che in Lui siamo noi che parliamo e che in noi sia Lui che parli. Cerca di non dire nulla senza di Lui e Lui non dirà nulla senza di te».
Se si sa di appartenere al Corpo Mistico di Cristo bisogna sempre dire che contemporaneamente è il Cristo che parla e sono io che parlo. È a Lui, per Lui, in Lui che noi rivolgiamo le nostre preghiere, noi parliamo con Lui ed Egli parla con noi, noi parliamo in Lui ed Egli dice in noi la preghiera specialmente quando si prega con i Salmi.
S. Agostino infatti afferma che «quando vediamo nel Vangelo che Gesù Cristo ripetè le parole dei Salmi non dubitiamo più che sia Lui che parla nei Salmi, e non è a caso che Egli abbia voluto fare sue le parole del Salmo, Egli voleva insegnarci che era Lui che parlava nel Salmo»-
Così nella Chiesa primitiva i Salmi erano considerati vox Christi; vox totius Christi, capitis et corporis; vox Christi ad Patrem: la parola di Cristo; la parola di Cristo tutt’intero, capo e membra; la parola di Cristo al Padre.
Non si può allora che concludere che se è Lui che parla nei Salmi, è Lui che prega in tutti coloro che pregano coi Salmi.
E questa è la preghiera che io voglio fare.

«O mio Dio, quanto sarei avvilita nella mia debolezza e nullità, se non avessi Gesù Cristo.
Sì, o Gesù, in te possiedo tutto. Tu sei il mio Capo ed io sono realmente un tuo membro; Tu preghi, supplichi, adori e ti umili, ringrazi in me e per me, ed io in te, poiché il membro è tutt’uno col Capo. La tua vita tanto santa e grande assorbe la mia sì vile e meschina».

(b. M. Teresa de Soubiran)


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