Esplorando i cieli e le terre nuove

Si sedettero vicini, sull’erba fresca che ricopriva le sponde del loro fiume.
Era il “loro” fiume, perché tante volte aveva ascoltato il loro interminabile dialogare, a cui faceva da sottofondo lo scorrere calmo delle sue acque.
“Da dove incominciamo?” Si dissero.
Cielo e terra e acqua stavano lì, davanti a loro, in attesa di una nuova interpretazione, e la chiave si trovava in un grande Libro aperto sulle loro ginocchia, che il vento insistentemente sfogliava.
Lei lesse: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di ciò che esiste. In Lui era la vita…”
“Hai scelto bene!” disse lui “Questa è la nuova genesi che cercavamo, partiremo da qui per riappropriarci del mondo; se Lui è la vita del mondo, il mondo trova in Lui la sua realtà e la sua consistenza, perciò ci possiamo fidare e costruirci dentro le nostre vite.”
“Vanitas vanitatis et omnia vanitas…” mormorò lei in un soffio, ma anche questa parole del Qoelet le sembravano frutto di vanità.
“Praeter amare Deum et illi solo servire – Imitazione di Cristo-” fece lui tranquillamente di rimando.
“Il mondo è stato sottoposto alla vanità a causa del peccato, come dice San Paolo, ma per chi ama il Dio suo creatore, sopra ogni cosa e in ogni cosa, esso riprende la sua splendida realtà, nella luce della grazia progettuale.
Dunque la creazione, abitata da Cristo, è eterna, come è eterno l’uomo redento, che le restituirà il suo valore originario e la vedrà trasfigurata.
La sua trasfigurazione passa, per ora, attraverso la speranza dei nostri occhi che vedono il già e non ancora, superando così il dramma del tempo.”
“Ma come si fa a fidarsi delle cose che passano, delle persone che passano, anche quelle che fanno parte della tua vita, anche tu che fai parte di me?” Insistette lei con un sospiro.
“Tutto passa, ma tutto si rinnova per mezzo dello Spirito, che è la sorgente della vita” Rispose pazientemente lui.
“sulla terra non è possibile fermarsi, anche se ci sono momenti ( ma solo momenti ) così felici che si vorrebbe costruirci sopra la nostra tenda, come Pietro sul Tabor, ma non ci è ancora concesso, bisogna passare attraverso la croce per arrivare con Cristo alla risurrezione .
Scoprire che tutto qui è polvere, ma che sarà rimodellata dallo Spirito in Cristo nella nuova creazione e allora avrà la solidità dell’eterno.
Sapremo resistere a questa tremenda antinomia? Sapremo guardare con occhi innamorati e nello stesso tempo distaccati la bellezza del creato in attesa di trasfigurarci insieme a lui e come muoveremo i nostri passi in questa visione escatologica?”
“E’ strano” disse lei “solitamente si crede che il mondo attuale sia quello vero, quello solido, e che il cielo sia fatto di nuvole, così, invece, si capovolge la situazione e il giudizio di realtà si sposta sul mondo che ci aspetta.
Forse questa è la vera conversione, la vera metanoia, il voltarsi verso Dio, a volte si è “costretti” a farlo quando Dio ti mette con le spalle al muro, come ha fatto con me: ti toglie le apparenze e allora devi cercare la sostanza.
Probabilmente questa è una grande grazia, in un certo senso mi trovo in una situazione privilegiata, ma devo confessare che mi pesa molto, tanto che a volte mi sembra disumana…”
“Non può essere!” disse lui con forza “Non può essere disumana una situazione che sta sotto lo sguardo del Padre, a cui non sfugge niente delle sue creature, che non dà una pietra a chi gli chiede un pane né un serpente a chi gli chiede un pesce!
Qui ci vuole un’energica cura di speranza, per corroborare la fede e fare spazio all’amore.
Solo così si può ritrovare la gioia, ascoltando ciò che dice Dio al suo popolo…”
Il vento continuava a sfogliare il grosso Libro davanti a loro e si fermò sulla pagina che diceva:
Io sono il Signore tuo Dio, che ti tengo per la destra e ti dico: “Non temere Io ti vengo in aiuto, non temere vermiciattolo di Giacobbe! Io farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli; cambierò il deserto in un lago d’acqua ,la terra arida in sorgenti. Pianterò cedri nel deserto, acacie mirti e ulivi, porrò nella steppa cipressi, olmi insieme con abeti…
“Ti basta?” disse lui dolcemente “Ti basta come Paradiso terrestre per viverci insieme?
Se sarà possibile tutta questa fiorente vegetazione, fuori del suo ambiente “naturale”, allora, nel mondo futuro, sarà possibile anche una nostra collocazione diversa da ora, ma certamente migliore.
Pensa a noi come un nuovo Adamo e una nuova Eva, ma senza più il pericolo del serpente, senza animali feroci o serpi velenose, senza più paura che la terra frani sotto i nostri piedi e tutto ritorni in polvere!
Questo è il regno di Dio!
Questo ci è stato insegnato a chiedere fin da quando eravamo bambini nella recita del Padre Nostro.
Docilmente il vento voltò le pagine del Libro fino a che comparve la bella preghiera dei figli di Dio.
Pregarono insieme, con tutta la forza della loro speranza, che ora più che mai strettamente li univa:
“Padre nostro che sei nei cieli,
venga il tuo Regno,
come in cielo così in terra!”

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