E i figli?

“Vedi” disse lui gentilmente, una sera, mentre l’aiutava a sparecchiare la tavola, dopo un giorno di lavoro durante il quale si erano trovati appena di sfuggita “vedi, in fondo noi stiamo bene così, non abbiamo bisogno di avere un figlio per essere felici.  Conosciamo tante famiglie dove i figli sono solo un problema, noi non ne abbiamo bisogno.”
Lei non rispose.
Non ne avevano bisogno, è vero, pensava, tutta la loro libertà, il loro lavoro, la loro tranquillità sarebbero stati compromessi.  La casa l’avevano trovata, il lavoro anche e li assorbiva parecchio, non potevano lamentarsi.
Ma poi non dormì molto quella notte, come del resto le succedeva spesso.
Pensava a sua madre che, dopo aver messo a letto i bambini, restava ancora alzata a lungo a sistemare le loro cose, e la casa era viva, pensava alle feste in famiglia, piene di voci e di rumori, alle vacanze, che non erano mai tranquille, ma sempre una avventura con qualche incidente di percorso.
In fondo lui aveva ragione: perché una coppia dovrebbe volere dei figli?
Se era felice non aveva bisogno d’altro e se non lo era non sarebbe stato un figlio a renderla tale.
Eppure sentiva confusamente che nell’amore c’è un dinamismo che porta al di fuori di sé e apre alla donazione.
La Trinità, pensava, non aveva certo bisogno della creazione per essere beata, eppure l’aveva voluta per farle condividere la sua ricchezza.
Il giorno dopo era domenica e il Maestro volle venire a pranzo da loro.
Veramente non lo avevano invitato, volevano prendersi una giornata di riposo, dopo tutta la settimana passata di corsa tra un impegno e l’altro, ma Lui aveva chiesto di fermarsi in casa loro, alla loro tavola, perché da tempo erano diventati amici.
“Quanto bel pane!” disse subito sorridendo quando vide la tavola ben apparecchiata.
“Una volta Io con cinque pani ho dato da mangiare a cinquemila persone!”
E loro si sentirono un po’ imbarazzati.
Poi prese il sale e li guardò negli occhi dicendo: “Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse il suo sapore con che cosa lo si salerà? Non serve ad altro che ad essere buttato via e calpestato dagli uomini!”
Non erano discorsi che li lasciavano tranquilli!
D’altra parte sapevano che quando Lui partecipava a qualche banchetto creava sempre un certo scompiglio.
Pensavano forse a Zaccheo che, alla fine del pranzo, aveva perso metà dei suoi beni, o a Simone, il ricco fariseo, che Lui aveva rimproverato perchè non gli aveva dimostrato tanto amore quanto una povera donna peccatrice.
Leggere il vangelo non lascia mai tranquilli, così i due sposi che ne avevano preso l’abitudine, da quando il loro amore li aveva condotti al Maestro, sentivano dentro di sé tutte le parole che Lui aveva detto e che ora sembravano proprio rivolte a loro.
Restarono a lungo in silenzio.
Capivano che la loro vita stava per essere sconvolta e percepivano una resistenza istintiva a lasciare che ciò succedesse.
Non avevano parlato di figli, ma quando Lui si alzò e fece per andarsene trovarono il coraggio di chiedere: “Maestro, che cosa dobbiamo fare?”
Era già sulla porta, si volse e con voce sommessa disse:
“Io ho dato molti dispiaceri a mia Madre, chiedete consiglio a Lei.”
Avevano sulla parete di fronte alla tavola una bella icona della Madonna della tenerezza,con il Bambino accostato alla guancia e il piccolo braccio che le cingeva il collo.
Non ebbero nemmeno bisogno di guardarla.
Sapevano già che cosa avrebbe suggerito.

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