E’ possibile curare l’amore?

Vogliamo ora occuparci dell’amore come stato esistenziale, che caratterizza la coppia tanto profondamente fino a giustificarne l’esistenza, ma che si può anche ammalare.
Le malattie di cui soffre ci circondano con tale frequenza ed evidenza da impedirci di ignorarle, ci sollevano invece spesso dubbi e interrogativi dolorosi su quello che dovrebbe essere la via maestra della felicità umana.
Ogni medico sa che è meglio prevenire che curare le malattie, anche in questo caso sappiamo che la prevenzione ha un ruolo fondamentale, ma non sempre sufficiente.
Si dovrebbe poter assicurare alla futura coppia una base di sanità fisica, mentale, spirituale, affettiva…ma anche così niente è garantito perché la libertà, che è la grande ricchezza dell’uomo, è anche il suo grande pericolo.
La sua storia quotidiana è fatta di scelte, buone o cattive, costruttive o distruttive, per le quali è necessaria una continua vigilanza.
“Siate sobri e vigilate” ci dice San Pietro, perché abbiamo un avversario che “come leone ruggente ci circuisce cercando di divorarci”.
Ora il matrimonio è il suo terreno di caccia privilegiato perché qui sono in gioco i sentimenti e le passioni più forti, qui l’uomo e la donna possono esaltarsi od abbrutirsi, salire verso il cielo o cadere in un mare di desolazione.
Dopo l’illuminazione gioiosa dell’incontro gli sposi possono giungere a conoscere l’amarezza dei più banali litigi, secondo il meschino modello dei litigi infantili.
Ci sono dei precedenti illustri a cominciare proprio dalla prima coppia, uscita appena dalle mani di Dio.
Adamo aveva appena tessuto per la sua donna il più appassionato inno di amore, quale può nascere da un cuore innamorato: “questa è carne della mia carne, ossa delle mie ossa!” e poi ecco scoppiare tra i due la più miserevole delle diatribe: “è stata lei!”
Non sembra possibile che si tratti della stessa coppia!
Alla fine Dio li punisce entrambi, facendo loro prevedere il lato doloroso e penoso della vita coniugale.
E’ cambiata completamente la scena: si passa dall’idillio alla tragedia ed essi cominciano a sperimentare, sempre insieme, la sofferenza.
Quello che li unisce è ormai un legame difficile ed espiatorio, ma il legame stesso non si rompe.
Se Dio ha unito la prima coppia con tutta la sua autorevolezza, poi non la divide con il suo castigo, anzi, le promette una salvezza speciale che nascerà dalla sua discendenza e avrà il sopravvento su tutto il male che è dilagato dentro e intorno a loro con il peccato.
C’è anche un particolare atteggiamento paterno verso chi ha sbagliato: prima di cacciarli dal paradiso terrestre Dio riveste i loro corpi, che ormai si sanno nudi, di un vestito di pelli, una copertura che sa di misericordia.
Così il dramma della prima coppia, quella che formava la compiacenza di Dio, non ci dobbiamo meravigliare dunque se nella vita delle nostre coppie, anche le migliori, il loro rapporto di amore si può ammalare sotto le più diverse forme, perché il “diavolo” è per definizione “quello che divide”, e ci riesce benissimo, in molti casi.
Ma non è forse l’amore che, per se stesso, ha la capacità di unire al di sopra di ogni ostacolo?
Possiamo sperare e pregare per la sua guarigione?

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