Difficoltà alla personalizzazione coniugale

Capitolo X
Difficoltà alla personalizzazione coniugale

Ogni essere umano tende inconsciamente ed irresistibilmente alla ricerca dell’altro, di un altro che non sia lui, ma a lui complementare, per incontrarsi, per comunicare, per avere con lui relazioni di intimità in un dono ed in un accoglimento reciproco; in altre parole ogni essere umano tende alla coniugalità.
Nessun essere umano può infatti sopportare di rimanere solo, e per sfuggire alla cruciale reclusione in se stesso ed alla solitudine, tutti tentano ogni mezzo pur di trovare qualcuno con il quale almeno dialogare, pensando così di aver, in qualche modo, raggiunto l’incontro e la unione con l’altro.
Ma fino a tanto che l’Io non avrà incontrato un Tu con il quale poter intraprendere la creazione di quella nuova realtà esistenziale che si chiama il Noi della coppia, ogni uomo sarà inquieto e fondamentalmente incompleto, perché l’essere umano è fatto per vivere in comunione intima con un suo « simile ». « Non è bene che l’uomo sia solo: lo gli farò un aiuto simile a lui (Gen. Il, 18).
Quando però un lo si pone alla ricerca di un Tu per arrivare a formare con esso un Noi coniugale, certamente inizia il più difficile e, in un certo senso, il più misterioso cammino che possa compiere un essere umano, perché l’incontro autentico di un uomo con una donna è sempre un incontro un po’ discordante e conflittuale in quanto i due difficilmente riescono a superare l’immagine illusoria che si son fatti di sé e dell’altro, così da potersi concretamente ritrovare per quello che veramente essi sono.
Mentre l’uno dialoga l’altro gli oppone resistenza nella misura in cui non è un sogno, né un mito, ma un essere reale, imprevedibile, e che ha diritto di esserlo (F. Dumas).
Sono racchiuse in queste illusioni ingannevoli ed in queste naturali opposizioni un po’ tutte le principali difficoltà al dialogo coniugale, difficoltà cioè ad uscire da sé, dalla propria solitudine, per comunicare, incontrarsi, fondersi concretamente con l’altro.
Se la matrice di tutte le difficoltà al dialogo coniugale è questa incapacità a conoscersi ed a comunicare, le forme per le quali queste si manifestano sono ovviamente varie e non sempre note e facilmente riconosciute. Da qui la necessità per tutti e, in particolare, ora per noi di un attento esame per una loro ricerca e per una loro individuazione.
Per l’esposizione di tutte queste difficoltà al dialogo, difficoltà che sono essenzialmente sempre dentro ciascuno di noi e quindi strettamente personali, seguiremo, come metodo di indagine, anziché l’approfondimento delle varie difficoltà prese a sé ed in astratto, l’approfondimento di esse nel loro concreto apparire lungo il cammino che una normale coppia incontra dal primo suo nascere fino al possibile raggiungimento della vetta della vera coniugalità.
Sarà dunque una esposizione « dinamica » delle difficoltà alla coniugalità, secondo l’evolversi « longitudinale » della vita della coppia nelle varie tappe che si snodano nel corso degli anni, in funzione spesso del passar del tempo, oltre che come processo evolutivo della relazione amorosa.
L’esposizione non potrà essere, ovviamente, completa, specie nei dettagli, per le ragioni anzidette; noi fisseremo però l’attenzione almeno su alcuni tra i più caratteristici momenti della vita della coppia, cercando di evidenziare le principali cause inconsce delle difficoltà al dialogo amoroso inerenti a questi momenti.
Lasciamo così, dunque, a ciascun lettore sempre una ampia possibilità, non solo di ricercare se la eventuale sua personale situazione possa rientrare in qualche caso descritto, ma soprattutto di aprire nuove personali indagini con lo stesso metodo, per accertare la vera causa delle proprie difficoltà.

Difficoltà d’inizio della vita di coppia
Non è il caso di ricordare che normalmente la coppia, ogni coppia, si costituisce a partire da un primo incontro, in cui l’uno o l’altro, a volte ambedue simultaneamente, presi da simpatia o da innamoramento, si sono fatti avanti per incontrarsi ed indursi a prendere posizione, a rispondere ad un loro ben preciso appello.
Dalla risposta positiva che ne è seguita, è nata la coppia. Da allora il cammino è a due, la storia della coppia è così iniziata.
Verrebbe quasi spontaneo pensare che le difficoltà al dialogo coniugale siano legate essenzialmente allo svolgersi di questo cammino intrapreso, vengano cioè dopo la costituzione della coppia. In realtà però le difficoltà sono già presenti, almeno potenzialmente, al momento stesso della costituzione della coppia, anzi sono strettamente collegate al sentimento stesso di simpatia, di innamoramento che ha mosso all’incontro e al tipo di scelta che ha determinato.
Sembrerà strano, ma quando si vuoi individuare le cause, profonde e vere, delle difficoltà coniugali si deve partire sempre dall’esame attento ed intelligente proprio di queste premesse indispensabili al costituirsi della coppia e quindi del dialogo coniugale.
Simpatia, innamoramento, scelta personale sono perciò gli elementi primi da porsi in causa perché profondamente ambivalenti essendo cioè utili perché determinanti per il dialogo, ma nel contempo anche pericolosi perché di ostacolo al dialogo stesso.
Per queste ragioni è bene soffermarsi, quanto più è possibile, ad esaminare attentamente questi momenti preparatori ed operatori del cammino coniugale, nella ricerca degli elementi positivi e negativi in essi compresenti, al fine di permettere il loro utilizzo per quanto di buono hanno, e, in un certo senso, il loro superamento per evitare tutto ciò che hanno di danno o di ostacolo alla realizzazione del dialogo e della coniugalità.

L’innamoramento
È il sentimento iniziale che porta alla ricerca dell’altro per il costituirsi della coppia.
L’innamoramento è una scossa emozionale, affettiva, a volte così improvvisa, così forte e sconvolgente da essere comunemente paragonato ad un colpo di fulmine. Altre volte invece il colpo di fulmine è del tutto mancante, ciò non di meno l’innamoramento esiste ugualmente anche se mascherato da circostanze diverse e da una presa di coscienza così graduale da non permettere quasi di accorgersi di come si sia giunti a tale emozione.
L’innamoramento è, comunque sia il modo di insorgenza, una forma particolare di simpatia, è cioè una speciale emozione che si sperimenta, si prova di fronte ad una determinata persona.
Secondo il significato etimologico delle parole la simpatia, dal greco sun = con e patein = provare, è quel particolare sentire, quel particolare vibrare emotivo affettivo che si prova con una persona e che ci porta ad entrare con essa in un rapporto di amore.
La simpatia dell’innamoramento essendo un fenomeno così diffuso, così naturale e spontaneo, può sembrare, ma solo in apparenza, semplice, in realtà è molto complesso ed oscuro. Cerchiamo allora di analizzarlo.
Anzitutto va sottolineato che l’innamoramento è un fatto del tutto personale. Sono io che sento, che provo, che sono innamorato. È dunque una esperienza essenzialmente soggettiva.
Inoltre il fatto stesso che la simpatia avvenga quasi d’improvviso ed indipendentemente da ogni preordinamento intenzionale o volitivo — ci si trova infatti innamorati, coinvolti in questi sentimenti amorosi senza volerlo, senza saperlo — sta ad indicare che è in gioco tutto il proprio mondo inconscio, fatto da sconosciute aspirazioni, spontanee esigenze, istintive affinità, ecc. ecc. In parole più semplici, poiché la simpatia o il colpo di fulmine è la commozione, la choccante impressione che si prova alla comparsa sul nostro orizzonte personale, alla vista di una ben precisa persona, ciò vuoi dire che ciascuno di noi ha nascosto nel proprio inconscio una immagine ideale di quel Tu di cui è alla ricerca, magari inconsapevolmente, ed esulta così d’improvviso e spontaneamente quando intuisce, presente e crede di averlo trovato.
L’innamoramento, questo sentire imprevisto, questa emozione cieca, questo cuore che batte forte senza una logica se non quella della spontaneità, non è dunque altro che l’espressione del nostro inconscio, del nostro io profondo.
Quando ci si sente innamorati, quando una persona ci è così originalmente simpatica, vuoi dire che quella persona si trova nel campo della nostra affettività nella condizione di un « oggetto » che stimola e provoca in noi una risonanza emozionale affettiva positiva.
Nell’innamoramento non gioca tanto la conoscenza reale dell’altro quanto la propria personale sensibilità, i propri sentimenti, cioè il nostro inconscio. È sempre questo nostro inconscio che attraverso il fenomeno dell’innamoramento o della simpatia opera quella iniziale discriminazione che si traduce in pratica in una precisa scelta del partner.
L’innamoramento essendo, infatti, forza irrompente di attrazione è quello che spinge l’individuo verso l’altro, il prescelto, per cercare l’incontro costruttivo della coppia.
Innamoramento e scelta del partner sono così due momenti psicologici concomitanti ed interdipendenti che promanano dal profondo del cuore o dall’inconscio, e costituiscono le premesse indispensabili, nonché le difficoltà, dell’incontro e dei dialogo coniugale.
Per analizzare ancor più profondamente le ragioni dell’innamoramento nelle sue valenze positive e negative, è allora indispensabile considerare anche i motivi nascosti o inconsci del tipo di scelta amorosa che per esso si è fatta.

La scelta
Per capire perché ci si innamora o si scelga di preferenza una determinata persona piuttosto che un’altra, bisogna riportarsi ai movimenti affettivi del nostro io profondo, alle componenti dinamiche della nostra personalità.
Di solito si crede che la spontaneità del nostro innamorarsi e quindi delle nostre scelte sia frutto di una nostra innata libertà di azione.
In realtà proprio questa scelta amorosa, più di ogni altra, è dominata, determinata dal nostro mondo interiore fatto da certi timori, da certi desideri, da certe oscure nostalgie che traggono origine fin dalla primissima infanzia.
Di solito ci si innamora, si sceglie quella persona che intuitivamente sentiamo capace di risolvere un nostro conflitto interiore, una nostra incompiutezza, una persona capace di farci ritrovare una sicurezza lontana e dimenticata o scoprirla qualora non l’avessimo mai conosciuta.
La scelta cade su una persona che sentiamo, intuitivamente, senza averne cioè conoscenza lucida, essere a noi misteriosamente affine, complementare, quindi capace di soddisfare i nostri bisogni, le nostre tendenze, di essere un partner di dialogo e di comunione.
Ma ancor più profondamente la scelta viene fatta sulla base di una persona che appare come la più corrispondente all’immagine ideale o all’immagine-tipo del nostro io: quell’io ideale che ciascuno di noi cerca, con più o meno perseveranza, di realizzare in sé, e spera di trovare realizzato almeno nel partner. La dinamica inconscia dell’innamoramento e della scelta amorosa, in ultima analisi, si svolge sempre in questo senso narcisistico.
Ciascuno coglie l’altro secondo una certa immagine, una certa idea che dovrebbe corrispondere all’immagine ideale o più conveniente che ciascuno si è fatto di sé e dell’altro.
Non si sceglie dunque un uomo o una donna ma una immagine ideale, non ci si innamora di una persona concreta, ma di un fantasma.
È da qui che nascono le difficoltà al dialogo coniugale, difficoltà prodotte da quegli stessi fenomeni che sono indispensabili al costituirsi della coppia e della coniugalità.
Per rendersi ragione del perché di una nostra scelta, evidentemente, bisogna partire dalla conoscenza dell’idea che ciascuno si è fatto di sé, idea, spesse volte più che reale ideale, che viene proiettata direttamente o specularmente sull’altro.
La scelta e l’innamoramento si determinano quando questa idea viene riconosciuta, meglio, presunta in una data persona.
Facciamo un esempio pratico che forse illuminerà più di tante parole. Se un uomo sa di essere un tipo debole ed accetta serenamente questa idea di sé, cercherà naturalmente una donna che a suo parere incarni l’idea di un tipo forte, che avrebbe voluto realizzare in sé, cercherà una donna forte capace di dargli aiuto e di offrirgli protezione materna.
Ma poiché spesso si reagisce contro quello che si teme di essere, questo stesso soggetto debole potrebbe essersi fatto schiavo di un ideale di forza. Volendo essere forte, forte ad ogni costo, la sua reazione inconscia, la sua protesta al suo essere debole, lo ha inevitabilmente portato ad assumere comportamenti ed affermazioni violente.
Con atti, parole e atteggiamenti violenti cercherà di negare o cancellare da sé l’idea inquietante della sua debolezza, e convincerà se stesso della sua forza.
Naturalmente non cercherà una donna forte, per evitare il pericolo di cadere, come un debole, sotto il suo predominio, ma cercherà invece un tipo di donna che gli si prospetti come colei che incarna la dolcezza e la debolezza, perché solo così potrebbe permettersi di continuare ad esercitare anche su di lei un suo predominio virile, rassicurandosi ulteriormente della sua forza acquisita. Le difficoltà alla coniugalità da siffatte scelte sono facilmente intuibili e prevedibili.
Quando la donna dimostrerà di non possedere le caratteristiche che l’uomo si attendeva, la delusione non potrà che essere grande; il conflitto coniugale sarà inevitabile. L’uomo si sentirà disorientato perché l’edificio sul quale aveva costruito la sua intera personalità lo vedrà andare a pezzi.
Ovviamente questo vale anche per la donna che subirà una analoga delusione quando, avendo cercato un uomo forte, maturo, solido, scoprirà amaramente di aver sposato invece un debole, un bambino, un immaturo.
La scelta che comporta implicite difficoltà alla coniugalità e al dialogo coniugale è dunque quella fatta più in base a ciò che si desidera che a ciò che si possiede, più al sogno che alla realtà.
A  questo   punto   gli   esempi   potrebbero   moltiplicarsi all’infinito perché ogni individuo ha un suo modo originale di crearsi il suo io ideale, secondo fattori endogeni forni-tigli   dalla   sua   particolare   costituzione   bio-tipologica,   e secondo fattori esogeni datigli dall’esperienza di vita realizzata nell’ambiente famigliare e sociale. Sarebbe utile ed interessante esaminare  l’influenza di tutti questi  fattori. Non  lo  possiamo fare  ora  perché  ci   porterebbe  troppo lontano.   Ci   limitiamo   solo   ad   accennare   all’importanza della vita di relazione vissuta dall’individuo nella primissima infanzia con i genitori. Ormai tutti sanno che l’io del bambino si costruisce e si modella nella proiezione inconscia dell’immagine dei genitori e da adulto le sue scelte amorose saranno perciò fatte spesso in funzione dell’immagine-tipo derivata dagli stessi genitori. Così ha scritto lo psicanalista Jung: « è un fatto evidente che un uomo sposa una donna solo perché essa assomiglia, o non assomiglia, a sua madre ». Questo vale naturalmente anche per la donna che cerca e sposa generalmente un uomo che assomiglia, o non assomiglia, a suo padre.
Sottolineiamo così appena l’importanza che gioca nella costituzione dell’io ideale, degli individui, il ruolo della società. Si sa infatti che secondo le varie epoche, le varie civiltà, i vari ambienti socio-culturali vengono di volta in volta presentati ed imposti precise immagini ideali di uomini e di donne.
Tali immagini formano il quadro immobile ed uniforme entro il quale ciascuno deve inserirsi, a qualunque costo, se non vuole rischiare di essere messo al bando e giudicato un disadattato o un deviato.
Poiché, ad esempio, la nostra società ha deciso che l’ideale maschile sia positivo in quanto fatto di energia, intelligenza, coraggio, creazione, e l’ideale femminile, considerato nei confronti dell’uomo, sia negativo in quanto fatto di sensibilità, di recettività, di debolezza, è facile comprendere come tutti siano condizionati da queste immagini ideali e per cercare di adeguare in qualche modo il proprio io personale a questi modelli standardizzati ed artefatti di uomo e di donna tutti finiscano per soffocare le proprie autentiche potenzialità rischiando di precludere il raggiungimento di una vera maturità psico-affettiva.
Qualunque siano dunque le ragioni della mancata realizzazione della propria personalità, ravvisate generalmente in errori nella valutazione reale di sé e dell’altro, non ci sono dubbi però che proprio queste immaturità e questi malintesi sono, nella dinamica dell’innamoramento e nella scelta del partner, premesse e condizioni di profondi disaccordi e difficoltà inevitabili al dialogo coniugale.

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