Difficoltà alla genitalizzazione coniugale

Capitolo XII
Difficoltà alla genitalizzazione coniugale

Si è già chiarito precedentemente, nella seconda parte di questa guida, che la coniugalità non si esaurisce solamente sul piano dell’incontro affettivo interpersonale, ma comporta anche la corporeità, quindi anche l’incontro e il dialogo genitale.
Si è inoltre precisato che la genitalità coniugale vera presuppone sempre la personalizzazione coniugale in quanto nell’unicità del composto umano la persona e la sua corporeità sono strettamente legate ed interdipendenti.
Dovendo ora trattare delle difficoltà al dialogo sessuale o delle difficoltà alla genitalizzazione coniugale, non ci resta che sottolineare ancora una volta, anche se in forma particolare, come queste difficoltà della corporeità genitale sono in gran parte direttamente collegate con le difficoltà della stessa personalità alla vita di relazione dialogica.
Poiché si è appena finito di illustrare le varie difficoltà al dialogo amoroso, cioè le difficoltà della relazione coniugale interpersonale, con più facilità potremo ora affrontare il nuovo tema perché le difficoltà al dialogo sessuale sono in un certo senso esattamente corrispondenti ai vari momenti di difficoltà dialogica interpersonale testé esaminati.
Si potrebbe perciò dire, come principio di ordine generale, che le difficoltà sessuali sono epifenomeni, equivalenti, delle difficoltà alla relazione amorosa interpersonale.
Non esistono infatti difficoltà coniugali genitali, pure, che non abbiano cioè alla radice, come causa originaria profonda, almeno una ben definita difficoltà della vita di relazione personale, dell’io nel suo agire dialogico.
La vita genitale della coppia è così un test fondamentale che mette a nudo, evidenzia la vera capacità dialogica dei suoi membri.
Esaminare le varie difficoltà alla genitalizzazione coniugale vuoi dire allora, in pratica, richiamarsi alle varie e corrispondenti difficoltà della personalizzazione coniugale come a fenomeni di causa ed effetto.
Ma per non ripeterci lasciamo al lettore di precisare lui stesso questi richiami e questi stretti legami tra le due esposizioni di difficoltà alla coniugalità responsabile, anche se l’esame delle difficoltà sessuali, che ora faremo, seguirà un andamento leggermente diverso dalla precedente esposizione.
Come criterio di indagine seguiremo ora la distinzione tra le difficoltà sessuali di origine endogena, cioè legate più direttamente a turbe relazionali della personalità, e quelle di origine esogena, cioè determinate maggiormente da particolari modelli comportamentali sessuali imposti dalla società, da un certo clima socio-culturale moderno.
Questa distinzione è ovviamente più didattica che reale perché di fatto le difficoltà sessuali prevalentemente di natura psicologica sono sempre in gran parte condizionate da particolari modelli comportamentali prodotti dall’ambiente in cui si vive, e così pure certi modelli comportamentali di natura apparentemente sociale sono molto spesso strutturati su particolari situazioni di immaturità psicologica degli individui.
Non è il caso inoltre di precisare che il nostro problema non è quello di trattare di tutte le difficoltà sessuali, ma solo di quelle che si oppongono alla genitalizzazione coniugale, cioè delle sole difficoltà che impediscono la realizzazione, a livello genitale, della coniugalità responsabile.
Anche a proposito delle difficoltà sessuali non si può pensare di farne una esposizione dettagliata e completa, che comprenda tutte le possibili forme di impedimento alla genitalizzazione coniugale, così che ogni coppia possa facilmente ritrovarsi, almeno in alcune di queste, e ciò per le solite ragioni di originalità e di irripetibilità propria di ogni essere e di ogni coppia umana.
La nostra esposizione si limiterà perciò solamente all’esame delle più significative forme di difficoltà, lasciando così che ciascuno da solo, sulla base delle linee da noi tracciate, cerchi e trovi la sua eventuale difficoltà.
Naturalmente più che indulgere a descrivere le manifestazioni concrete delle varie forme di difficoltà si cercherà di dare il massimo spazio all’approfondimento delle motivazioni inconscie, delle ragioni autentiche e delle cause più determinanti e più responsabili di esse.

Quando il rapporto genitale è una esperienza “impersonale”
II titolo dato a questo primo raggruppamento di difficoltà sessuali è già di per sé molto eloquente, perché è ovvio che se il rapporto sessuale, genitale, è vissuto in modo impersonale, cioè senza il riconoscimento fattivo dei due come persone, e senza la possibilità e la volontà di arrivare a creare una personalizzazione, una fusione delle persone in quell’unica che è il Noi coniugale, la coniugalità è ben lontana dall’essere realizzata o realizzabile.
Qualsiasi forma di rapporto sessuale e genitale che si svolga in modo impersonale, è dunque da considerare una evidente forma di difficoltà alla coniugalità responsabile. Va subito precisato però che qui non si tratta di rapporti fatti in modo incompleto, cioè sacrificando una parte di tutta quella fenomenologia copulatoria, che noi sappiamo essere, per averla già esaminata nella prima parte di questa guida, direttamente orientata ad esprimere e a realizzare l’incontro e l’unione dei due partner.
Il difetto, in questi casi, non è nel modo esteriore, fenomenologico, di realizzare il rapporto sessuale, ma è a livello del suo significato interiore, nel modo intimo di vivere quel rapporto dialettico che di per sé dovrebbe essere sempre finalizzato a creare una relazione unitiva interpersonale, una personalizzazione coniugale.
In altre parole il rapporto sessuale o genitale è qui inteso e vissuto solo come un rapporto tra due individui e non tra due persone reali, come un rapporto realizzato, magari anche intensamente e con completo reciproco godimento, ma solo a livello dei due corpi, senza che si sia raggiunta una emotiva, intima relazione affettiva tra le due persone operanti.
Questa impersonalità dei rapporti sessuali va intesa però solo come denominatore comune di- un certo gruppo di difficoltà coniugali che a loro volta, devono ancora essere distinte tra loro per i diversi motivi che determinano tali rapporti.
Il rapporto sessuale impersonale può essere infatti determinato, nella sua ragione profonda e nella sua causa vera, semplicemente solo, ad esempio, perché il coito è inteso come un fatto puramente genitale.
In questo caso l’elemento che determina l’unione dei due individui è solamente la passionalità, l’energia dell’impulso sessuale. Impulso che muove dal corpo e cerca solo un corpo sul quale poter scaricare la sua tensione libidinale e trovarvi un naturale appagamento.
L’obbiettivo di questa forza, che causa il rapporto sessuale, non è l’incontro con l’altra persona, non ha niente a che fare con la forza d’amore, è solo un impulso fisico perentorio che tende a scaricarsi servendosi dell’altro semplicemente come strumento utile e necessario per far scomparire tale tensione fisica.
L’atto sessuale è solo i’appagamento del desiderio, dell’impulso sessuale, perciò l’oggetto sessuale è del tutto « impersonale », perché ogni qual volta l’impulso viene stimolato, l’individuo, così eccitato, è disposto ad accettare qualsiasi mezzo pur di arrivare a liberarsi di quella tensione.
L’impulso libidinale in questo caso più che essere una spinta verso l’altro è un allontanamento da qualcosa, è semplicemente un tentativo di sfuggire ad una pressione interna, ad una compulsione erotica ed organica.
L’impulso sessuale si svolge e si esaurisce qui in un atto copulatorio contraddistinto fondamentalmente solo da una iniziale tensione, da uno spasmo e da una scarica terminale.
Ciò che caratterizza questo tipo di rapporto sessuale è, insomma, il bisogno sessuale, e questo bisogno è del tutto generico, indiscriminato, non ha, cioè, come oggetto l’immagine di una persona particolare, definita, ma solamente quella di un corpo seducente.
L’atto sessuale è così semplicemente l’incontro di due corpi, due corpi che si cercano, si uniscono e poi, appagati, si separano; e tutto finisce lì.
A sottolineare l’impersonalità di questo rapporto basti dire che in questi casi il corpo può essere pacificamente intercambiabile con un qualsiasi altro che dia la stessa o una migliore soddisfazione.
Oggi purtroppo, questa forma di rapporti impersonali non è più prerogativa solo dell’uomo, ma spesso anche della donna.
Oggi si va infatti sempre più generalizzando il convincimento che il proprio partner deve essere essenzialmente uno strumento puramente sessuale.
Per accertare, con una corta oggettività, l’esistenza di questi rapporti impersonali, dettati cioè solo da passione erotica, basta analizzare attentamente le immagini, le fantasie inconscie che precedono ed accompagnano il rapporto sessuale, in quanto sono proprio queste che risvegliano, determinano, vivacizzano l’impulso, il desiderio sessuale e conducono alle varie espressività sessuali e genitali.
Non è tanto difficile accertare poi che nelle fantasie erotiche, nelle immagini sessuali dei rapporti impersonali, c’è sempre come protagonista principale il corpo, alcune sue parti anatomiche specifiche di mascolinità e femminilità, materializzazioni di piacere, ricordi di comportamenti orgasmici, e così via.
Insomma non primeggia mai la persona, ma solo il corpo, perché è solamente la carne, il maschio o la femmina, che come tale si desidera, si vuole.
E tutto ciò è spesso così ben mascherato, sotto le sembianze e le pretese di un bisogno, di un irresistibile desiderio d’amore, che il sesso viene comunemente identificato con l’essenza dell’amore, così che compiere un atto sessuale è ritenuto sinonimo di fare l’amore.
Per arrivare a scoprire ed in seguito correggere e superare le difficoltà alla genitalizzazione coniugale determinate da questi tipi di rapporti impersonali, bisogna evidentemente partire da queste cause profonde, spesso inconsce, della dinamica copulatoria e fare luce su questi differenti elementi negativi ed alienanti.
Non c’è infatti niente di più dannoso di questa confusione tra sesso e amore e di questa menzogna riguardante il fare l’amore, perché non solo ciò impedisce l’accesso ad un vero rapporto d’amore, mediato dal sesso come elemento subordinato, segno operativo ed espressivo di un qualcosa che lo precede e lo supera, ma fa ritenere anche che l’esistenza e la profondità dell’amore si misuri solo e direttamente sulla intensità e vivacità della passionalità erotica. Questa menzogna fa supporre inoltre che ogni disarmonia amorosa interpersonale possa e debba essere risolta con un particolare perfezionamento di tecnica copulatoria.
Non sono invece i fattori fisici, sessuali, libidinali che decidono se i due vanno d’accordo, se sono sincronizzati, se si vogliono bene, ma solamente i fattori emozionali, affettivi che si interpongono tra loro.
Il sesso, l’atto sessuale non produce mai l’amore, può solo manifestarlo rispecchiandolo, magari in tutte le sue più delicate sfumature.
È perciò solo quando due anime si capiscono, si vogliono bene che anche i loro corpi veramente si armonizzano e si intendono sessualmente.
La vita sessuale della coppia può essere così solo un « test » rivelatore della raggiunta armonia della personalizzazione coniugale, ma non mai la causa.
La dimostrazione più eloquente di tutto ciò la si ha, tra l’altro, rilevando l’acuto senso di solitudine che vien provato ogni qual volta il rapporto sessuale, anche se tecnicamente sincronizzato ed orgasmico, è impersonale, è compiuto tra due partner che non si amano.
La soddisfazione del semplice desiderio sessuale, della passionalità erotica, del piacere genitale, è una fonte di gioia relativamente povera se non trova il fondamento e l’eco nell’amore, poiché finisce con l’essere il semplice appagamento meccanico di una necessità (T. Reik).
Se la causa più comune di questi rapporti impersonali è dunque data, come si è visto, dalla riduzione del rapporto sessuale alla sola sua componente fisica, bisogna riconoscere però che esistono altre cause che, nella dinamica della relazione personale, ostacolano la personalizzazione coniugale rendendo il rapporto, sotto altre forme, ancora impersonale.
Basti pensare, ad esempio, alla impersonalità che si ha quando la relazione sessuale anziché svolgersi tra due persone concrete si realizza tra individui con la mediazione di un partner fantasmatico, cioè tra un individuo ed un fantasma.
Questo partner fantasmatico può essere poi a volte reale, ma anche solo immaginario.
È reale quando si identifica con l’immagine di una persona concreta di cui si ha avuto almeno una precedente esperienza e quando questo fantasma diviene l’elemento operativo del risveglio della passionalità erotica, il movente e la guida nella conduzione dello stesso rapporto coniugale.
È il caso assai noto e non del tutto raro, di chi si accoppia con il proprio partner pensando ad un altro partner ed operando sessualmente come se si unisse a quello.
A volte il ricorso a questo partner immaginato, a questo appoggio esterno alla coppia, è una libera scelta emozionale, affettiva, altre volte è ricercato solo come mezzo strumentale per far scattare i riflessi della potenza genitale, del piacere e dell’orgasmo, altrimenti insufficienti.
Nell’un caso come nell’altro, sia pur con sfumature ben diverse, il rapporto sessuale, oltre che essere chiaramente impersonale, è addirittura adultero.
Il partner fantasmatico è invece irreale, inesistente quando non si riferisce ad una persona precisa, ma corrisponde ad una immagine ideale di partner con il quale si vorrebbe avere il rapporto sessuale.
Questa figura inventata, indeterminata, che opera, come immagine inconscia, l’erotizzazione ed è causa di rapporti impersonali, è di solito presente in soggetti immaturi o fortemente presi dall’emozionalità dell’attrazione come quella propria, ad esempio, del periodo dell’innamoramento.
In ogni caso è sempre l’analisi del contenuto delle fantasie e delle immagini che precedono ed accompagnano il rapporto sessuale, che permetterà di precisare le caratteristiche del fantasma in causa.
Da questa analisi si potrà dedurre ancora la grande variabilità ed il moltiplicarsi delle forme di rapporti impersonali, e trovare inoltre l’indicazione più precisa per scendere alla concretezza ed arrivare a cogliere la realtà del proprio partner e, di conseguenza realizzare un rapporto del tutto personalizzato.

Quando il rapporto genitale è una esperienza di “dominio”
Molti credono che il rapporto genitale sia solo questione di sesso in cui giocano solamente forze pulsionali istintive orientale a provocare piacere ed appagamento sessuale.
In realtà il problema è assai più complesso, perché nel desiderio e. nella forza che spinge l’uomo verso la donna e viceversa, non c’è soltanto il sesso, la sessualità, l’impulso sessuale, il genitale, ci sono anche molti altri fattori che non appartengono più propriamente alla sfera sessuale istintuale, ma a quella relazionale dell’io personale.
E quel che stupisce è che sono proprio questi fattori extra-sessuali che caratterizzano lo stesso atto sessuale e lo rendono più o meno soddisfacente sul piano emozionale e più o meno valido sul piano sessuologico ed etico.
È quindi ingenuo credere che il rapporto sessuale sia legato esclusivamente o principalmente al piacere genitale.
Vedremo, ora, come, invece, il rapporto sessuale possa essere realizzabile per altre motivazioni, ben lontane da quelle precedentemente analizzate e come, proprio per queste stesse cause e per le finalità relazionali che si vogliono, più o meno consciamente, perseguire, la perso-nalizzazione coniugale sia ben lungi dall’essere raggiunta o raggiungibile.
Queste forme di rapporti sessuali sono così anch’esse da considerare vere forme di difficoltà alla coniugalità o alla genitalità responsabile.
Per brevità ne raggruppiamo subito alcune sotto il denominatore comune di rapporti vissuti come esperienza d! dominio, altre ne vedremo in seguito in diversi altri raggruppamenti.
Certo che il termine « dominio » è qui inteso in senso plurivalente: dominio sull’altro come prova di forza, di prestigio, di superiorità personale, come possesso, come forma di degradazione dell’altro, accompagnato o no da autodegradazione, ecc.
Tra tutti questi significati di dominio, quello che più frequentemente si incontra, come movente inconscio, prevalente, di rapporti sessuali, è il prestigio, la prova di forza, di superiorità che si vuoi realizzare e dimostrare con l’atto sessuale. Non è, perciò, tanto il soddisfacimento di uno stimolo sessuale che conta in questi casi, ma è l’autocompiacimento emotivo che si può ottenere tramite l’atto sessuale. Il rapporto genitale non è più, come nei casi analizzati in precedenza, fine a se stesso, ma è un mezzo per una finalità che va al di là dello stesso sesso.
Non è il godimento di una donna ad esempio che si cerca, ma l’orgoglio di averla conquistata, il trionfo per averla posseduta.
L’atto sessuale è ricercato, così, come prova per dimostrare, soprattutto a se stessi, che si è uomini, forti, virili, potenti, al limite che si è qualcuno.
Per molti uomini l’atto sessuale è infatti occasione e causa di ritrovamento di una certa sicurezza e fiducia in se stessi, di una certa dignità, superiorità, ecc.
L’attività sessuale è, perciò, molto spesso esperienza di semplici compensi affettivi.
Quando si è depressi, frustrati, sfiduciati, è facile cercare nel rapporto sessuale un aiuto, un appoggio per il proprio io affranto, per tirarsi su, e quanto più è grande la frustrazione tanto più sembra essere stimolata la forza sessuale.
La vita moderna, con le sue pianificazioni, le continue frustrazioni, l’insicurezza che procura, con il suo vertiginoso evolversi tecnologico, sembra creare le basi proprio per questa particolare compensazione erotica.
L’uomo di oggi ha infatti più che mai bisogno di dimostrare a se stesso di essere ancora veramente un uomo, di valere, di essere forte e questa dimostrazione può averla solo o più facilmente, attraverso la prova della sua mascolinità.
L’atto sessuale è così una prova del tutto particolare di dominio nel quale si crede di poter ritrovare il proprio valore di uomo virile, perché secondo un concetto culturale corrente è proprio nel dominare la donna, nel trattarla con durezza che si ritiene di potersi riconoscere più uomini.
L’atto sessuale è infatti comunemente sentito come segno di mascolinità ed ogni brillante prestazione genitale come misura di virilità.
Sesso e virilità sono talmente associati che molte volte tutta la sessualità è ridotta al coito.
La riuscita nel rapporto sessuale è, allora, tutto il prestigio dell’uomo, tutto il suo orgoglio, tutta la sua potenza, tutto il suo piacere.
Che il rapporto sessuale sia vissuto, in molti casi, veramente come dominio sull’altro, lo si può constatare con una certa evidenza, analizzando semplicemente le immagini, le fantasie che precedono ed accompagnano il rapporto stesso.
È facile ritrovare infatti più che immagini del corpo, del piacere genitale, l’immagine del comportamento della donna che finisce per cedere, per arrendersi alla forza della capacità maschile di sedurla e portarla all’orgasmo.
È il trionfo di questa vittoria sull’altro la sostanza del piacere che viene ricercato nell’atto sessuale ed è ancora questo anche la molla di tutta la dinamica copulatoria.
L’atto sessuale, come esperienza di dominio sull’altro, non è poi solo una prerogativa maschile, ma anche della donna.
Certamente le due esperienze, anche se analoghe, sono diverse. Soprattutto è più difficile rilevarla nella donna perché, secondo una tradizionale interpretazione culturale della struttura biologica femminile, la donna più che dominare dovrebbe, seguendo la sua natura, mettersi solo in atteggiamento di recettività e di passività.
In realtà non è sempre così. Spesse volte la donna assume un atteggiamento chiaramente di dominio sull’uomo proprio a quello stesso livello sessuale che la società, in un certo senso, le preclude.
Analogamente all’uomo, anche la donna può cercare l’affermazione di sé, della propria personalità frustrata, compromessa magari per le stesse ragioni socio-culturali sopra descritte, in un atteggiamento di predominio tramite e nell’ambito della sessualità, della sua femminilità.
L’orgoglio della donna, cioè questo intimo, inconscio compiacimento, che intende raggiungere come esigenza più forte dello stesso piacere sessuale, è in questo caso, quello di avere l’uomo completamente in suo potere, alla sua dipendenza.
Evidentemente anche qui il dominio non va mai disgiunto da un senso di superiorità, di possesso, quindi da una oggettivazione dell’altro e da un senso di sottile degradazione dell’altro, a volte inavvertitamente preceduto o accompagnato anche da una autodegradazione.
Il dominio della donna sull’uomo avviene però, di solito, a livello sessuale, nel senso che, attraverso il sesso le sue doti e le sue arti di femminilità, riesce a stimolare nell’uomo il desiderio di lei e divenire così oggetto della sua attenzione, di una sua ricerca, un centro del suo interesse.
L’essere sessualmente desiderata da alla donna un particolare piacere, che è più che sessuale, perché le da l’impressione di essere valorizzata, di essere qualcuno. Nel desiderio dell’uomo la donna soddisfa così anche una certa vanità perché sente di essere giudicata bella, attraente, di avere un fascino.
Tutto ciò l’inorgoglisce, le da un senso di ebbrezza, la fa sentire viva.
Molte donne si compiacciono infatti, grandemente della loro capacità di conquista sessuale dell’uomo, della facilità con la quale lo portano all’eccitazione e al vigore sessuale, e si servono di queste loro doti come mezzi strumentali, in alcuni casi, per appagare semplicemente la loro vanità, in altri casi per far scattare i riflessi per il proprio orgasmo venereo.
Il bisogno di conquista, di dominio, di potere sull’uomo, ha così nella donna diverse sfumature che possono anche fuorviare e far credere che questi siano semplicemente momenti particolari di un normale comportamento sessuale.
L’aspetto negativo di simili esperienze di rapporto sessuale, soprattutto quanto a difficoltà per la genitalizzazione coniugale va perciò ritrovato, come sempre, analizzando le immagini e le fantasie dell’atto sessuale.
Nel caso del ricercato dominio della donna sull’uomo le immagini saranno, ad esempio, caratterizzate da una particolare insistenza sulla visione del corteggiamento e delle forme di desideri sessuali indotti ed espressi dall’uomo.
È comunque ed in ogni caso, solamente il compiacimento di queste immagini e la fissazione ad esse che tradisce la limitatezza e lo snaturamento della funzione relazionale ed unitiva del rapporto sessuale.

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