Definire i contenuti e le forme della coniugalità responsabile

Capitolo VI
Definire i contenuti e le forme della coniugalità responsabile

II termine responsabilità è ormai entrato nel linguaggio sessuologico e coniugale. Si parla oggi, infatti, correntemente di responsabilità procreativa e di paternità responsabile come di un valore e di un dovere morale fondamentale per la vita genitale e matrimoniale.
Se la parola responsabilità è dunque ormai da tutti accettata ed usata, il concetto proprio di responsabilità non è stato però ancora sufficientemente né afferrato né precisato.
Stando infatti al modo come viene usato il termine stesso, sembrerebbe che la responsabilità sia da considerare solamente come un concetto formale che non nasconde in sé alcuna indicazione di contenuto e di forme, quindi un concetto neutro.
La responsabilità sarebbe poi, in questa accezione, insita nell’esistere stesso dell’uomo e toccherebbe solo la sfera personale delle sue decisioni al punto che basta che l’uomo sia capace di decidere e di scegliere perché sia responsabile.
Si spiega così come sia oggi considerato responsabile, sul piano procreativo, sia colui che per regolare e controllare le nascite decide di scegliere un qualsiasi metodo contraccettivo, ufficialmente giudicato come moralmente illecito, che colui che sceglie il metodo dei ritmi fisiologici di fertilità o della continenza periodica, metodo giudicato invece secondo morale.
Al limite sarà presto ritenuto responsabile anche chi, per escludere una gravidanza indesiderata ed inopportuna, deciderà di ricorrere all’aborto farmacologico a base, ad esempio, di prostaglandine, capaci, come si sa, di espellere il prodotto del concepimento, specie nei primi tempi, senza alcun impegno medico e senza alcun rischio fisico, tanto che queste prostaglandine sono già state definite, prima ancora che siano messe in commercio, il più innocuo « lassativo uterino ».
E ciò ovviamente perché il concetto di responsabilità è di fatto ritenuto privo di qualsiasi contenuto etico e legato esclusivamente alla capacità di scegliere e di decidere, tra diverse possibilità, quella che si ritenga più efficace per raggiungere un determinato scopo.
Ma, come è facile capire, una simile interpretazione è quanto mai sconcertante perché, tra l’altro, svuota completamente il concetto di responsabilità del suo più autentico significato.
Se ben si considera si deve invece riconoscere che la responsabilità è strettamente legata e dipendente dal mondo dei valori e dei doveri che incombono all’uomo, sia esso preso singolarmente che collettivamente.
L’uomo, come è stato definito, è un essere che ha dei doveri, dei compiti precisi da assolvere, deve perciò decidere, deve prendere posizioni, deve in altre parole essere responsabile del suo agire.
Il termine stesso responsabilità richiama infatti etimologicamente la parola « responso ». Responsabile è colui che deve dare una propria risposta, colui che è impegnato a rispondere a dei compiti che gli sono commessi, principalmente, ad esempio, dalle esigenze e dalle strutture stesse del suo essere. Esigenze e strutture che, come si è già visto precedentemente, sono anche sinonimo di un preciso Volere di Dio.
La responsabilità è allora, in un certo senso, il contrassegno essenziale dell’esistenza umana.
La responsabilità comporta, ovviamente, prima di tutto una conoscenza; una conoscenza esatta, per quanto possibile, dei valori legati a determinate situazioni, a determinati fenomeni, a determinati comportamenti da assumere.
Conoscenza che si traduce in consapevolezza, cioè nel riconoscimento che le cose hanno sotteso un loro preciso significato e una loro essenza che va rispettata e realizzata.
Responsabilità vuoi dire, quindi, presa di coscienza di questi valori e presa di posizione a favore del diritto di queste essenze e degli ordini che ne conseguono.
Ma la responsabilità riguarda però sempre l’azione, il compimento di un agire.
Sarà allora responsabile solo quell’agire che in definitiva aderisce alla verità delle cose e le realizza nella azione e come azione.
È questa fedeltà alla verità e alla giustizia che costituisce, infatti, l’essenza prima della moralità di ogni determinata decisione, di ogni determinata scelta, di ogni determinato atto.
La responsabilità è allora indiscutibilmente una questione di contenuti morali, di forme, di direzioni, di avvio verso determinate mete, riconosciute e liberamente assunte come autentici valori da tradurre in atto.
Il concetto di responsabilità include però non solamente la conoscenza e la consapevolezza, ma anche la libertà e la volontarietà.
Si è ovviamente responsabili solo nella misura in cui si è liberi di decidere, di volere e di agire.
Ma anche queste nuove premesse fondamentali, questi elementi costitutivi della responsabilità devono essere ben precisati.
Libertà non vuoi significare affatto arbitrio, arbitrarietà; la libertà non consiste in una semplice ed indifferente decisione fra varie possibilità in una formale determinazione di orientamento delle energie volitive ancora oscillanti, consiste invece, essenzialmente, in un agire lucido e coerente che impegna tutto l’essere umano e lo esprime in atti conformemente al suo costitutivo ontologico e alla sua vocazione.
Si è liberi solo quando ci si appartiene, cioè si è padroni di se stessi e ci si possiede, specie nel momento delle decisioni e delle azioni.
Si è liberi quando l’azione emerge interamente dall’intimo del proprio essere per una decisione che ci fa signori del verificarsi o no di quel determinato agire.
L’atto libero è tale perciò non solamente rispetto ai condizionamenti esterni ma anche a quelli interni.
Si è liberi non solo quando l’io è l’origine della decisione e dell’azione, ma anche quando è signore di questa stessa origine e non è determinato da un qualsiasi oscuro « Es » che inconsciamente agisca in lui e su di lui.
Questa originaria libertà, e così pure, la vera responsabilità da essa determinata, si realizza perciò solo quando, nel momento delle decisioni, l’uomo di fatto si pone di fronte alla scala dei valori, al suo « dover essere » ideale per lasciarsi muovere da esso.
Il valore orienta infatti il muoversi in una direzione piuttosto che in un’altra, attraendo però nell’atto stesso in cui viene conosciuto, in quanto si rivela come il bene, l’unico bene che può garantire l’attuarsi di sé, come uomini, nella perfezione e nella felicità.
L’azione che ne deriva non potrà che essere allora percepita, in tutta immediatezza, come quella vera, quella giusta, l’unica che possa essere compiuta.
Riassumendo si può anche dire che la responsabilità umana richiede che l’uomo agisca secondo scelte consapevoli e libere, personalmente, cioè mosso e indotto dall’intimo, e non per un cieco impulso interno o sotto una mera coazione esterna.
L’uomo può raggiungere però tale responsabilità solo quando, liberandosi da ogni schiavitù delle passioni, persegue il suo fine con libera scelta del bene e si procura da sé effettivamente e con diligente iniziativa i mezzi convenienti (cfr. Gaudium et Spes n. 17).
Ci siamo soffermati appositamente su questi elementi teoretici del concetto di responsabilità, senza alcuna pretesa di averli esauriti, perché riteniamo che solamente in base ad essi potrà apparire evidente come il concetto vero di responsabilità procreativa o di paternità responsabile sia ben diverso da quello oggi comunemente in voga e divulgato.
Non staremo però ora a precisarlo nei suoi termini esatti perché il nostro interesse è incentrato più che sul problema procreativo su quello coniugale.
Anche se il problema della coniugalità responsabile è oggi, come tale, quasi ignorato noi lo riteniamo invece così fondamentale da considerare quello procreativo come una appendice o una semplice conseguenza di questo.
È comunque certo, almeno secondo la nostra esperienza, che se non si affronta prima il problema della coniugalità responsabile ben difficilmente si potrà poi capire i veri contenuti e le forme autenticamente umane della procreazione responsabile.
Anche per questa ragione vogliamo allora porre come ultimo punto di ricerca dei presupposti indispensabili alla realizzazione della responsabilità coniugale, la definizione del suo vero contenuto e della sua più autentica forma espressiva.
Certamente i requisiti essenziali inerenti al concetto di responsabilità che abbiamo testé illustrato potranno servire da valida guida. Noi ci limiteremo ora solo ad alcune sommarie osservazioni.
Il primo elemento strutturale della coniugalità responsabile non può che basarsi sulla conoscenza e sulla consapevolezza dei significati e dei valori del sesso, del genitale e del gestire erotico.
La prima cosa da fare sarà dunque quella di arrivare a chiarire, riconoscere, identificare la doppia dimensione, visibile ed invisibile, di ogni elemento sensibile, fisico, corporeo del sesso e del genitale, così da poter poi cogliere e riscontrare sotto ogni segno, ogni gesto il suo autentico significato relazionale, unitivo, insomma la realtà dell’amore per esso significata.
Naturalmente non staremo qui a ripetere quanto si è già detto, nelle pagine precedenti, a proposito del valore e dei significati proprii della sessualità e della coniugalità.
Solo vogliamo sottolineare che non basta essere coscienti di questi significati della coniugalità perché ci sia responsabilità; per questa è necessario che la coniugalità, così intesa, si traduca coerentemente in atto.
Non basta sapere, avere buone intenzioni se poi non si passa all’azione.
Naturalmente si apre qui, in questo passaggio, il più grosso problema della responsabilità coniugale, quello cioè della libertà dell’agire e nell’agire coniugale.
Per affrontare questo problema in tutti i dettagli ci vorrebbe certamente molto più spazio di quanto invece possiamo ora disporre, ci sembra però che possano bastare, almeno per inquadrarlo nella prospettiva di una concreta soluzione, queste preliminari osservazioni e cioè che prima di tutto bisogna partire dal riconoscere che normalmente l’agire sessuale e coniugale è fortemente condizionato da tutta una coscienza sessuale che non sempre, per non dire molto raramente o mai, si è strutturata sui valori autentici della sessualità umana.
Bisogna poi ammettere che è sempre possibile però, in mancanza di una sana educazione sessuale, richiamandosi costantemente ai valori ed ai significati della genita-lità e della coniugalità arrivare a porre, anche se con fatica e a poco a poco, questi valori alla base di ogni azione sessuale e ad imparare così ad utilizzare sempre più profondamente i segni del gestire coniugale nel loro vero significato.
È infatti facendo la Verità che si può giungere alla libertà perché anche qui, come in altri campi dell’umano, risulta valido il detto evangelico: « la verità vi farà liberi » (Jo. VIII, 32).
La libertà dell’azione erotica si realizza e si riconosce così essenzialmente dal suo contenuto etico e dal modo come questa si esercita.
Non qualsiasi forma di coniugalità, anche se orientata alla determinazione di un preciso scopo libidinale, unitivo, procreativo, può dirsi responsabile ma solamente quella che si esprime realizzando le finalità profonde della coniugalità, inscritte, come si è visto, nelle leggi stesse della corporeità e della fisiologicità della funzione genitale.
Essere liberi, essere responsabili coniugalmente non vuoi dire oscillare o librarsi in uno spazio vuoto, in una arbitrarietà di espressioni, ma ancorarsi strettamente ai valori e alle modalità proprie della coniugalità umana che sono poi i punti di appoggio su cui si erge la stessa libertà e coniugalità.
La libertà e la responsabilità dell’agire coniugale sono allora sempre necessitate dalle leggi proprie della natura che l’uomo consapevole deve assumere e fare intimamente sue. Leggi della natura che sono poi in definitiva le leggi stesse dello spirito e della libertà.
La libertà nell’azione erotica si ha poi quando l’uomo, dopo aver assunto consapevolmente i valori della coniugalità e della genitalità, fa sì che ogni azione esca da quelle essenze come espressione, conforme e fedele, della necessità di un compimento profondo e totale di sé.
L’uomo è certamente un essere che sa liberarsi da tutto ciò che lo determina e in tale senso deve continuamente operare per essere libero nel suo agire, ma mentre vince e da una forma singolare a tutte le sue determinazioni in pari tempo si sottopone ad esse.
Questa paradossalità dell’uomo testimonia il carattere dialettico della sua umanità in una sempiterna antitesi tra la propria dipendenza e la propria autonomia (Frankl).
Così, anche sul piano sessuale, genitale e coniugale, mentre si opera la liberazione da ogni determinismo psicologico e sociologico, da un erotismo snaturato ed alienante quale è quello ora in voga e di cui tutti siamo impregnati (1), nella ricerca e nella assunzione degli autentici valori della coniugalità umana, progressivamente ci si sottopone ad essi. Si raggiunge allora in questo modo la piena libertà nell’agire coniugale ed automaticamente si diviene anche responsabili.
Tutta questa dinamica strutturale si basa sul fatto che se la realtà umana è « una possibilità » (2), il suo essere è un continuo « poter essere ».
Concludendo
L’uomo può sempre raggiungere la meta della coniugalità responsabile, senza grandissima fatica, da qualsiasi punto parta, se sa imboccare il giusto cammino e seguire le tappe obbligate della ascesa fino alla vetta.
Le tappe principali sono quelle che abbiamo ora presentato sotto forma di presupposti alla coniugalità responsabile.
Certamente bisognerà ricorrere anche ai mezzi adeguati per superare le difficoltà che inevitabilmente si porranno lungo il cammino. Ma di questi si tratterà nelle altre parti di questa guida.
Anche se solo alla fine si potrà cogliere, in tutta la sua dimensione, il valore autentico della coniugalità responsabile bisogna fin d’ora però cercare di chiarire e di definire i significati, i contenuti e le forme della coniugalità responsabile; questo impegno è anch’esso un presupposto, una tappa d’obbligo.
(1) Questo aspetto del problema lo si vedrà meglio nella terza parte di questa guida, parte dedicata alle difficoltà da superare per giungere alla coniugalità responsabile.
(2) Vedi numero speciale de « La Coppia », n. 15, 1971 già citato.

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