Convivere per conoscersi meglio

Il considerare la convivenza come un antidoto alla separazione e al divorzio, negli anni Ottanta era diventata una costante in congressi, convegni, incontri tra esperti.
Io ho sempre ritenuto che le affermazioni di questo tipo fossero prettamente ideologiche, perché affermavano a priori con sicurezza che: se convivrete vi conoscerete e vi accetterete; tra voi troverete un buon equilibrio, altrimenti vi lascerete; il superamento di questa prova sarà di garanzia alla riuscita della vostra unione matrimoniale.
Ciò era in contrasto con il dato di realtà. Già allora si sapeva dalle ricerche su convivenza e matrimonio che in altri Paesi europei l’8o% delle coppie che avevano convissuto e che si erano sposate erano già separate dopo tre dal matrimonio. Agli ideologi della convivenza prematrimoniale, quale prova e garanzia della continuità della relazione, non veniva in mente che certe affermazioni categoriche sono soggette a molteplici e sottili fattori psicologici, che fanno fallire le unioni anche dopo anni di prova.
Non si curavano di cercare le cause del fallimento benché avessero i dati a portata di mano. Peggio per chi si separava, l’importante era che l’impianto teorico ideologico avesse una sua logica interna e come tale non fosse scalfito. È questa la situazione di tutte le ideologie che, come tali, si vogliono imporre con affermazioni in contrasto con il dato di realtà e con il buon senso. Anche oggi le ideologie abbondano.

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