Communio nuptialis

“Communio nuptialis. Oriente ed Occidente in dialogo sull’amore umano e sulla famiglia”
Questo il titolo del Seminario di studio che si è tenuto a Roma, nel mese di marzo, presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II.
E’ uno dei tanti segni che indica  come l’interesse della Chiesa si concentri sempre più frequentemente sui valori e sui problemi della coppia e della famiglia.
Le difficoltà, le delusioni, le perversioni, che accompagnano oggi la vita coniugale, sono tante e tanto note che non è nemmeno necessario ricordarle, quello che ci interessa, invece, è la ricerca delle potenzialità ancora da scoprire e valorizzare, che potrebbero costituire un valido antidoto alla attuale crisi che la coinvolge.
Riportiamo qui qualche passo delle relazioni svolte da rappresentanti della Chiesa cattolica e di quella ortodossa,  volte ad illuminare da due posizioni diverse, ma convergenti, i significati più profondi del matrimonio, con l’arricchimento proprio delle diverse tradizioni ecclesiali coinvolte.
Ha aperto il corso una lezione di Stanislaw Grygiel, professore emerito dell’Istituto, autore del libro che abbiamo già presentato, intitolato “Bellezza e spiritualità dell’amore coniugale” e di bellezza ha appunto, filosoficamente, parlato
“Perché il bello chiama l’uomo?
Perché esso è, come dice C. K. Norwid, “forma dell’amore”.
Ogni essere, e soprattutto l’uomo, “porta in sé un’ombra del bello”
Per questo da ogni essere, e soprattutto da ogni uomo, ci giunge la voce che in lui risuona e chiama ad adeguarci alla Bellezza in cui si rivela e si nasconde l’Amore, sorgente della verità e del bene di ogni corpo, di ogni pensiero e di ogni azione.
L’esperienza primordiale dell’uomo è l’incontro con la Bellezza in cui Sant’Agostino vede Dio, a cui l’uomo si prepara in una continua, drammatica conversione alla realtà celeste,che le realtà terrestri promettono ed annunciano.
E’ proprio questa conversione dell’uomo che io chiamo adaequatio personae cum Persona, ed è in questo adeguamento che avviene e si compie nell’uomo la verità.
La forza della chiamata con cui questo bello coinvolge l’uomo proviene da quella realtà che in esso si riflette.
Colui che dialoga con il bello del corpo, dei pensieri e delle azioni, si trova già nel dialogo con la Bellezza che è Dio.
Attraverso il loro bello egli appartiene alla Bellezza alla quale il bello appartiene, ma il bello non significa nulla.
Esso solo indica ciò che promette.
Il passaggio dalla sfera del bello alla sfera della bellezza, attuato nella poesia,in cui l’amore del bello si unisce al lavoro intorno ad esso, avviene come “pascha” nella quale l’uomo oltrepassa il bello, affidandosi alla presenza di Colui che in esso si riflette promettendogli che non morirà.
E’ nella sua Bellezza che l’uomo spera di trovare rifugio contro l’annichilimento di tutto ciò che adesso è soltanto bello.
E’ solo in questo bello che si trova tuttavia il seme dell’eternità.”

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