Ci vediamo a casa

CI VEDIAMO A CASA di Dolcenera

 

Abbiamo finalmente una bella canzone più recente (Festival di Sanremo 2012) che ci sa trasmettere delle idee molto interessanti. Cioè soprattutto una, ma davvero importante, se la sappiamo capire a fondo.

                         La chiamano realtà
                        Questa confusione
                        Di dubbie opportunità
                        Questa specie di libertà

Intanto possiamo notare il pessimismo strisciante che caratterizza per lo più le canzoni attuali, che hanno sempre una descrizione del reale in termini negativi e di confusione generale.
I giovani non si ritrovano in questa società che sembra pensata e fatta per loro.
Abbiamo voluto essere dei genitori non impositivi e come risultato assistiamo a delle nuove generazioni che si affacciano alla vita senza sapere da che parte andare.
Hanno rinunciato a chiederci consiglio perché troppo spesso ci vedono più perplessi di loro e quindi si sentono più che mai a disagio.
In particolare si noti l’accostamento tra “opportunità” e “confusione”, che in effetti è ciò che mette maggiormente in crisi.
E’ vero che oggi si ha più libertà di scelta, ma se non si hanno criteri per scegliere, questa libertà diventa un incubo.

                         Grande cattedrale
                        Ma che non vale un monolocale
                        Un monolocale

Così capita necessariamente che si cerchi di ridurre i propri orizzonti. Siamo catapultati nel villaggio globale e i ragazzi invece si saprebbero accontentare, alla fine, di un monolocale, un’area più circoscritta e ristretta, dove fossero sicuri di non potersi perdere (a parte il fatto che pochi oggi possono permettersi altro, per via della crisi economica, e chi ha la fortuna di avere un monolocale, già può fare i salti di gioia).
Ma usciamo dalle superficialità materiali e addentriamoci nel significato più profondo (ce n’è sempre uno da trovare, se si scava un po’ di più).

                         Come sarebbe bello potersi dire
                        Che noi ci amiamo tanto
                        Ma tanto da morire
                        E che qualunque cosa accada
                        Noi ci vediamo a casa

 Ecco che ritroviamo l’amore, che, per quando si sia in difficoltà e il mondo appaia come un labirinto invece che un giardino di delizie, prima o poi lo si incontra e non si può fare a meno di cantarlo.
Cosa saremmo senza amore? Viverlo e dircelo, e usare per esso metafore forti come accostarlo alla morte, è indispensabile e se non siamo più capaci di farlo perché ci sembrano delle romanticherie inutili è urgente che torniamo ad impararlo.
Ma l’amore ha bisogno appunto di luoghi dove ritrovarsi, dove esprimersi al meglio, dove crescere e svilupparti e allora quale posto migliore se non la casa?
Questo termine vuol dire moltissime cose: delimitazione di spazio, appartenenza, proprietà, capacità di identificazione, semplicemente il nostro posto dove ci troviamo a nostro agio, dove nessuno ci manda via, dove troviamo cibo e riposo.
Dove si interrompe la nostra lotta quotidiana per la sopravvivenza, dove crediamo di non avere brutte sorprese perché la chiave la possiede solo chi è legato a noi da vero affetto (non è sempre così purtroppo, ma almeno lo speriamo!) 

                        Noi viviamo senza eroi
                        Per chi ci vuol fregare
                        Esempio di civiltà
                        Contro questa eredità
                        Di forma culturale
                        Che da tempo non fa respirare.

Di nuovo viene sottolineata la difficoltà di vivere nel mondo circostante. La complessità della realtà che ci circonda, senza modelli a cui potersi rifare (ce ne sarebbero, ma a volte non ci facciamo caso e siamo invece colpiti di più dalle figure negative che i media ci sbattono continuamente in faccia), la debolezza della cultura contemporanea che sembra aver tralasciato valori e fondamenti dell’intelligenza umana.
Davvero c’è da sentirsi mancare il respiro. Allora, paradossalmente, si prova più sollievo nella propria casa, purché il nostro amore venga in fretta.
Perché lì ancora, abita l’amore e la reciprocità.

                        La chiamano realtà
                        Senza testimone
                        E di dubbia moralità
                        Questa specie di libertà
                        Che non sa volare, volare, volare, volare                      

C’è un desiderio forte di recuperare la possibilità di una vita vera e senza disperazione e la casa lo rappresenta, l’intimità raccolta dove l’amore si fa nido, dove la presenza dell’altro è sollievo e non stress faticoso da affrontare, dove le difficoltà sono marginali rispetto alla felicità che vi risiede.

                         Come sarebbe bello potersi dire
 
                        Non vedo l’ora di vederti amore
                        Con una scusa o una sorpresa
                        Fai presto e ci vediamo a casa

Non vogliamo sfuggire alla dimensione esterna, tutti noi dobbiamo uscire dai nostri gusci, per quanto confortevoli ed affrontare la vita, ma non potremmo cavarcela senza la nostra casa, il nostro luogo interiore dove l’amore ci ricarica.
E allora anche una grande cattedrale, non più vista come anonimo insieme di colonne e mattoni, può essere “casa”, se è abitata dall’Amore.
Come ci affrettiamo, qualunque cosa sia successa, a tornare a casa nella speranza di ritrovarci la persona che più amiamo, non possiamo non pensare che per tutti, anche per chi forse su questa terra non ha veri motivi per vedere la propria abitazione come il luogo sopra descritto, c’è una Casa, che è quella del Padre, straripante d’amore di ogni sorta, dove di sicuro ci aspetta chi ci ama e dove non c’è dubbio che per noi le porte saranno spalancate.
Che le nostre case terrene siano costruite secondo quel Progetto, è cosa da non dimenticarsi mai!.

 

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting