Chiara ed Enrico

Nella spiritualità coniugale infatti, che è una vocazione autentica, non di serie B, vi è una chiamata vera alla santità sulla quale si giocano la felicità e la realizzazione di una persona. Ma questa strada va intrapresa prima del matrimonio, durante la fornace del fidanzamento.
Se ci fosse bisogno di una dimostrazione, basterebbe dire che questo deserto del fidanzamento è la prova più grande che Chiara dice di aver vissuto. È lei stessa a ripeterlo, più volte. Anche gli ultimi giorni della sua vita, quando racconta di sé, dedica la maggior parte del tempo e delle parole a questa fase. Non alle prime due gravidanze né alla malattia, ma al dolore che le proveniva dal sapere che la sua vita poteva non essere legata a quella di Enrico. Senza quella prova sarebbe stato tutto diverso, è stato l’averla attraversata che ha permesso a lei e al marito di fare quello che hanno fatto. «Se ti senti amato» ha detto Enrico «puoi tutto, se hai provato il Suo amore entri pure nel fuoco. Posso fare tutto perché l’amore non ci ha deluso, anzi ci ha sorpreso».
Dopo qualche tempo, finalmente la svolta di Chiara può accadere. Enrico l’ha chiamata per parlarle, ma anche per sfogare la sua rabbia per un rapporto che sembra non poter andare oltre. In quell’incontro invece Chiara, per la prima volta, piange. E non riesce a smettere. «In quell’occasione la cosa che colpì veramente Enrico fu che mi vide veramente per quella che ero; fino a quel momento avevo cercato sempre di essere meglio di quello che pensavo di essere. Mi sforzavo di essere migliore. Invece in quel momento Enrico vide veramente come ero fatta: vide che non avevo più la voglia di creare pretesti per far andare bene la nostra storia a tutti i costi. Ero davanti a lui senza nessuna difesa, e pensavo solamente: “Vediamo cosa succede”».
Chiara è passata dalla convinzione di avere diritto a Enrico alla comprensione che l’altro è un dono di Dio, e bisogna quindi prima accettare di perderlo per trovarlo. Padre Vito racconta: «Chiara ha capito proprio nel fidanzamento che se quella non era la sua missione, se Enrico non era la persona che Dio aveva pensato per lei, allora doveva lasciarla andare, per il bene di entrambi». Un insegnamento che le sarà utile in ognuno dei suoi piccoli passi possibili.
Vedendola così, Enrico propone a Chiara di fare una vacanza insieme. Pensa a un ultimo tentativo per far funzionare la loro relazione. Pensa a “qualcosa” da fare. Chiara invece pensa a “qualcuno”. Pensa a un incontro con una persona che possa coinvolgersi nella loro storia e se ne faccia carico. Pensa alla Marcia Francescana, una delle iniziative dei frati minori di Assisi. Un cammino a piedi di dieci giorni per arrivare alla Porziuncola nel giorno del Perdono di Assisi. È uno dei corsi più affollati e non è rimasto molto tempo per chiamare. Enrico dice che accetterà solo se riescono a prenotare subito. In fondo, per dieci giorni, la spesa è di soli cento euro, accettabile per uno come lui un po’ al verde. Chiara riesce al primo tentativo. A rispondere, dall’altra parte del telefono, c’è proprio padre Vito: «Ce l’avete fatta a prenotare… Bene! Sono rimasti giusto gli ultimi due posti ».

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