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L’amore e l’alterità

La relazione di coppia è chiaramente il legame tra due persone che hanno una loro originale e distinta identità, che va sempre rispettata, cioè riconosciuta, valorizzata e mai fissata in un “già noto”, perché, così facendo, non si terrebbe conto del mistero del soggetto umano, che è sempre imprevedibile ed aperto ad ogni possibilità di cambiamento.
Proprio perché l’amore è essenzialmente un volere il bene dell’altro, quindi volere e operare per la sua realizzazione, l’intenzione fondamentale di chi vuole amare non può che essere quella di permettere e favorire che l’altro, pur essendo oggetto d’amore nell’intimità del rapporto relazionale, non perda mai, anzi accresca sempre più la sua identità.
Il rapporto d’amore, specie quello di coppia, è un rapporto interpersonale, cioè una relazione tra due persone che interagiscono come tali e perché tali, al fine di ottenere un compimento di sé.
Se l’individualità di ciascuno venisse meno, o, in qualche modo venisse sminuita, cosificata, strumentalizzata dall’altro, immediatamente scadrebbe la dimensione vera del rapporto e questo si ridurrebbe ad essere solo una parvenza di relazione, mancando la persona nella sua interezza, che di questa relazione è fondamento e fulcro imprescindibile.
L’essenza della relazione amorosa è, dunque, la persona nella sua pienezza, che gioca, nel suo continuo rapportarsi all’altro, tuta se stessa, tutto il suo essere soggettivo.
Lo scopo dell’amore non è infatti altro che il tentativo di mettere in contatto, di far partecipare la parte più vera, più interiore di sé con quella dell’altro, in altre parole, non è altro che arrivare all’intimità.
L’amore autentico vuole realizzare l’esperienza dell’essere se stessi in intimità con l’altro, perché è solamente a livello del proprio io, dell’essere se stessi, dell’essere ciò che si è, che si pone e si rende possibile l’incontro e l’unione con l’altro.
La connessione, il legame duale che caratterizza la coppia, va così ben oltre la formale vicinanza , l’accostamento funzionale di due parti correlate perché complementari, ma comporta essenzialmente il coinvolgimento di ciò che ciascuno è, di ciò che caratterizza e distingue i due soggetti come persone, cioè il loro mondo o spazio personale, fatto di quel nocciolo profondo e complesso di sentimenti, di motivazioni, di esperienze che, nell’insieme, costituisce l’originalità e la singolarità di ciascun essere umano.
La relazione amorosa è, perciò, l’esperienza di spazi personali condivisi.
Da qui deriva l’importanza fondamentale di sapere e voler incrementare, far crescere questo mondo interiore, questo spazio personale, condizione pregiudiziale per poterlo mettere in comune a vantaggio ed arricchimento reciproco.
L’amore presuppone, dunque, una profonda e chiara consapevolezza per un impegno relazionale di sé, dell’altro, e di una reciproca, armoniosa, correlazione.
Bisogna pertanto essere assolutamente convinti che la nostra natura umana è essenzialmente strutturata per la relazione.
Non dobbiamo credere di poter essere autonomi, autosufficienti, se così fosse non avrebbe ragion d’essere, l’amore, la vita di coppia, invece, per poter essere, per esistere, ciascuno ha bisogno dell’altro, a condizione di rapportarsi correttamente all’altro, avendo di mira principalmente, se non esclusivamente, che esso si compia come persona.

L’amore e la gelosia

A detta degli esperti la gelosia è la conseguenza ineluttabile dell’amore così detto possessivo, cioè di quell’amore che si fonda e si caratterizza su un legame che si vorrebbe esclusivo e totalizzante, per un bisogno inconscio di essere continuamente rassicurati e amati.
L’amore possessivo è così connotato da una insaziabile avidità del partner ossessivamente desiderato, voluto, legato a sé, in modo confusivo.
Viene anche detto amore captativo, perché improntato al bisogno imperioso di prendere l’altro come oggetto, di catturarlo, farlo proprio, come parte inseparabile, indistinto da sé.
Analizzando questo tipo di amore, largamente diffuso, anche se con tonalità variamente sfumate, si è potuto dedurre che si tratti di una specie di riattivazione psicologica e mentale del passato infantile, quando il bambino ha goduto del rapporto particolarmente totale e fusionale offertogli dalla propria madre.
Questa esperienza così soddisfacente e gratificante è rimasta impressa nell’inconscio del soggetto come nostalgia, tanto da richiederne compulsivamente la ripetizione in ogni forma di amore.
Ne consegue che, anche se il soggetto si è fatto adulto, mantiene sempre dentro di sé un bisogno imperioso di essere amato come lo è stato quella prima volta rivivendo l’amore simbiotico della prima infanzia.
Il nuovo oggetto d’amore non è visto quindi come una persona concreta, diversa da sé, con la quale porsi in un rapporto di scambievole amore, ma è vista come il primo oggetto di amore, cioè come l’unica  possibilità di esistenza e di sopravvivenza.
Il partner non è altro che la rappresentazione ideale di ciò che un tempo era fisicamente la madre, l’unica sicurezza del suo esistere in quanto vissuta come parte essenziale di sé.
In questo contesto di amore così fatiscente, la gelosia, come paura e dolore per la presunta mancanza di adeguata rispondenza del partner, è  inevitabile, se non altro perché è utopistica la pretesa di avere l’altro per sé, come a suo tempo la madre, sempre presente, sempre disponibile, tanto da essere fantasmaticamente incorporato a sé per la continuità di partecipazione al proprio sentire e volere.
D’altra parte, anche se il partner fosse un amante eccezionalmente zelante, devoto, sollecito, fedele non potrebbe ugualmente soddisfare, in un contesto di adulti, i bisogni inconsci di un soggetto che è rimasto infantile.
L’amore vero, reale,  è invece un concreto essere l’uno per l’altro, nell’autenticità delle due persone che accettano di crescere insieme e si scambiano amore per trovare, ciascuno attraverso l’altro, la pienezza di sé.

L’amore e il tipo cerebrotonico

Ci restano ora da esaminare i tratti comportamentali del terzo tipo: quello cerebrotonico nei suoi aspetti negativi e positivi.
Caratteristiche negative:
1  –  FREDDEZZA   EMOZIONALE
La difficoltà  del cerebrotonico  a sintonizzarsi con l’ambiente nasce da fatto che il suo sistema nervoso autonomo va già suonando melodie personali, che fanno facilmente presa sulla sua rete nervosa vegetativa, impedendogli la sintonizzazione con le onde altrui.
2 – MANCANZA  DI  DINAMISMO
L’inettitudine per l’azione esterna gli deriva dalla  debolezza del sistema nervoso, che si esaurisce facilmente in conseguenza della tensione richiesta dal dinamismo.
Da ciò la propensione che sente per il lavoro tranquillo del dovere quotidiano in cui si rifugia volentieri, evitando azioni che comportino novità.
3 – DUREZZA  DI  GIUDIZIO
Naturalmente timido e pusillanime di fronte alla vita, per compenso, sente una grande confidenza intellettuale in se stesso.
Perciò può arrivare a sembrare alquanto superbo e anche ad esserlo realmente.
La stima eccessiva del proprio modo di pensare fa sì che dimostri durezza di giudizio e poca flessibilità.
Si lascia difficilmente influenzare dagli altri.
Nei casi estremi può arrivare praticamente a non sottomettere il suo giudizio a nessuno.
4 – IPERSENSIBILITA’
Dimostra ipereccitabilità nervosa dinanzi ad ogni stimolo sensoriale.
Si rende conto delle proprie reazioni e di quelle che esse causano negli altri e quindi soffre anche di questo fatto.
E’ estremamente sensibile al disprezzo e all’ingiustizia.
5 – MANCANZA  DI  NATURALEZZA
La sua supercoscienza fa sì che sia costantemente presente anche nelle minime azioni.
Il comportamento continuamente controllato e attento a non scomporsi  può far pensare a mancanza di sincerità.
6 – TRISTEZZA
La sua psiche è alternativamente pervasa dalla malinconia, alimentata da disfunzioni del sistema vegetativo, e dallo scoraggiamento, che proviene da un insuccesso, reale o immaginario.
La sua tendenza a vedere il lato negativo delle cose obbedisce, in fondo, al timore di doverle affrontare nel caso che diventino realtà.
7 –  STRETTEZZA   DI   CUORE
L’effetto naturale del rigoroso senso del dovere e della responsabilità è la strettezza di cuore.
Incapace di affrontare le situazioni difficili per il turbamento che gli causano, egli rifugge da ogni lotta e cede di fronte alle difficoltà, affoga in un bicchiere d’acqua.
La sua ipersensibilità al dolore fisico gli fa vedere un martirio negli avvenimenti più comuni.
8 – INCOMPRENSIONE  E  MANCANZA  DI  TOLLERANZA
Quando è chiamato a dare giudizi sul prossimo non sa tener conto delle circostanze attenuanti e censura gli altri, come Catone, se non altro con la sua condotta.
E’ il meno comprensivo e, per una antinomia psicologica degna di essere tenuta presente, ha bisogno ed esige maggiore comprensione da parte degli altri.
Il suo rigore stesso lo fa soffrire.
9 – EGOISMO  E  POCA  AMABILITA’
La sua eccessiva introversione allontana gli altri dal campo dei suoi interessi e lo fa divenire l’unico centro della sua attività, come se esistesse lui solo al mondo.
Preferirà passare da solo i momenti di maggiore intensità, nella gioia e nel dolore e, quando sono gli altri che soffrono non avrà l’apertura necessaria per avvicinarli e consolarli come desidererebbe.
10 – INDECISIONE
L’indecisione può nascere per via volitiva (altalena di velleità) o per via intellettuale, sia per sovrabbondanza di soluzioni fra le quali non sa scegliere, sia per mancanza di soluzioni, in conseguenza della debolezza dell’intelletto pratico.
Il risultato è che la sua condotta non è mai prevedibile e va soggetta a norme apparentemente non fisse.
Passiamo ora alle qualità positive:
1 – RIGOROSA  COSCIENZA  DEL  DOVERE
Fedele ai suoi doveri, la sua prima preoccupazione sarà quella di soddisfare a questa esigenza e si dedicherà volentieri al servizio dell’altro per dimostrargli il suo amore anche nei minimi particolari della vita di relazione.
2 – SENSO  DI  RESPONSABILITA’
Il suo senso di responsabilità non limita la propria influenza alla propria coscienza, ma la estende indirettamente alla coscienza degli altri.
Egli prende la vita sul serio e si sente spinto a far sì che la prendano sul serio anche gli altri.
Ha cura di approfittare di tutti i mezzi possibili per recitare bene la propria parte nella vita e si preoccupa di dare il buon esempio.
3 – FEDELTA’ ALLE   PICCOLE  COSE
Dà importanza a tutto quello che rientra nel campo del dovere.
Anche le cose più piccole, in quanto sono soggette ad un obbligo, hanno per lui la massima importanza.
E’ capace di un’estrema delicatezza con cui cerca di essere gradito all’altro assecondando i suoi più piccoli desideri.
4- MODESTIA
Non ama farsi propaganda e tende piuttosto a diminuire l’importanza della sua riuscita, questo in parte per la sua delicatezza che gli fa temere di offendere gli altri e, in parte, per la sua timidezza
che  gli fa evitare tutto quello che può metterlo in primo piano.
5 – PUDORE
Apprezza molto la castità e il pudore, che ne è la salvaguardia naturale.
La minore aggressività sessuale esterna è accompagnata da una grande recettività agli stimoli sensoriali e immaginativi e questo esaspera in qualche misura il suo senso del pudore.
L’avversione naturale al nudo insieme con l’eccessiva sensibilità per l’acqua fredda fa sì che generalmente questi tipi non amino fare il bagno.
6 – ASCETISMO
Accetta con rassegnazione l’inclemenza del tempo e le privazioni che la vita porta con sé.
Pratica facilmente la temperanza, non può far molto riguardo al sonno, necessario al suo sistema nervoso, tuttavia la sua vita è austera e molto spesso merita il titolo di ascetica.
7 – RISERVATEZZA
La sua introversione lo porta a ricercare la solitudine in cui dare spazio alla riflessione.
La sua ricchezza di vita interiore occupa la sua anima in modo che sente meno il bisogno di relazioni esterne, tuttavia non è misantropo, anzi ha una forte esigenza di intimità di tipo selettivo.
Il suo amore per il silenzio lo rende anche un buon custode dei segreti.
8 – SENSIBILITA’
La sua sensibilità interiore lo porta, una volta vinto l’ostacolo dell’introversione, a saper penetrare più profondamente nell’animo altrui e a risvegliare in lui inattese capacità di compassione e di consolazione.
9 – OBBEDIENZA
Il sentimento del proprio dovere non gli permette di lasciare incompiuto quello che gli è stato richiesto di fare, sia pure una piccola cosa, che esegue scrupolosamente, indipendentemente dalla sua disposizione al riguardo.
10 – GIUSTIZIA
Ha il dono di saper apprezzare questa virtù ,determinando quello che si deve dare a ciascuno.
Sente fortemente la riconoscenza e questa, applicata al campo della giustizia, gli fa sentire l’obbligo di corrispondere adeguatamente ai favori che riceve e che non dimentica.

L’amore e il tipo somatotonico

Passiamo ora ad esaminare il comportamento del tipo somatotonico, soffermandoci  in particolare su quelle caratteristiche che maggiormente interferiscono nella vita di coppia, secondo lo schema usato per il precedente tipo visceronico.
Caratteristiche negative:

1 – Inattitudine all’amore affettivo.
L’estroversione somatotonica, mentre lo sostiene nell’azione e nei forti impulsi passionali, gli è di ostacolo nell’amore di benevolenza e di amicizia, con rischio di superficialità.

2 – Debolezza del senso del dovere.
Non posa molto seriamente lo sguardo sul proprio interno e quindi sottovaluta la coscienza del dovere, non sentendosi obbligato a seguirla con troppi scrupoli.

3 – Indipendenza nell’agire.
E’ portato ad agire con una certa indipendenza, sentendo il bisogno di avere a sua disposizione un raggio di azione in cui non si trovi troppo legato.
Chiede all’altro un buon margine di fiducia, la sua autosufficienza è dovuta anche al frequente successo ottenuto con il suo dinamismo.

4 – Violenza e desiderio di dominio.
Per la sua scarsità affettiva ignora la cortesia e la delicatezza nel modo di relazionarsi.
L’efficacia dell’azione richiede rapidità e questa lo porta a saltare a piè pari tutti i procedimenti protocollari.
Nel suo ottimismo è convinto che se lo lasciassero fare tutto andrebbe nel modo giusto.

5 – Mancanza di modestia corporale.
La sua tensione corporale, il suo atteggiamento di affermazione somatica e il suo dinamismo comunicano al suo comportamento caratteristiche contrarie alla modestia e al pudore, di cui tiene poco conto.

6 – Dissipazione.
La sua estroversione lo allontana facilmente dall’intimo del suo io.
L’indisposizione al riposo dello spirito gli impedisce di rientrare in sé e di soffermarsi a gustare l’intimità relazionale.

7- Noncuranza.
La sua coscienza morale si allarga e arriva a sentire ben poco il rimorso dei suoi sbagli.
Il suo stesso desiderio di essere efficace fa sì che miri direttamente al fine senza andare troppo per il sottile riguardo ai mezzi e alle persone di cui si servirà con una certa disinvoltura.

8 – Intolleranza.
Fatica a rendersi conto del punto di vista dell’altro per mancanza di sensibilità e di capacità di sintonizzazione.
La sua incomprensione è così grande che lo porta perfino a ignorare se stesso e il giudizio che la sua condotta provoca nell’altro.
Accanto a lui è vietato pensare ed agire in modo diverso dal suo.

9 – Impazienza.
Il suo tempo vitale è diverso da quello degli altri, per questo si stizzisce quando la sua azione e il suo ritmo sono intralciati.
Non sopporta la lentezza e l’inefficacia,  si lascia guidare facilmente dagli impulsi e dalle intuizioni e la sua mancanza di riflessione gli nasconde ogni motivo di inibizione operativa.

10 – Mancanza di tenerezza.
Il dinamismo che è in lui non lascia molto spazio alla affettuosità e alla calma necessarie per vivere insieme i momenti di una vita interiore.
Non è nato per occuparsi dei dettagli delle cose, ma il suo spirito cerca la brevità e la concisione ed
è un accanito difensore dei comportamenti essenziali che hanno le loro radici nella volontà,  trascurando l’elemento emozionale.

Passiamo ora alle qualità positive:

1 – Dinamismo zelante.
Stimolato dalla sua tensione muscolare, nelle sue relazioni tende ad impiegare generosamente tutto l’abbondante potenziale energetico di cui dispone.
Si sente obbligato a “darsi”personalmente,offrendo tutte le sue forze.

2 – Fortezza d’animo.
Ha fede in se stesso, avvertendo una certa superiorità nei confronti dell’altro.
Gode di dar prova delle proprie forze dinanzi alle difficoltà e, quando queste mancano, si direbbe che le vada inconsciamente cercando.

3 – Magnanimità.
Ha un’anima grande e si nutre di idee generose e disinteressate.
Quando riesce in un’impresa non se ne gloria e non lo fa pesare agli altri.
Se viene offeso, sa essere clemente e perdonare.

4 – Decisione.
Riesce a prendere risoluzioni rapide anche nei casi di per sé dubbi.
Gli piace agire tempestivamente, convinto di poter giungere sempre a buon fine.
L’ “audaces fortuna iuvat” è uno dei suoi detti preferiti.

5 – Predisposizione alla costanza.
Possiede una volontà robusta che tende ad essere costante.
Non si arrende per stanchezza e sembra che non conosca lo scoraggiamento, si impegna anzi a mantenere sempre le promesse, specialmente quando il cammino è irto di difficoltà impreviste.

6 – Essenzialità.
Non solo non è amante delle comodità, ma è naturalmente austero.
La temperanza nel cibo e la sobrietà nel sonno sono le caratteristiche della sua natura che approfitta semplicemente di tutto quello che le è dato.
Egli considera come superfluo quello che per altri è di urgente necessità.

7 – Sincerità.
Egli vuole sempre la verità senza veli.
Se deve parlare la dirà senza timore, anche se talvolta in modo poco delicato e senza cerimonie.
Se si tratta di agire vuole conoscerla in modo ugualmente chiaro per poterla affrontare con coraggio e con efficacia.
Anche nella sua condotta non desidera apparire più di quello che è, detestando ogni ipocrisia.

8 – Semplicità di comunicazione.
Il suo dinamismo si manifesta anche nella comunicazione che si muove sul piano della praticità e della progettazione.
Alcuni sono così attivi che hanno bisogno di scrivere per poter pensare e, pur cominciando senza idee molto chiare, le trovano al momento giusto, come se fossero suggerite dall’uso stesso della penna.

9 – Generosità.
E’ servizievole,  gode di poter essere di aiuto agli altri e di prendere su di sé i loro pesi.
Anche se non è portato a manifestare il proprio affetto, è capace di comportamenti che presuppongono dedizione e sacrificio.

10 – Giustizia.
Si sente chiamato ad applicare i mezzi  per rendere giustizia specialmente verso chi è più debole.
Come Don Chisciotte interverrà spontaneamente nelle situazioni in cui si manifesti in qualsiasi modo ciò che percepisce come ingiustizia.

L’amore e il tipo viscerotonico

Continuando il nostro discorso sull’importanza per la vita e l’armonia della coppia della conoscenza tipologica dei suoi componenti, ci serviremo nella nostra indagine della nota teoria dello Sheldon, il quale ha studiato ed evidenziato la correlazione esistente tra il temperamento e la struttura morfologica dei soggetti.
Egli aveva individuato tre fattori o componenti essenziali della tipologia, che chiamò: viscerotonia, somatotonia e cerebrotonia, in base all’elemento fisico-psichico predominante.
Noi ci soffermeremo per ora sulla osservazione del primo di questi tre tipi: il viscerotonico, cercando di fissarne la struttura fondamentale e mettendolo poi a confronto con ciò che viene richiesto in una situazione di coppia, sapendo che i tre temperamenti devono essere diretti a realizzare la stessa meta dell’armonia coniugale, pur con mezzi e sfumature diverse.
Il viscerotonico, dunque, si può riconoscere e distinguere attraverso una tabella specifica nella quale vengono descritti dieci “difetti” e dieci qualità positive che gli sono proprie, tutti elementi che possono essere corretti ed usati in vista del miglior equilibrio possibile all’interno della coppia.
Vediamo prima le caratteristiche negative, che, evidentemente, sono anche quelle che possono presentare maggiori occasioni di conflitto.

1)    Mancanza di dinamismo
Il suo abituale rilassamento muscolare lo rende radicalmente poco attivo e refrattario al dinamismo esterno.  Naturalmente amante delle comodità, rifugge da ogni impegno o sforzo che possa turbare la sua egoistica pace.

2)    Mancanza di senso del dovere
Conformemente alla sua tendenza alla stanchezza non sente molto il legame del dovere, è per natura probabilista, con tendenza a scivolare verso un’interpretazione eccessivamente larga della legge.

3)    Mancanza di mortificazione
Il suo amore per la comodità e i piaceri della tavola lo induce ad una sorda opposizione al sacrificio e al rifiuto di ogni rigore come regola di vita.

4)  Viltà
Non è nato per la lotta, non mette facilmente a rischio il suo benessere e vuole camminare sempre su un terreno sicuro.

5)    Mancanza di dominio esteriore sul corpo
Il rilassamento di posizione che gli è caratteristico contrasta con ogni forma di dominio e di controllo troppo severo o prolungato del corpo e dei sensi, che considera di secondaria importanza.

6)    Mancanza di raccoglimento interiore
Sul piano dello spirito il riflesso della mancanza di modestia corporale è la mancanza di raccoglimento interiore.  Il rilassamento somatico porta con sé facilmente quello psichico.

7)  Tendenza alla mormorazione
La sua tendenza alla loquacità lo porta ad occuparsi della vita altrui, tutto commenta e tutto critica, benché la sua critica non sia velenosa e non abbia intenzione di nuocere. E’ un cattivo conservatore di segreti.

8 )  Eccessiva accondiscendenza
La sua radicale tendenza ad essere largo in tutto e il suo bisogno di affetto e di approvazione gli impediscono di prendere atteggiamenti intransigenti.  La debolezza di personalità volitiva fa sì che si lasci facilmente influenzare dagli altri, tanto nel bene quanto nel male.

9)  Pigrizia
Per effetto della sua ipotensione muscolare e nervosa sente le sue membra pesare come fossero sempre esaurite per l’azione.  In genere ha bisognosi uno stimolo per il lavoro e, nei casi estremi, non bisogna farsi scrupolo di trattarlo come un bambino dal quale si esige lo svolgimento adeguato di un compito.

10)  Incostanza di volontà
Conformemente alla sua pesantezza somatopsichica la sua volontà incontra una resistenza passiva nelle membra del corpo e nelle potenze dell’anima.  L’indecisione volitiva è fatta di molte velleità che non arrivano a prendere forma di decisione nel processo della motivazione.

Passiamo ora alle qualità positive:

1)  Amore contemplativo
Nel rapporto di coppia si espanderà con una gioconda contemplazione amorosa nella quale parla prevalentemente il cuore e gli atti volitivi, in cui consiste formalmente l’amore, dovranno lasciarsi orchestrare da un fondo di commozione che dia calore al pensiero e alla volontà.

2)  Predisposizione alla carità fraterna
Nella sua ansia di estroversione affettiva, sente il bisogno di uscire da sé e di sintonizzarsi, mediante l’amore, con ogni vibrazione altrui.  Si compiace dell’intimità senza però esclusione di terzi, mostra una sua socievolezza che lo rende simpatico, affabile ed accogliente.

3)  Mansuetudine
La sua naturale arrendevolezza e sintonia generale gli conferiscono una certa soavità che lo rende attraente. Nemico dei procedimenti violenti, cerca sempre di salvare le situazioni difficili senza ricorrere alla lotta. La sua affettività di indole infantile e la sua giovialità fanno di lui un compagno amabile e gradevole.

4)   Comprensione e tolleranza
La sua attitudine mentale è di comprensione e quella affettivo-volitiva di tolleranza.  La sua facilità di sintonizzazione con il prossimo lo porta senza difficoltà a fare proprio il punto di vista altrui.  In più la naturale mitezza lo induce alla benignità nei giudizi e la sua sociofilia  a non allontanare da sé, con un atteggiamento troppo duro, chi partecipa della sua amicizia.

5)   Prudenza
La sua intelligenza pratica è indicata specialmente per trovare i mezzi migliori con cui ottenere un fine determinato.  Il suo psichismo estroversivo, che si muove più nel mondo delle realtà che in quello delle idee, non solo gli dà una sensibilità speciale per conoscere quello che è oggettivamente più indicato in ogni caso, ma, per un sano realismo, lo distoglie da tutte le possibili utopie.

6)   Naturalezza
Nel suo modo di pensare, di parlare e di agire ha la trasparenza di un bambino.  La sua mancanza di inibizione emozionale fa trasparire gli affetti più intimi, non vuole apparire più di quello che è e comunica, anche nel portamento esteriore, un senso di semplicità e di naturalezza.

7)  Pace
Il suo equilibrio emozionale, regolato automaticamente da una scarica periodica d’estroversione, gli comunica una tranquillità di spirito che non conosce solitamente alti e bassi ed esplosioni di umore. Pensa, giustamente, che non vale la pena di perdere il buon umore per poi sforzarsi di riacquistarlo e sa ridere delle cose mal riuscite, siano esse proprie o altrui.

8 )  Predisposizione all’umiltà
Sebbene possa provare una certa compiacenza per se stesso, questa raggiunge al massimo la vanità, ma non la superbia e l’orgoglio.  Se ha mancato in qualche cosa non tiene nascosta la sua colpa, considerando piuttosto le sue cadute come debolezze umane.

9) Obbedienza
Per il suo atteggiamento radicalmente accogliente per il punto di vista altrui, non si ferma generalmente ad esaminare e contestare le ragioni per cui gli viene richiesta una cosa.  Forse nell’esecuzione non sarà molto rigoroso, ma la sua docilità mentale gli permetterà di vederne la convenienza e di comprendere il punto di vista del richiedente.

10)  Giustizia
Non è la persona più indicata per giudicare ciò che è dovuto a ognuno e per far compiere quello che è giusto, però la sua vibrazione viscerotonica fa sì che senta più di ogni altro l’ingiustizia toccata al prossimo, spingendolo a comportamenti di sincera comprensione e di incoraggiamento.

L’amore e le diverse tipologie

Ci si presenta la domanda: fino a che punto i fattori del temperamento, indipendentemente dalla sincerità dei sentimenti, incidono sull’armonia della coppia?
Studiando le diverse tipologie che sono state esaminate e definite dagli esperti della psicologia e della psichiatria, risulta evidente quanto esse condizionino il modo di comportarsi e di vivere una vita di relazione, tanto più nei confronti di quella persona che è unicamente e strettamente legata all’altra nel vincolo coniugale.
Ci sembra dunque che la conoscenza, anche sommaria, di quelli che sono gli elementi essenziali che definiscono una tipologia, sia importante per procedere alla comprensione di un individuo e costruire un rapporto con lui il più possibile armonioso.
Senza dubbio le strutture coniugali sono tante quanto le coppie stesse, non vi sono due che siano uguali se si considerano le varie sfumature delle situazioni e dei sentimenti, ma è proprio la caratterologia che ci darà modo, ad esempio, di constatare che il matrimonio di un tipo “nervoso” con un “sentimentale” è destinato ad incontrare difficoltà che non sono insormontabili, ma, per lo meno, prevedibili.
Essa ci permetterà di spiegare e appianare queste difficoltà specifiche, di scomporre i singoli meccanismi, di rintracciare gli impulsi originari e intervenire con una azione correttiva.
Sia chiaro che nessuno ha il potere di cambiare gli elementi caratteriali che sono alla base di una personalità.
Questo è infatti uno dei motivi di contrasto più frequenti nella coppia, quando uno accusa l’altro di non voler cambiare secondo i suoi desideri, suscitando in lui l’impressione di essere ingiustamente accusato, perché non sono stati compresi i suoi sforzi e la sua buona volontà in proposito.
In realtà un tipo “introverso” non potrà mai diventare del tutto aperto nella manifestazione dei suoi sentimenti e nel suo comportamento relazionale, mentre un tipo “estroverso” non potrà evitare di esprimersi in forme rumorose e socievoli.
Per fortuna non esistono solitamente tipi estremi, del tutto, ad esempio, “cerebrali”o “viscerali” od “atletici”, ma essi si distinguono per la prevalenza di quelle caratteristiche per cui possono essere definiti, senza escludere la presenza di altre, se pure in forma subordinata.
Così, le diverse sfumature dei caratteri permettono, una volta conosciute, di far leva su quelli che sono favorevoli ad una vita di coppia e di accettare quelli contrastanti, che possono essere mitigati dalla reciproca fiducia.
La consapevolezza  dei propri e altrui “difetti” e “qualità” di base apre la strada ad un processo di maturazione, che si fonda sull’aiuto reciproco e sulla ricerca di una armonia possibile e sempre perfezionabile, in una attenzione amorosa, non per adeguare l’altro ai nostri schemi, in uno sforzo che può essere sentito come egoistico e quindi controproducente, ma nella prospettiva di un bene maggiore di cui ambedue potranno godere, nel potenziamento di tutti quegli elementi positivi che sono sempre rintracciabili in ogni tipo di personalità.

L’amore e la “regola” di Wojtyla

Non c’è amore senza regola: è questo in sintesi ciò che ha voluto dirci  Karol Wojtyla.
Le sue riflessioni hanno origine alla fine degli anni quaranta, quando era viceparroco a Cracovia e quando incominciarono a radunarsi intorno a lui dei giovani con i quali condivideva giorni di ritiro, pellegrinaggi, gite ed escursioni.
E mentre don Karol diventava docente universitario il gruppo dei ragazzi che l’ascoltavano si trasformava nello “Srodowisko”, l’ambiente di diversi carismi, aperto alle coppie e alle famiglie.
Wojtyla
Per loro, per gli sposi che accompagnava nel cammino verso l’altare, il futuro Giovanni Paolo II scriverà la sua regola, con l’idea di chiarire che l’amore è da intendere in tutta la sua ricchezza di atto della persona che si dona ad un’altra persona e che la vita spirituale nel matrimonio non è un sistema di doveri e divieti, ma una via concreta attraverso la quale incarnare l’amore sponsale di Cristo.
Il dattiloscritto inedito, scoperto da un dottorando polacco, è stato presentato recentemente presso l’Università Lateranense, in una giornata di studio dedicata alla spiritualità coniugale secondo Karol Wojtyla .
Ecco che cosa abbiamo letto:
“La presente Regola sorge da una serie di esperienze pastorali con alcune coppie di sposi e, allo stesso tempo, sulla base dell’esperienza matrimoniale delle coppie stesse.
Essa nasce contemporaneamente all’uscita dell’enciclica Humanae vitae, la quale ripropone alle coppie di sposi  e ai loro pastori le esigenze evangeliche di un matrimonio autenticamente cristiano. Il gruppo di coppie che adotta questa regola potrebbe prendere, di conseguenza, il nome di “Humanae vitae”.
La regola si rivolge alle coppie matrimoniali nella loro interezza e non ai singoli coniugi.
E’ importante infatti che essa venga adottata e realizzata dalle coppie di sposi e non dai mariti o dalle mogli, senza l’impegno dei rispettivi coniugi.
In linea di massima, la Regola impegna gli sposi solo alla vita secondo le norme della morale cristiana che attengono all’ordine dei Comandamenti: non obbliga, invece, alla vita secondo i consigli evangelici, strettamente intesi.
In senso stretto, infatti, la realizzazione dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza può darsi solo per quelle persone che sono chiamate alla vita religiosa.
Tuttavia, l’esperienza della vita coniugale dimostra che l’osservanza delle regole morali annunciate dalla Chiesa non è possibile senza un certo grado di ascesi; le coppie di sposi appartenenti ai gruppi
“Humanae vitae” devono, dunque, riflettere su come mettere in pratica lo spirito dei consigli evangelici.
Il fine particolare dei gruppi “Humanae vitae” è il continuo impegno verso l’atteggiamento spirituale suddetto, affinché l’insegnamento integrale di Cristo Signore su matrimonio e famiglia, annunciato dalla Chiesa, possa compiersi nel loro matrimonio con piena comprensione e con pieno amore.
Si tratta quindi  di formare un’adeguata spiritualità – ossia una vita interiore – che permetta di configurare la vita coniugale e familiare in modo cristiano.
Tale spiritualità non può esistere in una forma definitiva, sul modello delle congregazioni religiose, ma deve essere costantemente rielaborata.
La rielaborazione della spiritualità è un altro importante compito dei gruppi.
Mezzo di questa rielaborazione è la messa in pratica, da parte delle singole coppie di quell’atteggiamento spirituale menzionato sopra.
Il secondo fine particolare dei gruppi “Humanae vitae” è l’apostolato.
In questa sede, però, non ne vengono definite le forme precise.
Tuttavia, le coppie di sposi che fanno parte dei gruppi assumono l’impegno di un certo apostolato e, soprattutto, della preghiera costante in favore delle altre coppie di sposi e per la fondamentale questione del matrimonio e della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.
La forma dei diversi modelli di apostolato o della preghiera suddetta sarà da elaborare progressivamente.
Si lascia alle stesse coppie di sposi la decisione di impegnarsi a realizzare i compiti delineati attraverso una promessa particolare.”

L’amore e il corpo come metafora del tempio

Il corpo umano risulta essere tempio di Dio, e, nello stesso tempo, centro, nucleo operativo, della sessualità e dell’amore.
Per verificare la correlazione e la coessenzialità delle due dimensioni, quella spirituale e quella sessuale della corporeità umana, dobbiamo procedere con un’analisi biblica e nel contempo sessuologia.
I dati biblici più espliciti nell’affermare che il corpo umano è tempio di Dio, tempio dello Spirito Santo, sono quelli di San Paolo:
“O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio?” (I Cor. 6,19).
“Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (I Cor. 3,16)
“Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio” (2 Cor. 6,16) .
“Santo è il tempio di Dio che siete voi”  (l Cor. 3,17).
S. Giovanni ci parla indirettamente e solo di sfuggita del corpo umano come tempio e lo fa in riferimento a Cristo quando disse ai Giudei: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv. 2,19) e l’apostolo precisa che “Egli parlava del tempio del suo corpo”.
Per comprendere tutto il valore e le profonde implicanze della metafora del tempio, vediamo che cosa si intende esattamente con tale termine.
Il codice di diritto canonico precisa che si intende: “un edificio sacro destinato al culto divino”.
Il tempio, in concreto, è un fabbricato, un edificio costruito con materiale fatto di polvere e di sabbia, lavorato con cura a blocchi, con mattoni o pietre poco importa, in modo che si possa erigere per delimitare un luogo che ha carattere sacro, perché consacrato dalla presenza del divino e pertanto destinato all’uso del culto divino.
Dire “tempio dello Spirito Santo” significa in sostanza designare la dimora, la casa, il luogo materiale dove si trova, risiede, abita fisicamente, “corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col. 2,9).
Il corpo umano è pertanto detto tempio proprio perché è stato creato, costruito come un luogo materiale particolare, che è specificato dal suo contenuto e dalla sua funzione, cioè dall’essere adibito a contenere lo Spirito del Signore, lo stesso che lega le Persone divine nella pericoresi trinitaria.
Dio ha creato l’uomo, ponendosi come costruttore edile, secondo quanto dice la Genesi, e come vasaio, secondo il libro della Sapienza.
Ne ha formato il corpo impastando la polvere del suolo e plasmandolo adeguatamente perché fosse funzionale all’uso che aveva prestabilito, cioè un corpo radicalmente connotato e contraddistinto in senso sessuale maschile e femminile, perché fosse significante, cioè segno, luogo espressivo ed operativo dello Spirito di amore.
Solo dopo aver plasmato il corpo, il Signore “soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen. 2,7).
L’essere umano è, quindi, nella sua sostanza un corpo spirituale, o meglio uno spirito incarnato, corporeo, un vero e proprio tempio dello Spirito Santo in quanto quell’edificio materiale che lo costituisce è animato e consacrato dalla presenza viva e operante dello Spirito di Dio, che lo fa essere e lo qualifica.

L’amore e l’unità secondo Teilhard de Chardin

Abbiamo trovato questo discorso, tenuto da Teilhard de Charden in occasione della celebrazione delle nozze di due suoi cari amici, e lo abbiamo giudicato interessante perché espressione della sua particolare visione del mondo e della storia.
Esso dice così:

“In questo istante in cui, in questa chiesa, stanno per unirsi le vostre due vite, non trovo niente di più adatto e di più prezioso da offrirvi che un elogio della Unità.
Unità: espressione astratta, forse, di cui si compiacciono i filosofi, ma qualità ben concreta, soprattutto, a cui tutti noi sogniamo di ricondurre le nostre opere e il mondo attorno a noi.
Al di sopra della dispersione apparente degli elementi materiali, dei capricciosi movimenti della natura, della irregolarità dei colori e dei suoni, della indisciplina e delle fluttuazioni delle nostre aspirazioni e dei nostri pensieri, che cosa cerchiamo infatti, con i nostri atti migliori, se non di far regnare sempre un po’ più di unità?
Scienza, arte, politica, morale, pensiero, mistica: forme diverse di uno stesso sforzo di armonizzazione in cui si esprime, attraverso le nostre operazioni umane, il destino e l’essenza dell’universo.
Felicità, potere, ricchezza, sapienza, santità: sinonimi di una vittoria sulla molteplicità.
Nel fondo di ogni essere la creazione desidera un Principio che organizzerà un giorno i suoi tesori dispersi.
Dio è unità.
Ora, con quale gesto perseguire e raggiungere questa divina Unità?
Sarà forse erigendo, ciascuno nel cuore del suo piccolo mondo, un centro esclusivo di dominio e di godimento?
La nostra felicità consiste forse nel ricondurre tutto a noi stessi?
Potremmo essere felici alla condizione di divenire noi stessi, ciascuno per sé, il nostro piccolo Dio?
La vostra duplice presenza in questo luogo prova quanto sia lontana da voi questa  egoistica illusione.
Voi avete compreso che in ciascuno di noi l’essere non ha il suo polo definitivo, ma rappresenta una parte destinata a sintesi più alte.
Non l’unità di isolamento, ci dice il vostro esempio, ma l’unità di unione.
Voi avete scelto l’unità di unione e avete scelto bene.
Ma come precisamente potrà raggiungere la sua perfezione in voi due questa unità superiore promessa agli elementi che si susseguono in seno a un principio comune che li riunisce?
Come potrete essere veramente più uno, essendo due?
Non rallentando mai lo sforzo di divenire sempre più voi stessi, mentre vi donate.
L’unione può, a causa della soddisfazione che procura, prendere le apparenze di un punto di arrivo e di un riposo.
In realtà, niente più di essa partecipa della natura incessantemente progressiva della vita.
Per poter integrarsi bisogna che prima gli elementi preparino lungamente in se stessi i valori complementari che si possono associare.
E quando, alla fine, si sono incontrati non possono ancora restare uniti se non spingendosi  sempre più lontano sulla strada della loro perfezione.
La vera unione differenzia nella stessa misura in cui avvicina.
Essa è una incessante scoperta e una continua conquista.
Quale sarà questa storia, mai terminata, della vostra mutua conquista?
Dio solo lo sa, Lui che vi benedirà.
Ma io, in nome di tutta l’esperienza umana, posso assicurarvi che la vostra felicità dipende dallo spazio che darete alle vostre speranze.
Sarete felici, come lo desiderano le nostre preghiere e i nostri auguri, soltanto se le vostre due vite si uniranno e si svilupperanno avventurosamente affacciate verso l’avvenire, nella passione di Uno più grande di voi.”

L’amore e il timore

Un amore di coppia, profondamente fondato su valori religiosi ed umani condivisi, sembrerebbe escludere di per sé, nel suo ambito, ogni sentimento di timore.
La fase di prammatica che accompagna nelle belle favole il matrimonio è: “e vissero felici e contenti”, ma il discorso è quanto di meno realistico esista.
E’ ormai chiaro ad ogni coscienza che non sia volutamente infantile che l’incontro pur felicissimo di due persone non è che l’inizio di un lungo cammino da fare insieme, ed ha una meta  impegnativa di maturazione e di perfezionamento, che chiede di essere perseguita quotidianamente attraverso mille piccole e grandi difficoltà.
Per questo non si può mai riposare sugli allori e credere di essere arrivati a un porto senza pericoli, la navigazione è lunga tutta una vita.
Se analizziamo il sentimento di timore che sussiste anche nel rapporto di una coppia ben affermata, dovremo per prima nozione escludere il senso di egoismo che può muovere chi teme di perdere un bene in suo possesso, in un certo senso si potrebbe paragonare alla gelosia che considera l’altro di sua proprietà e non sopporta l’idea che gli venga sottratto.
Il sano timore viene invece dalla consapevolezza che nessuno dei due è perfetto, nessuno dei due è al riparo dalle debolezze umane e dalle influenze negative del mondo, corrisponde dunque ad una visione realistica e induce alla vigilanza perché lo sforzo comune non si affievolisca col tempo e non si adagi in una situazione confortevole che ha dimenticato gli slanci e i propositi degli inizi.
Si direbbe che la giovinezza e la vitalità di una coppia si misuri proprio da una certa inquietudine di fondo, che la spinge a mettersi continuamente in questione, a domandarsi che cosa farà da grande, preoccupata di non corrispondere adeguatamente ai grandi piani che Dio ha su di lei.
Ma, oltre a questo, c’è un altro motivo che agisce sulla coppia religiosa e dà un tono particolare alla sua vita: essa sa di essere immersa in un Amore che è più grande di lei e, oltre al fatto che si riconosce incapace di incarnarne sempre il modello, viene anche pervasa dal timore riverenziale di chi si muove sul terreno del sacro.
“Togliti i calzari perché il terreno su cui cammini è sacro” dice Dio a Mosè  e Mosè si vela il capo perché ha paura di accostarsi a Dio.
Quando si sente di avvicinarsi al mistero di Dio per mezzo di un rapporto  così forte quale è l’amore sponsale non si può restare indifferenti o fingere di non coglierne la terribile bellezza, non si può non tremare e non velarsi il capo, come fanno gli sposi in alcune celebrazione in oriente, mentre ricevono la benedizione nuziale.
La grande dignità del sacramento che viene celebrato, escludendo ogni banalizzazione, li rende pensosi del prezioso tesoro dell’amore che è stato loro donato e li sollecita a custodirlo con tutta quella devozione timorosa che deve suscitare tutto ciò che è sacro.