Archivi per la categoria ‘Amore e musica’

Hai scelto me

HAI SCELTO ME  di Zucchero Fornaciari

E’ ora di finirla.
Tutti anelano a una vita di coppia felice o per lo meno all’incontro fatidico con principe azzurro (o con la Biancaneve di turno), ma poi non si vogliono decidere.
Sarà lei? Non sarà lei?
Sarà lui capace di darmi tutto quello che desidero?
E’ meglio toglierci ogni illusione perché la persona che abbiamo davanti non sarà in grado di accontentarci in ogni nostra aspettativa o capriccio.
Non è Dio, anche se all’inizio ci è parso, per bellezza e per intelligenza.
Non può tutto, ma neppure niente, come potremmo credere tra un po’, disillusi e arrabbiati.
E’ un uomo. E’ una donna.
Perché sceglierlo/sceglierla allora?
Perché guardato bene, osservata da vicino, oltre quell’aura di luce di cui si circonda, viene riconosciuto/a proprio come quello che aspettavamo.
La nostra anima gemella. La persona che sa darci il gusto della vita che da soli non riusciamo proprio ad assaporare.
E allora ci siamo decisi al grande passo e abbiamo fatto la scelta.

                                   Hai scelto me,
                                   Oh, no
                                   Quando capita.
                                   Ho scelto te
                                   Non so
                                   Quando capita.

Però bisogna imparare a pesare bene le parole.
Se è pur vero che oggi come oggi viviamo in una dimensione di tale precarietà assoluta che ogni decisione definitiva ci sembra un vero e proprio salto nel vuoto, dobbiamo riprenderci il coraggio di mettere qualche punto fermo e non c’è niente come l’amore che avverta tale necessità.
Senza farsi condizionare dalla faciloneria con cui il resto del mondo si prende e si lascia, è bene che meditiamo a sufficienza ciò che portiamo nel cuore, ma senza restare in bilico più di tanto.
La fiducia nell’altro, e nella guida della sapienza di Dio dovrebbe essere tutto quello di cui abbiamo bisogno per affrontare con forza ed entusiasmo la vita a due che ci si prospetta.
Troppo slancio potrebbe farci cadere col naso per terra, ma troppa titubanza ci lascerà sempre in attesa del meglio facendoci perdere la buona occasione che il Signore ci ha messo davanti.

                                   So che mi sento diverso
                                   Quasi disperso
                                   Amore mio
                                   Se ti capita fa
                                   Che sia tutto diverso.

Allora tutto cambierà, perché vuol dire che siamo diventati grandi (uno più uno non fa due, ma Uno maiuscolo).
Finalmente cominceremo a sentirci approdati da qualche parte. Il che non vuol dire né del tutto al sicuro, né privati una volta per sempre di quello spirito avventuroso che ci ha permesso di lasciare la nostra solitudine per cominciare una vita nuova.

                                   Ho scelto te
                                   Amore mio
                                   C’è un uomo perso
                                   Sul treno che
                                   Precipita …

Le vertigini sono il minimo che ci può prendere, quando cominciamo questo santo viaggio…
Eppure non è il caso di rinunciare.
Perché è Dio che ci chiede di maturare al Suo sole, come i cocomeri, che spesso mostrano molto più buonsenso di noi, che siamo capaci di invecchiare senza aver deciso di prenderci le nostre responsabilità di adulti.
Noi non andiamo avanti, i “grandi” non si sentono di lasciarci in consegna alcuna gestione della vita civile, i “piccoli” non capiscono più che cosa devono fare e restano eterni bambini, dal momento che neppure i loro genitori sembrano aver voglia di andare avanti nella vita.
L’amore è la prova del nove, che l’esistenza ha un senso e vale la pena di essere vissuta.

                                   Che un cielo terso
                                   Accendi il blu
                                   Se tu….

Il cielo, che sta sopra di noi come apertura per i nostri desideri e limite delle nostre pretese prenderà il suo colore e sarà, come deve essere, luogo di incontro con Dio, quando sapremo sollevare verso di Lui il nostro sguardo sereno e profondo.
Altrimenti potremmo vedere solo nuvole e sogni, senza incontrare alcuna realtà.
Anche l’amore può essere un grande inganno, come la religione.
Dio non è a portata di mano, come non lo è la felicità.
Ma questo non vuol dire che sia irraggiungibile, questa come Quello.

                                   Hai scelto me
                                   Passa di qui
                                   Se ti capita.

La volontà di amare si incontra con il dono che riceviamo quando l’altro si affaccia alla nostra vita.
Le possibilità non vanno lasciate andare, sono molte e diverse, ma una sola è quella che riconosciamo come perfettamente adeguata al nostro cuore.
La confusione si attenuerà, la fatica avrà un suo scopo, la voglia di fare diventerà capace di costruire cose bellissime e durature.
Bisogna però decidersi.
Scegliere il bene, l’altro come il bene nostro e suo e di tutti coloro che avranno a che fare con noi.
Sembra difficilissimo da realizzare e invece come tutti i miracoli del Signore, accade.
Basta che abbiamo un briciolo di fede.

A te

A TE di Jovanotti

E’ pensiero comune che le canzoni d’amore, se sono belle, sono tutte un po’ esasperate.
Ed è vero e sarebbe sbagliato se non fosse che tutta la vita, quella vissuta veramente e non solo vista passare da una finestra, lo è.
L’amore poi, essendo il sentimento predominante, anche a detta di nostro Signore, non può far altro che amplificare ogni sensazione.
Così siamo di nuovo insieme a Jovanotti a raccontare l’emozione che ci provoca l’incontro con la persona amata e la consapevolezza dell’incondizionato valore che ha assunto nella nostra vita.

                                   A te che sei l’unica al mondo
                                   L’unica ragione per arrivare fino in fondo
                                   Ad ogni mio respiro
                                   Quando ti guardo
                                   Dopo un giorno pieno di parole
                                   Senza che tu mi dica niente
                                   Tutto si fa chiaro.

Che l’altro dia senso al nostro esistere già lo abbiamo riscontrato in tante licenze poetiche, ma non possiamo relegare questo fatto a una forzatura romantica.
Succede proprio così e con quella persona specifica. Altrimenti non varrebbe la pena di sprecare tante parole, né tante fatiche per costruire la relazione che ci costituisce come persone.
Eppure in questo testo troviamo un passo avanti, un concetto che non dovremmo mai perdere di vista una volta che l’abbiamo riconosciuto

                                   A te che mi hai trovato
                                   All’angolo coi pugni chiusi
                                   Con le mie spalle contro il muro
                                   Pronto a difendermi
                                   Con gli occhi bassi
                                   Stavo in fila
                                   Con i disillusi
                                   Tu mi hai raccolto come un gatto
                                   E mi hai portato con te.

Tutto sta qui. Eravamo come perduti e abbiamo trovato un’ancora di salvezza, una boa in mezzo al mare, un punto fermo con cui ci siamo potuti sollevare fino a rimetterci in piedi.
Oggi l’idea della “salvezza” è molto di moda. Non c’è reality che non contenga, previo telefoto, la possibilità di salvare i concorrenti o di eliminarli lasciandoli cadere così nell’ombra della dimenticanza.
Naturalmente nessuno si augura di incorrere in questa dis-grazia, ma si spera sempre di essere salvato dalla bontà altrui.
L’incontro con la persona amata rappresenta, senza voler nulla togliere alla redenzione divina che è l’unica salvezza assoluta a cui l’essere umano si può ragionevolmente affidare, la possibilità che ognuno di noi sperimenta di essere tolto da una condizione di solitudine e di tristezza per poter imparare la condivisione.
Come un gatto abbandonato in un vicolo siamo raccolti, nutriti, accarezzati con dolcezza, riceviamo la promessa di un accadimento duraturo, come solo il calore di una famiglia può farci intuire.
La debolezza che senza l’altro abbiamo sperimentato è una realtà che non va dimenticata mai più, perché tutto d’un tratto non ci sentiamo autonomi e indipendenti, capaci di fare senza, di essere al di sopra della relazione d’amore che ci definisce.
Non bisogna trascurare però che questo vale reciprocamente.

                                   A te che io
                                   Ti ho visto piangere nella mia mano
                                   Fragile che potevo ucciderti
                                   Stringendoti un po’
                                   E poi ti ho visto
                                   Con la forza di un aeroplano
                                   Prendere in mano la tua vita
                                   E trascinarla in salvo

Non solo noi siamo fragili. Non ci può essere uno dei due che è forte e l’altro che è debole.
Per lo meno la relazione di coppia non funziona così, ma si basa sull’equilibrio dell’energie donate e ricevute affinché ognuno trovi quel sostegno necessario ad essere se stesso nel migliore dei modi.
In fondo la posta in gioco è sempre la stessa: cogliere il senso di ciò che si vive, avere le forze per poterlo fare al meglio, gestire la paura e saperla trasformare nel coraggio necessario a vivere.
E con c’è nessuno se non il nostro amore che ci può essere maestro in questo perché conosce le pieghe più profonde del nostro animo.

                                   A te io canto una canzone
                                   Perché non ho altro
                                   Niente di meglio da offrirti
                                   Di tutto quello che ho.

E’ chiaro che nella consapevolezza del dono che l’altro è tutto per noi, per quello che riesce a darci e per come ha modificato la nostra vita (e ognuno che viva sinceramente una relazione d’amore lo può dire) la gratitudine è il sentimento più forte che sentiamo nel cuore.
Jovanotti è un cantautore e alla sua donna regala una canzone.
E noi? Come possiamo contraccambiare tutto il bene da cui siamo circondati?
Ognuno faccia del suo meglio e doni quello che può. L’importante è che sappia di essere in debito.
Troppo spesso ci sentiamo in diritto di essere amato e quello che riceviamo ci sembra il minimo che ci spetta.
Così, quando ci venisse a mancare anche solo in parte, invece che chiederci con umiltà se da parte nostra sia stato fatto qualche errore che ha portato lontano l’affetto del nostro partner, ci poniamo in un atteggiamento di pretesa che troppo spesso sfocia nell’aggressività.
L’amore non è la miglior cosa che ci sia successa, ma una routine che ci mantiene in uno stato di benessere anche ridottissimo che non vogliamo perdere.
Invece le cose non stanno così: o l’amore è straripante e pieno di entusiasmo o non c’è proprio.
L’amore è:

                                   l’unico amore che vorrei
                                   sostanza dei giorni miei
                                   sostanza dei sogni miei

oppure è semplicemente qualcosa di cui ci si serve per cavarsela ogni giorno, che non vale un granché, ma che è meglio di niente.
E’ invece così destinato a diradarsi fino a che il niente, se ci va bene, è l’unica cosa che ci può restare.

 

Ci sei sempre stata

CI SEI SEMPRE STATA di Luciano Ligabue

Il mito dell’anima gemella ce l’abbiamo un pò tutti.
Qualcuno ci crede fermamente perché ne vive l’esperienza, qualcuno ci spera e ogni volta che va male resta deluso. Qualcuno non ci crede più.
E invece fa male perché, a meno di un’altra specifica vocazione, ma anche qui ci sarebbe da discutere, l’anima gemella esiste.
Vale quindi la pena di non scoraggiarsi e di continuare a cercare.
In una società in cui le coppie si formano e si disfano con una disinvoltura esasperata, questa canzone di Ligabue ci parla di un entusiasmo che tutti, se guardiamo bene, troviamo dentro di noi: il desiderio dell’altro anche quando non lo conosciamo ancora. Che esista da qualche parte e che abbia in sé la stessa sensazione di mancanza.

             Più ti guardo e meno lo capisco
             Da che posto vieni
             Forse sono stati tanti posti
             Tutti da straniera.

Quando ci compare davanti e la riconosciamo, ci sembra un sogno, ci sembra che non possa essere mai esistita a questo mondo (altrimenti come mai non l’abbiamo vista prima?), eppure da qualche parte deve essere pur stata, anche se la sua vera patria è solo con noi.
Da quel momento la vita assume un altro aspetto.

             Quando il cielo non bastava
             Non bastava la brigata
             Eri solo da incontrare
             Ma tu ci sei sempre stata.

E’ innegabile che spesso ci si renda conto di quanto il nostro sguardo sia insufficiente per farci cogliere appieno il valore e la bellezza di ciò che viviamo.
E’ per questo che Dio ha pensato questa alchimia meravigliosa della coppia.
E, visto che Lui è uno che non fa le cose a casaccio, da tempo aveva fatto in modo che, ognuno per conto proprio, entrambi avessimo iniziato un percorso che, andando le cose come dovevano andare, ci avrebbe portato all’incontro.

             Chi ti ha fatto gli occhi e quelle gambe
             Ci sapeva fare
             Chi ti ha dato tutta la dolcezza
             Ti voleva bene.

Ora Ligabue dà solo una pennellata per descriverci la donna che ama (occhi, gambe e dolcezza), ma non sbaglia perché gli occhi sanno dire la profondità dell’anima; le gambe stanno per tutto il corpo nella sua sensualità, che in un rapporto di coppia non deve mai mancare (e se siamo sinceri e non falsi spiritualisti, il sesso è una faccenda che ci interessa tutti da vicino!); la dolcezza dice la capacità di intessere una relazione buona con noi, la disponibilità a condividere, senza la quale è difficile che si riesca a stare insieme.

             Più ti guardo e più mi meraviglio
             E più ti lascio fare

L’atteggiamento di gratitudine riconoscente, di meraviglia rispetto al dono accolto, quando l’altra persona si concretizza al nostro fianco, dovrebbe essere sempre mantenuto e non perso dopo i primi tempi di entusiasmo.
Non è una cosa da poco il fatto che abbiamo ricevuto un tale aiuto nel nostro quotidiano. Ce ne accorgiamo soprattutto quando ci viene a mancare, quando per qualunque motivo non riusciamo a percepire questa presenza, allora ci sembra di essere colpiti da una grave ingiustizia, e l’amore, purtroppo lo sappiamo dalla cronaca, può trasformarsi in odio.

             Il futuro è tutto da vedere
             Tu lo vedi prima
             … che ti guardo e anche se mi sbaglio
             Almeno sbaglio bene.

La fiducia reciproca è una componente fondamentale nella vita a due. Direi che è meglio che sia al limite della ingenuità.
Chi sta sempre all’erta per cogliere in partner in fallo non ama e non può vivere felice accanto a lui.
Meglio accettare di sbagliare qualche volta senza darsi la colpa, se ci si vuole bene si troverà anche il modo di rimediare.
Ma è pur certo che credere nell’altro è così importante che accogliere il suo modo di vedere completa il nostro e lo rende capace di interpretare la realtà con grandi risultati.

             Nemmeno un bacio
             Che sia stato mai sprecato
             Nemmeno un gesto così…

Nella trama di situazioni che la vita ci offre, se siamo accorti e se procediamo secondo questa prospettiva di abbandono fiducioso in Dio e in chi Lui ha pensato per noi e per la nostra felicità, non ci sarà nessun gesto, nessuna espressione d’amore, inutile e sprecata.
Perché di ogni momento che ci viene dato da vivere avremo cura, per coglierne a fondo il significato, per capire se è orientato in quella direzione positiva verso cui siamo protesi o se, egoistica e sterile, ricade su di noi, senza essere in grado di portare alcun frutto.

             E anche quando si gelava
             Con la luna già cambiata
             Eri solo più lontana
             Ma tu ci sei sempre stata..

La consapevolezza che la persona amata, perché destinata al nostro amore, è in cammino verso di noi dà a ogni single in ricerca una responsabilità forte.
La preghiera per chi già esiste e si dibatte, forse, nelle sue problematiche, senza riuscire ancora a scorgerci, la fiducia che Dio non ci ha abbandonati nel nostro desiderio, sincero e preciso, di stare in due.
Non è difficile essere ottimisti quando si sa come va a finire.
E Dio ci dice che la vita va a finire bene, per tutti.

L’essenziale

L’ESSENZIALE di Marco Mengoni

Quest’anno (2013) ha vinto il festival di San Remo una canzone che non si può propriamente definire romantica. Eppure parla d’amore.
E lo fa in un modo tanto profondo e sincero da lasciare un po’ sconcertati (se non fossimo abituati a cantare praticamente di tutto, più affascinati dalla melodia e dalla voce dell’interprete che dal significato dei testi).
I temi da scandagliare sono parecchi e la canzone si presta ad essere interpretata in vari modi.
Come al solito qui diamo il nostro punto di vista, che magari si discosta da quella dell’autore, ma quando si affida un messaggio al pubblico bisogna anche aspettarsi che questo venga recepito diversamente e secondo la sensibilità di chi ascolta.

                                   Mentre il mondo cade a pezzi,
                                   io compongo nuovi spazi
                                   e desideri che
                                   appartengono anche a te
                                   che da sempre sei per me
                                   l’essenziale.

Che sarà mai questo essenziale? La parola è grossa. E anche piuttosto inconsueta.
Letteralmente dovrebbe voler dire: ciò che sta alla base di tutto, di cui non si può fare a meno, che se lo si mette tra parentesi non si capisce più niente di niente.
Può essere una persona umana?
Qui parrebbe di sì, considerando che Mengoni si rivolge alla propria donna.
Ma può, colei che rappresenta il nostro amore, incarnare una dimensione così alta e assoluta?
Ci verrebbe sbrigativamente da dire di no, solo Dio è l’essenza a cui tornare soprattutto nella consapevolezza che tutto il resto non sia ugualmente affidabile e un punto stabile in una situazione incerta.
E se così facessimo affermeremmo certo una verità, ma perderemmo l’occasione di condurre verso una riflessione in grado di farci cogliere elementi di verità anche in una esposizione che a prima vista potrebbe sembrarci superficiale.

                                   Succede anche a noi
                                   Di far la guerra è ambire poi alla pace
                                   E nel silenzio mio
                                   Annullo ogni tuo singolo dolore
                                   Per apprezzare quello che
                                   Non ho saputo scegliere

Tra alti e bassi, tra debolezze e forza, l’amore tra un uomo e una donna, nella sua semplicità e nello stesso tempo decisiva scelta di bene è stato voluto da Dio come specchio privilegiato della Sua immagine e l’uno per l’altro, se non viene assolutizzato in se stesso, ma colto nella sua relazione divina, è davvero l’essenziale.
Perché dice la sua verità, nel mentre dice la sua di uomo creato dall’amore del Padre, perché tale amore era cominciato ed espresso nella comunione di una coppia, fondativi della società, della Chiesa, del mondo.
Dunque non si tratta di un indugio sentimentale come potrebbe sembrare a prima vista, ma di un percorso alla scoperta di una verità ontologica.

                                   Mentre il mondo cade a pezzi
                                   Mi allontano dagli eccessi
                                   E dalle cattive abitudini
                                   Tornerò all’origine
                                   Torno a te che sei per me
                                   L’essenziale.

L’altro elemento che balza agli occhi da questo interessantissimo testo è la contrapposizione tra le crisi, questo rompersi di certezze e senso si frammentazione del reale, entro cui tutti ci troviamo.
In modo particolare la sentono i giovani anche se hanno tutte le energie possibili e molte più risorse degli adulti e spesso se ne dimenticano o le sciupano senza avere il coraggio di applicarle alle proprie aspirazioni.
A volte si perdono d’animo perchè hanno meno esperienza delle potenzialità enormi che la vita offre (e noi grandi dovremmo essere qui apposta per ricordarglielo!).
Siamo in crisi, lo dicono tutti, prima o poi finirà, ma non adesso.
Ma forse il mondo non lo è sempre stato?
Sono caduti gli imperi, le guerre più terribili hanno dilaniato la terra, le contraddizioni più amare ci hanno confuso a tal punto da non avere più le idee chiare sulle priorità a cui dobbiamo affidarci.
Tutte le epoche hanno attraversato periodi difficili, anche molto più bui del nostro.
Forse dovremmo cominciare a ridimensionare i problemi che alla fine sono essenzialmente economici, ben pesanti, ma non distruttivi per la nostra vita.

                                   Non accetterò
                                   un altro errore di valutazione
                                   l’amore è in grado di
                                   celarsi dietro amabili parole
                                   che ho pronunciato prima che
                                   fossero vuote e stupide.

Il legame di coppia è indubbiamente un elemento che ci ancora alla vita, alla responsabilità (non si sta insieme solo perché l’altro ci rende felice, ma anche per prendersi cura di lui), ma può bastare per essere il contenuto delle nostre parole, senza che si perdano nel vuoto?
E’ davvero questa l’origine?
Se ci poniamo con sincerità queste domande dobbiamo ammettere che anche quello che ci sembra indispensabile perché la nostra vita sia bella nonostante tutte le difficoltà che possiamo incontrare ha bisogno di un fondamento più stabile e soprattutto non intaccato dall’errore e dal male.
Se anche il nostro partner ci potesse deludere c’è un essenziale a cui fare riferimento che ci garantisce che in ogni caso non ci faremo prendere dalla disperazione.
Senza Dio niente può bastare a colmare il nostro desiderio d’amore e di infinito.
Sbagliamo quindi a rivolgerlo verso una persona umana?
No, davvero, perché questo è il disegno del Creatore che ci ha voluti fiduciosi nella realtà dell’amore vissuta tra di noi.
Ma senza che l’essenziale sia mai perso di vista.
Quando l’uno all’altra non basta per rimettere insieme i pezzi di un mondo frantumato, per consolare un dolore che sembra non avere consolazioni, per esprimere una gioia che va al di là dei nostri gesti.
Chissà se Mengoni aveva presente proprio questo quando ha deciso di cantare usando un termine così impegnativo.
Può darsi che abbia sentito il bisogno, come dice, la sua canzone, di usare parole non più banali e ambigue, per esprimere un sentimento così potente come l’amore.

 

Costruire

COSTRUIRE di Niccolò Fabi

Ecco una bella canzone che ci è stata cortesemente segnalata da Debora e che ci ha fatto molto piacere conoscere e commentare.
Noi cerchiamo qui canzoni d’amore e la domanda è: un testo che si intitola “Costruire” lo può essere? Assolutamente sì.
I contenuti ci sono tutti: una gioia immaginata, l’entusiasmo di un inizio e la responsabilità del dopo, di quello che accade di seguito al primo sguardo, al primo bacio, all’incontro tra due cuori che scoprono di appartenersi.

                                   Chiudi gli occhi
                                   Immagina una gioia
                                   Molto probabilmente
                                   Penseresti a una partenza

Certo che il guizzo dell’istante in cui abbiamo la consapevolezza di non essere più soli, che la nostra vita sia illuminata da un bagliore improvviso e insperato, la gioia ci pervade, non si fa troppe domande, non si preoccupa di come andrà avanti ciò che è cominciato così bene e che, al momento, non lascia dubbi sulla sua eternità.

                                   Ah, si vivesse solo di inizi
                                   Di eccitazione da prima volta
                                   Quando tutto ti sorprende e
                                   Nulla ti appartiene ancora

Quando si è molto felici il tempo non conta, anzi si confonde e a noi sembra di essere sempre stati al fianco di questa persona che ci completa, ci dà senso e sembra disposto ad accompagnarci per il resto della nostra esistenza.
Ecco una bella prova che siamo figli di Dio, fatti della Sua stessa pasta: quando siamo contenti ci sembra la cosa più naturale del mondo, lo stato che più ci confà e che se non durasse per sempre sarebbe una vera ingiustizia.
Da lì si capisce che noi siamo protesi verso la felicità.
E riguardo al tempo è la stessa storia.
Per ricordare che c’è un prima e un dopo, che le cose cambiano e a volte, dolorosamente, hanno fine, la realtà deve ricondurci coi piedi per terra perché altrimenti a noi non sembrerebbe e anzi, tutto ciò di cui godiamo lo desideriamo in eterno.
Anche per questa dimensione, che a noi umani dovrebbe essere del tutto estranea, dobbiamo fare appello alle nostre origini e pensare che Dio ha messo molto di Lui dentro di noi perché non ci fosse difficile riconoscere la nostra destinazione.

                                   Penseresti all’odore di un libro nuovo
                                   A quello di vernice fresca …
                                   Al 21 marzo al primo abbraccio
                                   A una matita tutta intera la primavera

Poi però, a un certo punto, da qualcosa che richiama la nostra attenzione su questa terra, ci rendiamo conto di non poter rimanere beatamente in estasi che la bella matita a furia di temperarla è diventata la metà, che il libro che sapeva di stampa ha qualche pagina sgualcita, che la primavera ha già lasciato il posto al calore torrido dell’estate o ai primi freddi autunnali.
E se per le cose e le stagioni non ci resta altro da fare che sopportare che si consumino e che passino, per i rapporti umani arriva il tempo di rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

                                   Nel mezzo c’è tutto il resto
                                   E tutto il resto è giorno dopo giorno
                                   E giorno dopo giorno è
                                   Silenziosamente costruire
                                   E costruire è potere e sapere
                                   Rinunciare alla perfezione

Non perché lo slancio dell’innamoramento sia ormai tramontato, come pensano tutti i saggi benpensanti, lasciando lo spazio ad un amore più solido, anche meno coinvolgente ed entusiasmanti.
Non credete al buon senso che ridimensiona le cose.
L’innamoramento, se non è stata una sciocca infatuazione, non finisce e lo splendore che si è visto nello sguardo dell’altro, conoscendolo meglio non può che aumentare.
Ma, come ci ricorda la canzone, è arrivato il momento di costruire.
Perché la gioia aumenti e sia sempre più fondata su una relazione vera e appagante è bello e necessario metterci il nostro impegno.
Perché nessun rapporto nasce perfetto anche se all’inizio si istituisce tutto il suo valore e la sua potenzialità.
Rinunciare alla perfezione forse potremmo intenderlo come non credere di avere tutto e subito e non permettere che piccole delusioni ci impediscano di cogliere la totalità della bellezza di ciò che stiamo vivendo.
Darsi da fare e molto perché il bene conosciuto si moltiplichi e con esso la gioia, l’appartenenza, la fiducia reciproca è un altro dono che il Signore ci fa.
Perché non ci dà niente di precostituito, ma ci vuole con Lui creatori della nostra vita felice.
Ci vuole fieri di aver fatto la nostra parte, oltre che grati per avere avuto da Lui tutte le componenti necessarie al conseguimento del nostro obiettivo.

                                    Così come l’ultimo bicchiere l’ultima visione
                                   Un tramonto solitario l’inchino e poi il sipario
                                   Tra l’attesa e il suo compimento 

E allora alla fine saremo pieni di letizia, senza paura, come all’inizio.
Affidati a Dio che ci ama, come a chi ci sta a fianco, che è il Suo riverbero.

 

Il ciliegio

IL CILIEGIO di Angelo Branduardi

Ogni coppia ha il suo modo personalissimo di amarsi. Ne ha il diritto e a niente possono valere i giudizi o le ingerenze degli altri.

Anche per Maria e Giuseppe accadde così, fuori dagli schemi, senza che al mondo sembrasse sensato che un uomo probabilmente già avanti con gli anni prendesse una ragazzina (anche se allora si usava, e anche oggi, ma l’uomo anziano deve essere molto ricco e la ragazza molto scaltra!), con un figlio letteralmente piovuto dal cielo, da custodire alla bell’e meglio, facendo tutti gli sforzi possibili per tenerlo fuori dai guai, senza riuscirci.

                                    Già ero vecchio e stanco,
                                    per prenderla con me
                                    e il sorriso della gente
                                    di nascosto accompagnò
                                    il mio andare verso casa
                                    e l’inverno viene già.

Eppure loro si amano, non si sono uniti per convenienza, per volere dei genitori di lei, per riparare a una gravidanza inattesa e inspiegabile.

Il cuore di Giuseppe è tutto rivolto verso la grazia e la bellezza di Maria e si commuove mentre la guarda farsi donna, con la spontaneità e la decisione della giovinezza.

                                    Lei era la più bella
                                    Che avessi visto mai
                                    Sorrideva tra le ciglia
                                    E il mio cuore riscaldava
                                    Era l’ultimo mio fiore
                                    E l’inverno viene già.

Ma è difficile avere fiducia di fronte al mistero. C’è sempre un momento tra due persone in cui viene richiesto un atto di fede, l’accettazione anche senza capire di qualcosa che riguarda l’altro, che al momento sembra un ostacolo enorme al nostro desiderio di amore. Sembra che il nostro paradiso sia distrutto, che la vita ci ponga di fronte a una prova che va oltre alle nostre possibilità umane.

Allora la tentazione di fuggire è enorme, la voglia di darsi per vinti, di rimangiarsi tutte le promesse, schiacciati da quella “cattiva sorte” che ci sembra esserci caduta addosso e che ha infranto tutti i nostri sogni.

A Giuseppe deve essere successa una cosa del genere, quando ha dovuto fare i conti con una verità a lui troppo scomoda, un figlio non suo, una responsabilità che non aveva affatto voglia di prendersi, la paura di passare per stupido di fronte a tutti.

Ciò che per Maria era naturale e giusto, a Giuseppe appariva assurdo e ingiustificabile.

Branduardi, riprendendo una ballata medievale, descrive poeticamente questo terribile conflitto, da noi troppo superficialmente sottovalutato, a fronte del dono al mondo del Redentore.

Immagina Giuseppe come un giardiniere che ha una grande pianta di ciliegio, che dà frutti al momento in cui lui scopre la maternità di Maria.

                                    Poi anche il mio ciliegio
                                    A suo tempo maturò
                                    Lei venne un mattino
                                    A chiedermene i frutti
                                    “Devo aver quelle ciliegie
                                    Perché presto un figlio avrò!”                     

Il desiderio così semplice di Maria, che ha voglia di ciliegie, come una qualunque donna incinta, si scontra con lo stupore e il dolore di Giuseppe che si sente tradito in ciò che aveva di più caro. E di più sicuro. Mai avrebbe dubitato di Maria. Ed ecco, aveva sbagliato a fidarsi!

                                    Io guardavo le sue guance
                                    Più bella era che mai
                                    E sentivo dentro me
                                    Già crescere la rabbia.
                                    “Chiedi al padre di tuo figlio
                                    Di raccoglierle per te”. 

Se un altro si è insinuato a tal punto nel cuore di Maria da renderla infedele, Giuseppe non ha possibilità di combattere.

Si dà per vinto, ma non vuole neppure lasciarsi prendere in giro.

Che il padre del bambino si occupi di lui e della madre. Non starà certo lì a tappare i buchi.

E invece è proprio quello che farà,  non appenala Volontàdivina gli sarà manifesta e anche lui capirà di essere coinvolto in un grande disegno di salvezza.

Non sappiamo quanto Maria si sia spaventata per la reazione di Giuseppe.

Per quanto sicura della sua posizione, non è detto che non abbia avuto timore di essere abbandonata e di dover da sola portare nel suo seno il dono ricevuto.

Forse però la fiducia in Dio e nel suo uomo l’avranno preservata da qualunque preoccupazione.

                                    Sorridendo come sempre
                                    Le spalle mi voltò
                                    E la vidi in mezzo al prato
                                    Verso l’albero guardare

Invece la fede di Giuseppe ha bisogno di un segno ( e in effetti possiamo proprio capirlo!).

Nel vangelo c’è scritto che lo stesso angelo Gabriele che ha annunciato a Maria la nascita del Salvatore attraverso di lei, tornerà da Giuseppe per rassicurarlo e confermarlo nella sua decisione di stare accanto alla donna che ama.

Di fronte a un gesto miracoloso, la diffidenza e la paura di Giuseppe di essere stato ingannato dalla sua sposa scompariranno.

Qui nella canzone è il ciliegio il messaggero di Dio

                                    Fu il ramo suo più alto
                                    Che il ciliegio chinò
                                    Ed il padre di suo figlio
                                    Così l’accontentò

Ora, noi possiamo stare certi che una simile prova di coraggio e di fedeltà non ci sarà richiesta, ma forse troveremo nel percorso del nostro rapporto di coppia uno scoglio che, al momento potrà sembrarci, altrettanto insuperabile.

Chiediamo un segno e lo riceveremo.

Dio è sempre al nostro fianco per aiutarci a non perdere neppure una goccia della grazia che, attraverso l’amore reciproco, ci ha regalato.

E poi saremo felici, una volta ritrovata la via, di non esserci persi d’animo, lasciando che la delusione e la paura di non essere all’altezza delle difficoltà della vita ci portassero via tutta la nostra gioia.

 

Ti penso e cambia il mondo

TI PENSO E CAMBIA IL MONDO di Adriano Celentano

                                   Affamati come lupi
                                   Viviamo in crudeltà
                                   E tutto sembra perso
                                   In questa oscurità.

E’ indubbio che ci siano dei momenti in cui il mondo in cui viviamo ci appare terribilmente cupo, i rapporti umani basati sulla falsità e sull’interesse, la cupidigia dell’uomo rivolta solo al possesso e alla prevaricazione.
Non è affatto bello credere di trovarsi in questa vita eppure i segnali che percepiamo intorno a noi non ci parlano d’altro.
Capita addirittura di credere e di sentirci avvolti da una negatività totale dalla quale non troviamo sbocco.

                                   All’angolo e indifeso
                                   Ti cerco accanto a me … da soli
                                   Gli occhi non vedono
                                   Ti penso e cambia il mondo
                                   Vedo oltre quel che c’è

Ci si sente sconfitti, delusi, falliti, soprattutto da soli e senza nessuno che ci sia di conforto.
Tutta questa prospettiva cambia nel momento in cui ci ricordiamo che invece accanto a noi c’è una persona che condivide tutto, che apre il nostro sguardo rendendolo capace di vedere oltre il limite che appariva appena prima.
E’ abbastanza questa consapevolezza e la luce viene ad illuminare dove c’era buio e freddo.
Questa canzone d’amore, oltre ad essere molto dolce e profonda, è apprezzabile perché può essere letta secondo due registri diversi, ma complementari.
La persona che si affianca a noi, che rischiara la nostra notte e cambia il mondo visto fino a quel momento in un’ottica funesta, è chi ci ama perché solo l’amore ha questo potere, questa forza dirompente, questa energia di trasformazione.
Ma questa persona può essere intesa sia come il proprio partner, che incarna l’esperienza d’amore nella nostra vita, sua come Colui che è fonte e diffusione d’amore per la vita di tutti.
Se i nostri occhi sono incapaci di vedere la realtà trascesa dalla speranza e dalla fede, solo attraverso lo sguardo di chi ci ama veramente, noi avremo la giusta completezza della visione effettiva di ciò che ci è dato.

                                   C’è una strada in ogni uomo,
                                   un’opportunità
                                   il cuore è un serbatoio
                                   di rabbia e di pietà

ognuno di noi ha un percorso nella vita, un ruolo ben preciso, un compito da svolgere, una felicità da realizzare.
Se non lo fa, rimane incompiuto e triste.
Il suo cuore, che ha dentro così tanti sentimenti sia positivi che negativi, può lasciar fluire, a seconda delle scelte che noi facciamo, il bene e il male.
Cementano, con la sua immediata, ma penetrante semplicità, ci ricorda qui che da soli non possiamo fare nulla (Gv 15, 5), se non perderci nelle nostre paura.

                                   Credo solo al tuo sorriso
                                   nel senso che mi dà

L’amore dell’altro (o dell’Altro, con la lettera maiuscola!) ci orienta e sa dare quel senso che alla nostra solitudine sfugge. Se siamo senza senso non possiamo pretendere di sapere dove andare e allora davvero possiamo stare in un angolo, fermi e disperati.

                                   Saprò difenderti … proteggerti
                                   E non stancarmi mai
                                   Acqua nel deserto … ti troverò

Dio protegge noi e ci difende dal male. Allo stesso modo noi vogliamo proteggere il nostro amore, chi è capace di regalarci questa visione non “fantastica”, ma “incantata” perché in grado di vedere il bene che ci circonda, che è così strabordante da ricolmarci tutti, mentre la nostra piccolezza ci rende ciechi e insensibili al senso della vita.
Come l’acqua nel deserto che offre la sopravvivenza a chi non ha altro a cui aggrapparsi, senza amore che dà significato ai nostri atti e alle nostre aspettative non abbiamo futuro.
E’ inutile essere cinici e credere di poter vivere solo per noi stessi. Presto o tardi la nostra esistenza mostrerà quanto inconsistente essa diventi non appena perdiamo di vista il miracolo della relazione.
Dio stesso, Trinità, e ama la solitudine e l’unico legame che riconosce in Se Stesso e nei nostri confronti è l’amore.
Noi perché dovremmo (e potremmo) essere diversi?

                                   Vivo e affondo
                                   E l’inverno è su di me
                                   Ma so che cambia il mondo
                                   Se al mondo sto con te

L’essere umano di fronte alla complessità della creazione si perde e si sente inadeguato perché non è facile mantenersi all’interno delle coordinate che ci permettono di non vagare sperduti nelle nostre paure.
Molte volte ci assale questa angoscia esistenziale, tutti la conoscono, ma sappiamo anche come liberarcene. Facendo riferimento all’Amore, che è sempre personificato in qualcuno che da vicino o da lontano riesce a mostrarsi e a rinsaldare il nostro cuore, a darci coraggio e a farci sentire veramente felici.

Come un pittore

COME UN PITTORE dei Modà feat. Jarabedepalo

                                   Guarda… Senza parlare.

Siamo o non siamo nell’era dell’immagine? Eppure non si riesce a fare a meno di scrivere, anche quando si decide di fingersi pittori ed usare altri mezzi espressivi per far capire quello che abbiamo dentro.

L’amore va contemplato, si direbbe, e tante parole tagliate via. Lo dice uno che canta, che non lascia certo al silenzio il compito di farci capire il suo pensiero.

Ma la musica, quando è bella, non rompe il silenzio, lo completa, lo rende gravido di attesa fino a far esplodere un canto.

Dunque affidiamoci ancora una volta alle parole di un poeta (chiunque voglia comporre una canzone deve esserlo un po’) e ascoltiamo quello che ci vuole dire.

                                   Difficile trovar parole molto serie

                                   Tenterò di disegnare ….

                                   Come un pittore

                                   Farò in modo di arrivare dritto al cuore

                                  Con la forza del colore

Il tempo delle canzoni-proclami pare che sia finito, anche se non per tutti, (qualche cantautore storico resiste), e i giovani per parlare ad altri giovani preferiscono usare frasi orecchiabili e di facile assimilazione.

Niente di più semplice quindi in questo caso della scelta di immagini piene di colori e di emozione, con l’unico scopo di arrivare all’anima della gente, per suscitare in essa lo slancio esaltante e forte dell’amore.

                                   Azzurro come te,

                                  come il cielo e il mare

                                  E giallo come luce del sole.

                                  Disegno l’erba verde come la speranza

                                  E adesso un po’ di blu

                                  Come la notte

                                  E bianco come le sue stelle

                                 Con le sfumature gialle

La natura ci sta intorno discreta e potente, come un cielo azzurro o stellato, un mare calmo ed immenso, un sole caldo e creativo, opposto alle luci della notte pallide eppure brillanti, cornice meravigliosa per la nostra vita che a volte può sembrarci un po’ scialba e banale, mentre Dio l’ha riconosciuta meritevole di tanto splendore circostante.

Basterebbe guardare come è verde l’erba di certi prati, su cui potremmo fermarci a riposare o a fare qualche pazza capriola…

                                   Rosso come le

                                  Cose che mi fai … provare

Ma tra tutti i colori che questa canzone elenca, uno soprattutto risalta perché, più degli altri, ci trascina e scatena in noi sensazioni profonde. Il rosso è il colore del sangue, della forza, anche della rabbia, comunque del coinvolgimento affettivo.

E’ un colore che non può lasciarci spettatori e infatti è il colore della passione (un bel mazzo di rose rosse) amorosa.

Che i sentimenti che l’altro, il nostro partner, ci faccia provare siano sempre positivi e sempre coincidenti con le nostre aspettative o con le nostre esigenze del momento non lo si può dire, ma certo, se è colui (o colei) che ci ama e che amiamo, non susciterà in noi delle emozioni grigiastre.

Rosso vivo, fuoco d’amore, forza inarrestabile e Dio voglia che sia una forza di bene.

Perché anche Dio non è grigio, anche lui è un Tipo passionale.

                                   Per le tempeste non ho colore

                                   Con quel che resta disegno un fiore

Quando la coppia naviga in acque tempestose non è vero che non ci sono colori, ma sono tinte fosche e forse il nostro autore non ha voluto rattristarci cantandone le tonalità.

E’ una canzone allegra, positiva, non vuole soffermarsi sui problemi che pur è così evidente che ci sono.

Ma un fiore, un piccolo segno di grazia e di dolcezza basterà a tenerle lontane (a volte basta così poco per arginare un litigio, per cambiare un clima familiare, per trovare il bello e il buono dove sembra che ci sia solo depressione e amarezza).

Mettiamo un fiore ai piedi di ogni dolore, come un omaggio all’amore che ci unisce, nonostante tutto e vedrete che, come per incanto, anche i marosi più spaventosi torneranno tranquilli e le onde, che un attimo prima sembravano capaci di rovesciare ogni cosa, ci bagneranno soltanto un po’ i piedi facendoci il solletico.

                                   Ora che è estate, ora che è amore …

Se l’amore c’è ci scalderà anche d’inverno e i suoi colori splenderanno anche nella nebbia dei giorni meno felici.

Intanto però questa canzone ci canta un amore senza ombre e noi le siamo grati, in mezzo a tanti profeti di sventura.

Vogliamo tornare bambini (cosa che ci viene tanto utile anche per entrare nel Regno dei Cieli) e soffermarci a giocare con i colori che il buon Dio ci ha regalato. Solo per farci stupire, quando abbiamo il buon senso di riuscire a guardarli con occhi incantati.

 

Ci vediamo a casa

CI VEDIAMO A CASA di Dolcenera

 

Abbiamo finalmente una bella canzone più recente (Festival di Sanremo 2012) che ci sa trasmettere delle idee molto interessanti. Cioè soprattutto una, ma davvero importante, se la sappiamo capire a fondo.

                         La chiamano realtà
                        Questa confusione
                        Di dubbie opportunità
                        Questa specie di libertà

Intanto possiamo notare il pessimismo strisciante che caratterizza per lo più le canzoni attuali, che hanno sempre una descrizione del reale in termini negativi e di confusione generale.
I giovani non si ritrovano in questa società che sembra pensata e fatta per loro.
Abbiamo voluto essere dei genitori non impositivi e come risultato assistiamo a delle nuove generazioni che si affacciano alla vita senza sapere da che parte andare.
Hanno rinunciato a chiederci consiglio perché troppo spesso ci vedono più perplessi di loro e quindi si sentono più che mai a disagio.
In particolare si noti l’accostamento tra “opportunità” e “confusione”, che in effetti è ciò che mette maggiormente in crisi.
E’ vero che oggi si ha più libertà di scelta, ma se non si hanno criteri per scegliere, questa libertà diventa un incubo.

                         Grande cattedrale
                        Ma che non vale un monolocale
                        Un monolocale

Così capita necessariamente che si cerchi di ridurre i propri orizzonti. Siamo catapultati nel villaggio globale e i ragazzi invece si saprebbero accontentare, alla fine, di un monolocale, un’area più circoscritta e ristretta, dove fossero sicuri di non potersi perdere (a parte il fatto che pochi oggi possono permettersi altro, per via della crisi economica, e chi ha la fortuna di avere un monolocale, già può fare i salti di gioia).
Ma usciamo dalle superficialità materiali e addentriamoci nel significato più profondo (ce n’è sempre uno da trovare, se si scava un po’ di più).

                         Come sarebbe bello potersi dire
                        Che noi ci amiamo tanto
                        Ma tanto da morire
                        E che qualunque cosa accada
                        Noi ci vediamo a casa

 Ecco che ritroviamo l’amore, che, per quando si sia in difficoltà e il mondo appaia come un labirinto invece che un giardino di delizie, prima o poi lo si incontra e non si può fare a meno di cantarlo.
Cosa saremmo senza amore? Viverlo e dircelo, e usare per esso metafore forti come accostarlo alla morte, è indispensabile e se non siamo più capaci di farlo perché ci sembrano delle romanticherie inutili è urgente che torniamo ad impararlo.
Ma l’amore ha bisogno appunto di luoghi dove ritrovarsi, dove esprimersi al meglio, dove crescere e svilupparti e allora quale posto migliore se non la casa?
Questo termine vuol dire moltissime cose: delimitazione di spazio, appartenenza, proprietà, capacità di identificazione, semplicemente il nostro posto dove ci troviamo a nostro agio, dove nessuno ci manda via, dove troviamo cibo e riposo.
Dove si interrompe la nostra lotta quotidiana per la sopravvivenza, dove crediamo di non avere brutte sorprese perché la chiave la possiede solo chi è legato a noi da vero affetto (non è sempre così purtroppo, ma almeno lo speriamo!) 

                        Noi viviamo senza eroi
                        Per chi ci vuol fregare
                        Esempio di civiltà
                        Contro questa eredità
                        Di forma culturale
                        Che da tempo non fa respirare.

Di nuovo viene sottolineata la difficoltà di vivere nel mondo circostante. La complessità della realtà che ci circonda, senza modelli a cui potersi rifare (ce ne sarebbero, ma a volte non ci facciamo caso e siamo invece colpiti di più dalle figure negative che i media ci sbattono continuamente in faccia), la debolezza della cultura contemporanea che sembra aver tralasciato valori e fondamenti dell’intelligenza umana.
Davvero c’è da sentirsi mancare il respiro. Allora, paradossalmente, si prova più sollievo nella propria casa, purché il nostro amore venga in fretta.
Perché lì ancora, abita l’amore e la reciprocità.

                        La chiamano realtà
                        Senza testimone
                        E di dubbia moralità
                        Questa specie di libertà
                        Che non sa volare, volare, volare, volare                      

C’è un desiderio forte di recuperare la possibilità di una vita vera e senza disperazione e la casa lo rappresenta, l’intimità raccolta dove l’amore si fa nido, dove la presenza dell’altro è sollievo e non stress faticoso da affrontare, dove le difficoltà sono marginali rispetto alla felicità che vi risiede.

                         Come sarebbe bello potersi dire
 
                        Non vedo l’ora di vederti amore
                        Con una scusa o una sorpresa
                        Fai presto e ci vediamo a casa

Non vogliamo sfuggire alla dimensione esterna, tutti noi dobbiamo uscire dai nostri gusci, per quanto confortevoli ed affrontare la vita, ma non potremmo cavarcela senza la nostra casa, il nostro luogo interiore dove l’amore ci ricarica.
E allora anche una grande cattedrale, non più vista come anonimo insieme di colonne e mattoni, può essere “casa”, se è abitata dall’Amore.
Come ci affrettiamo, qualunque cosa sia successa, a tornare a casa nella speranza di ritrovarci la persona che più amiamo, non possiamo non pensare che per tutti, anche per chi forse su questa terra non ha veri motivi per vedere la propria abitazione come il luogo sopra descritto, c’è una Casa, che è quella del Padre, straripante d’amore di ogni sorta, dove di sicuro ci aspetta chi ci ama e dove non c’è dubbio che per noi le porte saranno spalancate.
Che le nostre case terrene siano costruite secondo quel Progetto, è cosa da non dimenticarsi mai!.

 

La costruzione di un amore

LA COSTRUZIONE DI UN AMORE di Ivano Fossati 

Intanto questa bellissima e tremenda canzone, di Ivano Fossati ma magistralmente interpretata da Mia Martini, comincia a insinuare in noi ingenui innamorati l’idea che l’amore è una faccenda da costruire e che si fa una gran fatica.

Concetto non marginale, su cui sarebbe buona cosa soffermarsi di più, non solo quando qualcosa non funziona e quando tutto lo zucchero di una relazione d’amore sembra spazzato via e resta l’amaro in bocca di trovarsi tra le mani un fallimento.

Almeno qui siamo avvertiti fin dall’inizio:

                                   La costruzione di un amore

                                   Spezza le vene delle mani

                                   Mescola il sangue col sudore

                                   Se te ne rimane

L’amore ci viene donato, è vero, ci arriva come un fulmine a ciel sereno, ci investe come un tornado, ma non ci permette di rimanere tramortiti a lungo e ci chiede, per sopravvivere a tutte le intemperie della vita, che riprendiamo al più presto il timone della nostra vita, ormai condivisa con chi amiamo, e ci mettiamo in gran fretta a porre pietra su pietra per costruire una bella casa dove il nostro amore trovi rifugio.

Il materiale ci viene dato, non ce lo possiamo inventare, ma le mani sono le nostre, l’impegno e il progetto lo disegniamo insieme e lo vogliamo vedere realizzato.

Altrimenti

                                    La costruzione di un amore

                                   Non ripaga del dolore

                                   è come un altare di sabbia in riva al mare

Quanti amori di sabbia abbiamo visto intorno a noi e forse abbiamo sperimentato in prima persona.

Non c’è nulla di più insicuro ed effimero.

Ci avremo messo lo stesso fatica e speranze, ma alla prima ondata di un mare troppo vicino, per quanto romantico e affascinante, tutto potrebbe crollare.

Poi sarebbe inutile disperarsi e cercare sulla spiaggia umida di lacrime salate i resti di qualcosa che ci sembrava capace di ergersi per l’eternità.

Sarà meglio che ci mettiamo di buona lena e cerchiamo, per il nostro amore, dei bei mattoni solidi, se non addirittura del cemento armato (almeno per le fondamenta!).

                                    La costruzione del mio amore

                                   Mi piace guardarla salire

                                   Come un grattacielo di cento piani

                                   Come un girasole.

Se partiamo bene, con una buona base (e qui avremmo dei suggerimenti, ma ve li lasciamo intuire), allora non abbiamo da stupirci se la forza dell’amore si dimostrerà talmente prorompente da non accontentarsi e da voler diventare un grattacielo di cento piani.

Spesso sembra che ci basti il minimo, per vivere, che non vogliamo chiedere di più, invece già che ci siamo, tanto vale osare e lanciarsi in grandi opere con l’intenzione di farne dei capolavori.

Un palazzo che svetta contro il cielo, forte e capace di accogliere tanta vita, ma con la bellezza e la purezza di un fiore che prende dal Sole la vitalità e l’energia per esistere, che segue con lo sguardo il Suo volgersi alla terra e raccoglie con umiltà e gratitudine i Suoi doni.

                                    Ed io ci metto l’esperienza

                                   Come su un albero di Natale…

                                   E ad ogni piano c’è un sorriso

                                   Per un inverno da passare

                                   Ad ogni piano un Paradiso

                                   Da consumare

Qui abbiamo qualche suggerimento circa ciò che ci serve per costruire questo amore e farlo alto fino al cielo: sorrisi, esperienze e Paradiso.

Potremmo provare a tradurli, chiedendo scusa all’autore se la nostra interpretazione fosse troppo libera e discordante dai suoi intenti reali (ma non si può mai sapere) con : buon umore, concretezza e capacità di imparare da ciò che si sia vissuto precedentemente, e infine possibilità di gustare ciò che di eterno e di sublime ogni amore comporta, uno spicchio di Paradiso che ci rassicura che esso esiste ed è proprio confacente a noi.

                                    E intanto guardo questo amore

                                   Che si fa più vicino al cielo

                                   Come se dopo tanto amore

                                   Bastasse  ancora il cielo.

                                   E tutto ciò mi meraviglia

                                   Tanto che se finisse adesso

                                   Lo io chiederei

                                   Che mi crollasse addosso.

L’amore cresce e diventa celeste. Non vuol dire questo che si stacca dalla realtà terrena, ma piuttosto la riunisce con il suo punto d’arrivo, senza che nulla di ciò che esiste concretamente per noi uomini venga sacrificato a una visione spiritualista e astratta.

Ci avviciniamo al cielo per capire quanto tutto venga compreso in una prospettiva completa e comune.

L’amore è un luogo privilegiato per capirlo, anche se a volte solo a sprazzi, anche se ricadere nella delusione del fallimento ci diventa intollerabile.

Non si può aver assaggiato le beatitudine e accettare di esserne privati.

Per questo siamo avvertiti: la perdita dell’amore è un crollo verticale che può portaci alla disperazione. Al punto di non avere più le forze per volerci rialzare.

E’ un rischio che va corso, perché si cade da molto in alto.

Ma non può esserci nessun motivo che possa impedirci di tentare.