Carità coniugale e carità pastorale

Al termine della Settimana Nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare 2013, che ha anche concluso il biennio sul tema “Presbiteri e sposi”, i coniugi Cioncolini, collaboratori del Direttore dell’Ufficio Nazionale di pastorale familiare, hanno raccolto in una preziosa sintesi quanto emerso in un articolo uscito su “Settimana”.

Articolo di Tommaso e Giulia Cioncolini
sulla Settimana Nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare 2013

Il tema di questo biennio – “Presbiteri e sposi, sorgente di fecondità educativa per la comunità cristiana” ha messo in rilievo quella vivacità pastorale che scaturisce quando la ministerialità sponsale e presbiterale si incontrano e camminano nello stesso solco ecclesiale.
In particolare, in questo secondo anno, sono state approfondite le traduzioni pastorali dei fondamenti di ordine teologico e antropologico presentati nel 2012.
Dunque, il legame sposi e presbiteri a servizio della comunità cristiana non è solamente un particolare filo della matassa pastorale per la Chiesa di domani, ma rappresenta il terreno di una vera e propria alleanza che affonda la radice comune nel battesimo e trae la medesima vitalità sorgiva dalla grazia dell’eucaristia.

La famiglia come relazione.
Nel suo intervento introduttivo don Paolo Gentili, direttore dell’Unpf, ha posto l’accento sulla «natura relazionale
del corpo sponsale». Così, richiamando le parole di Xavier Lacroix, che lo scorso anno aveva offerto la chiave di lettura teologica al tema, don Paolo ha affermato che esiste «una profonda unità fra la vita della piccola chiesa domestica che è la famiglia e il mistero della Chiesa». Infatti, come il presbitero, in quanto ministro di comunione,
è chiamato a «far crescere i legami di relazione avendo nella famiglia il modello», così gli sposi cristiani sono sempre orientati a «rinnovare lo stupore per il mistero divino presente nell’alleanza coniugale». Perciò, all’interno
di questa cornice antropologica, un’autentica spiritualità coniugale incarnata si fonda sul riconoscimento di sentirsi innanzitutto figli, cioè «vivere il proprio corpo come donato e fatto per il dono».

Celibato e matrimonio.
In questo
orizzonte, l’antropologa spagnola Blanca Castilla ha posto l’attenzione sul significato del celibato e del matrimonio nell’attuale contesto culturale. Anche il teologo francese Yves Semen, uno dei massimi studiosi di Karol Wojtyla, ha affrontato il nodo teologico della vocazione all’amore, insistendo sulle due specifiche vie di santità per gli sposi e i presbiteri: la carità coniugale e la carità pastorale.
Con queste premesse, egli ha realizzato un affresco antropologico, mettendo in dialogo la ricchezza del Vaticano II e il pensiero di Giovanni Paolo II.
«L’uomo – ha concluso Semen
– si realizza solamente donando tutto se stesso».

 

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