Bellamore

BELLAMORE di Francesco de Gregori

Eh, già, l’amore non è tutto rose e fiori.

Lo sappiamo noi che lo viviamo ogni giorno, lo sanno gli autori delle canzoni che cercano di interpretare i nostri sentimenti per dar voce a quello che proviamo.

Sono i poeti di oggi e meno mane che li abbiamo.

Ma quello che forse non sanno o che non sempre è chiaro, mentre le visione della fede ce lo dimostra continuamente è che l’amore, quello vero, quello che trova le sue radici nell’Amore divino, ha un inizio, perché proprio prima non c’era e non ha mai una fine.

Il Bene si genera, non si distrugge. Questo è il vero miracolo della vita.

Quindi niente paura, nessun amore vero, vera immagine dell’Amore, può morire.

Attraversa momenti bui, fatiche forse impensabili quanto tutto era sereno, ma non si perderà per nulla e alla fine lo ritroveremo più forte e splendente che mai.
                         Bellamore non mi lasciare,
                         Bellamore Bellamore non mi dimenticare.
                         Rosa di Primavera, isola in mezzo al mare,
                         lampada nella sera, Stella Polare.

Per questo aggiungiamo alla lista delle canzoni d’amore più belle e più significative questa pur malinconica di De Gregori.

Perché è un canto all’amore che non si è dato per vinto.

Anche se c’è una distanza reale o forse solo percepita nella coppia, anche se è notte e l’altro sembra sfuggire alla nostra vista.

Ma se è il nostro amore, è lui o lei la stella polare, la lampada accesa che non va nascosta, ma messa in alto perché faccia luce e perché ci aiuti a ritrovare la strada.


                         Bellamore Bellamore, fatti guardare,
                         nella luna e nel sole fatti guardare.
                         Briciola sulla neve, lucciola nel bicchiere,
                         Bellamore Bellamore, fatti vedere.
                         E vieniti a sedere, vieniti a riposare,
                         su questa poltroncina a forma di fiore.
                         Questa notte che viene non darà dolore,
                         questa notte passerà, senza farti del male.
                         Questa notte passerà, o la faremo passare.

Quanta fiducia c’è in questo rivolgersi al proprio partner pregandolo di continuare a stare al nostro fianco!

Solo così non saremo delle anime perse, ma avremo il coraggio di vivere quello che ci sarà riservato, nel bene e nel male, e avremo la costanza di far passare la notte pur dolorosa, perché non siamo sempre e soltanto nella felicità.

La certezza della presenza del nostro amore però ci farà riposare e riprendere le forze.

Le braccia di chi ci vuol bene sono uno spazio di beatitudine anche in mezzo alle tempeste dell’esistenza e la sua tenerezza saprà ridarci tutte le energie necessarie per assolvere al nostro compito che è la vita.


                         Bellamore Bellamore, non te ne andare.
                         Tu che conosci le lacrime e le sai consolare.
                         Bellamore Bellamore non mi lasciare,
                         tu che non credi ai miracoli ma li sai fare.

 Chi sa consolare le nostre lacrime se non la persona che abbiamo scelto accanto a noi per la buona e la cattiva sorte, per i giorni di sole e anche per quelli in cui la pioggia si abbatte torrenziale su di noi e sulla nostra casa?

Forse non crede ai miracoli, ci crediamo tutti troppo poco e invece dovremmo, ma è certo che sa trasformare anche una notte interminabile di sofferenza in un lasso di tempo molto più breve e sopportabile.

Basta lasciarlo fare.

E non guardare l’apparenza dei suoi borbottamenti e dei suoi gesti bruschi.

Può darsi che non sempre sarà avvolgente e delicato come sembra essere il protagonista della canzone.

Ma noi, che abbiamo imparato dall’esperienza e dallo Spirito a guardare l’essenza e a cogliere il Bene là dove si trova, sapremo tradurre la sollecitudine e l’affetto che chi ci sta accanto ha nei nostri confronti, nascosti nella ruvidezza e frettolosità del quotidiano.

Ci si vergogna un po’ tutti di comportarci con dolcezza, ci sembra di essere dei sentimentali.

E invece è probabile che, più della nostra efficienza, il nostro amore abbia bisogno della tenerezza con cui tratteremmo un fiore delicato.

                         Bellamore Bellamore fatti cantare,
                         nella pioggia e nel vento, fatti cantare.
                         Paradiso e veleno, zucchero e sale,
                         Bellamore Bellamore, fatti consumare.

Noi che con la stessa disinvoltura possiamo passare dall’essere Paradiso o inferno per il nostro prossimo, dobbiamo avere cura estrema dell’amore che ci è stato affidato.

Non lasciamolo solo, nelle notti scure della vita, neanche per un minuto.

E così non saremo abbandonati, a nostra volta, e quando tornerà il sole del mattino, la luce della speranza che sarà rimasta accesa nell’oscurità, ci troverà consapevoli e più che mai uniti, che tutto è dono e che ogni istante della nostra vita non ci è stato dato invano.

 

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