Ascoltare e riflettere; Isolamento come disagio; Ascolto del tono emotivo

Ascoltare e riflettere

Come dice opportunamente Enzo Bianchi in «Comunicazione e ascolto» inserito nel volume La coppia in crescita (a cura di F. Aquilar), è arrivato il momento di ascoltare, di riflettere profondamente e intimamente. La comunicazione fra un uomo e una donna è caratterizzata, fondamentalmente, dall’ascolto e dalla risposta, e quando ci sono ascolto e risposta veri, allora ci si apre al dialogo profondo, al rapporto, alla comunione. Comunione significa comune unione, cioè nel rapporto fra maschio e femmina si crea una dialettica, che è una sintesi del meglio di entrambi i coniugi. Ascoltare nel rapporto è far penetrare dentro di sé, nel proprio intimo, la parola dell’altro. La persona è viva quando è in relazione, la solitudine non è fatta per l’uomo, che è, fondamentalmente, un io in rapporto al tu, un essere sociale. Anche la Bibbia dice a un certo punto: «Non è bene che l’uomo sia solo». Noi siamo stati creati strutturalmente per essere in rapporto, anche se in qualche momento abbiamo bisogno di rimanere in silenzio, di stare nel nostro bunker per rilassarci, riflettere e meditare.

Isolamento come disagio

Non a caso l’autismo, cioè il quasi completo isolamento dagli altri, è una delle patologie più angoscianti, proprio perché non c’è il rapporto. Ciò che contraddistingue il vivere è il comunicare, è l’essere in rapporto con un’altra persona. La pienezza della vita di un uomo e di una donna, la gioia piena, la vita che si espande è un capolavoro, un’opera d’arte. L’alleanza e la comunione che Dio attua col suo popolo, l’uomo le attua con la donna e viceversa, in quanto Dio è Amore. Amare Dio e trattare male o addirittura odiare o squalificare il partner ci sembra una contraddizione. L’alleanza è un dialogo permanente, costante, ordinato, sempre in crescita, che va, quindi, curato. Ciò ovviamente non significa che non ci siano momenti di difficoltà, di angosce, di stress, di divisione. L’importante è riprendere in mano questi momenti, riflettere con un atteggiamento costruttivo di unità. L’alleanza porta alla comunione, e la comunione è nuzialità, la massima comunicazione fra un uomo e una donna, tra il maschio e la femmina. Per questo motivo le convivenze ci lasciano un po’ perplessi, non per il fatto che bisogna a tutti i costi compiere il rito matrimoniale, non per formalismo, ma per rendere visibile alla comunità, al mondo il proprio amore, la propria unione, che è per sempre. Il mondo interferito dall’economia individualistica ha bisogno di ricevere e di vedere l’amore delle coppie e delle famiglie. La morte emotiva è la rottura del rapporto col partner, con gli altri, con Dio.

Se c’è comunicazione, c’è rapporto, c’è amore, la morte psicologica viene vinta e anche l’aldilà prende un nome: vita eterna.

Ascolto del tono emotivo

Prima di tutto quindi ascoltare, poi parlare. La comunicazione avviene attraverso gli organi di senso: la bocca, le orecchie, gli occhi, il naso. In particolare le orecchie sono sempre aperte, immobili, scoperte. I rabbini dicevano che le orecchie sono due e la bocca una, quindi bisogna ascoltare il doppio di quanto si parli. Anche dal punto di vista evolutivo è la madre che parla e il bambino ascolta, cioè prima di parlare si riceve tutta una serie di stimoli affettivi, corporei, emotivi, accompagnati da parole, e solo dopo molto tempo il bambino riuscirà a parlare. Già durante la gravidanza il bambino, che è in rapporto con la madre, sente la voce dei genitori, percepisce le sonorità del mondo, dell’ambiente che lo circonda. Analogamente, per scrivere bene, bisogna leggere molto. È utile essere coscienti del tipo di ascolto presente nella famiglia di origine, soprattutto come il genitore omologo ascolta ed è ascoltato.

Se l’ascolto è interferito, è opportuno ritornare all’origine. Ascoltare vuoi dire “essere là”, essere nel rapporto, “esserci”. Ascoltare è soprattutto ascoltare una presenza, essere accanto, vicino, ascoltare una voce (per questo il tono è importante, comunica l’emozione, il sentimento), poi le parole. Ascoltare sembra porre in una posizione di passività, in realtà è accoglienza, mentre parlare pone in una posizione attiva. Infatti, un vero dialogo è modulato dall’ascolto e poi dal parlare, dalla ricezione e poi dall’attività. Non ha senso un dialogo in cui si è sempre attivi o sempre recettivi. La voce sembra più importante delle parole, come si dice è più importante di cosa si dice, il sentimento è più importante del contenuto. Attraverso l’ascolto si raccoglie la presenza dell’altro, si capisce a che distanza vuole stare, come vuole  mettersi in contato con me. Facciamo spazio dentro di noi affinché possa entrare nel nostro cuore. Si abbassano le difese. L’unione avviene…

 

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting