Analisi teologica

La teologia postconciliare tende a considerare il matrimonio cristiano, seguendo le indicazioni del Vaticano II, come sacramento permanente, concependo il sacramento come un tutt’uno; l’atto celebrativo-liturgico e lo stato matrimoniale. Ma ciò ha reso ancor più acuto il problema del rapporto tra l’atto, da cui il matrimonio ha origine, e lo stato matrimoniale propriamente detto. Si tratta di individuare una causalità sacramentale che si possa attribuire sia all’atto fondante che, in qualche modo, allo stato.

Alla base delle considerazioni sul carattere permanente del matrimonio vi è la concezione del sacramento come alleanza, segno e partecipazione della nuova, definitiva e permanente alleanza di Cristo con la chiesa. Nel tema dell’alleanza si ritrova il fondamento teologico della permanenza del matrimonio sacramento. Le alleanze veterotestamentarie vennero stipulate in vista della permanenza della nuova alleanza (cf. Gr 31,33-34.40; Ez 36,26-27; Is 59,21; 61,1) e l’annuncio di questa viene fatto con il simbolismo sponsale (cf. Ger 31,2-22; Ez 16,60-62; Is 54,1-13). Con la realizzazione di questa alleanza, che è duratura e che come ogni alleanza è caratterizzata dall’amore, il matrimonio diventa il suo segno privilegiato e qualificato. Così Ef 5,21-33, che parla del matrimonio nel contesto della nuova alleanza, parla della permanenza sacramentale: gli sposi devono imitare l’atteggiamento d’amore di Cristo verso la chiesa non solo al momento della celebrazione del loro matrimonio, ma anche lungo tutta la loro vita.

Posta l’alleanza come base di ciò, la riflessione teologica impernia la sua argomentazione sull’analisi specifica del consenso, considerato nella globalità della comunione di vita e d’amore, che rappresenta il nucleo del sacramento. Da una parte, si riconosce la centralità dello scambio pubblico del consenso come espressione dell’amore coniugale in cui si ha la consacrazione e la santificazione dei coniugi, grazie alla quale partecipano e manifestano l’unione d’amore tra Cristo e la chiesa. Questa consacrazione speciale che si ha nell’atto iniziale è irripetibile: come il tradere seipsum di Cristo alla chiesa, così anche il tradere seipsum degli sposi è perpetuo, irripetibile e unico: a partire da quel momento Cristo va incontro agli sposi e rimane con loro (GS 48). Il sì degli sposi dato con il consenso è il punto di partenza e tutta la vita coniugale manifesta questo sì iniziale; per cui, tutto l’amore coniugale ha una funzione sacramentale. D’altra parte, si ritiene che il momento del consenso davanti alla chiesa non esaurisce la totalità del segno e la partecipazione alla vita divina in virtù del sacramento. Infatti, se la distinzione tra il consenso matrimoniale cristiano e quello non cristiano sta nell’impegno di vivere la comunione d’amore a immagine della comunione d’amore esistente tra Cristo e la sua chiesa, allora tale impegno li porta ad essere ogni giorno sempre più riflesso di quella comunione. Si tratta della tensione escatologica che ogni cristiano avverte, il « già, ma non ancora ». In questa ottica, il consenso è il momento iniziale-causativo dello stato di vita che richiede di essere vissuto in Cristo e nella chiesa.

Un altro argomento teologico utilizzato per difendere la tesi del matrimonio come sacramento permanente continua a venir mutuato dall’analogia tra il sacramento dell’eucaristia e il matrimonio. Un’analogia che non è applicabile ai sacramenti che imprimono il carattere, dato che non solo il matrimonio non imprime il carattere, ma è permanente in quanto sacramento e non come stato derivante dal sacramento. Contrariamente a quanto avviene con quelli, il cui carattere indelebile è interiore e il segno visibile cessa d’esistere con la celebrazione del sacramento, sia nell’eucaristia che nel matrimonio, il segno sacramentale non smette di esistere totalmente. Nell’eucaristia dopo il segno sacramentale – la consacrazione del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo – rimangono le specie consacrate, le quali « contengono » visibilmente l’invisibile realtà sacramentale. Analogamente, dopo il consenso degli sposi, in forza del quale diventano segno e partecipi dell’unione d’amore coniugale di Cristo con la chiesa, la loro vita matrimoniale quotidiana di effettiva relazione interpersonale e unione nell’amore è il segno sacramentale dell’unione interiore soprannaturale a Cristo e alla chiesa.

 

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