A sostegno dell’amore: Oltre il piacere

In precedenza ho definito il piacere come la sensazione di gioia derivante da un senso dell’io allargato. I grandi piaceri espandono il senso di se stessi al di là dei muscoli e dei tendini, degli appetiti e delle urgenze fondamentali di sopravvivenza. A parte forse l’estasi religiosa, che sembra riservata a un numero sempre più ridotto di persone, è l’amore l’espressione massima del piacere. Nel «perderci» nell’amore o nel «consegnarci» all’amore, noi creiamo un io più ampio. Quello che sacrifichiamo è la creatura dimezzata di Aristofane. Quello che recuperiamo è una molteplicità di identità che, fuse con quelli che amiamo, ci lasceranno un io più ampio e più pieno anche dopo la separazione. Anche dopo la morte la persona scomparsa rimarrà come parte della nostra esperienza, della nostra coscienza, del nostro senso dell’io e del nostro senso di finalità.

L’amore è anche qualcosa che va al di là del piacere. L’amore definisce uno stato di esistenza, un tacito insieme di contratti, un accordo morale, una sensibilità mutata, un’identità alterata. A differenza dell’infatuazione o dell’innamoramento, questo è un processo, non un evento. L’amore richiede inevitabilmente due condizioni che spesso tendono a confondersi in una: la fiducia e la dedizione. È importante vedere non soltanto quanto sono simili, ma anche in che cosa differiscono.

Fondere il proprio destino con quello di un altro richiede la forza e il coraggio di un io fiducioso, e una fiducia nell’altro di altissima qualità. La fiducia è anch’essa un’esperienza emotiva. Essa, per citare il dizionario, richiede una «solida certezza o confidenza nella sincerità, integrità, affidabilità e giustizia di un’altra persona». È un atto di fede; è il testamento dell’amore.

La dedizione, invece, è un atto di volontà, una dichiarazione d’intenti. È una cambiale all’amore. Quando affidiamo con dedizione qualcosa a qualcuno, in un certo senso gli consegniamo tutta la nostra fiducia. Per citare ancora il dizionario, con la dedizione noi «diamo in carica o in affidamento». Quando la dedizione è dedizione all’amore, quello che diamo in carica o in affidamento all’altro è né più né meno che noi stessi.

 

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